Quando i dirigibili attraccavano ad Alessandria
Come i lettori di Chieketè ormai sanno, sono attirata dalle storie curiose, soprattutto quando sono legate al nostro territorio. Alla fascinazione segue sempre una visita in loco per circostanziare meglio la vicenda che mi attrae. Quasi contemporaneamente faccio delle ricerche per arrivare sul posto vagamente imparata, cioè con una preparazione di base che mi permetta di esplorare e intuire ciò che ancora ci parla. Accade così che leggo, per caso, della presenza in Alessandria di un pilone d’ormeggio per dirigibili. Capisco che giace abbandonato in una località nei pressi del Cimitero comunale, un posto tra boschetti e sentierini soprattutto frequentato da passeggiatori e padroni di cani che li portano a scorrazzare. Fattami un’idea di come raggiungere la zona, parto e vado alla discoverta.

La zona è circoscritta, ma piena di erbaccioni, sterpaglie, vegetazione spontanea: il pilone sembra scomparso nella modesta selva. Incontro dei padroni di cani, chiedo loro numi: niente, non ne conoscono l’esistenza; fino a quando un gentile signore mi indirizza verso un sentierino dicendomi: ”Forse là in mezzo c’è qualcosa”. Seguo le indicazioni, vado un po’ seguendo una bussola che più che geografica è emotiva ed ecco che appare lo punto mostrandolo a mio marito. Il pilone è lì come nella foto che ho fatto, sembra un traliccio dell’elettricità qualunque, un po’ arrugginito, eppure lì, proprio lì attraccavano i dirigibili. Mi entusiasmo, come sempre di fronte a qualcosa che è un pezzo della nostra storia, anche se malandato e dimenticato. Al termine di questo articolo trovate il link al video registrato sul posto: non è un gran documento dal punto di vista tecnico, ma servirà a farvi capire quanto ero gasata.
Veniamo però a raccontare di quando i dirigibili attraccavano ad Alessandria, perché, nel racconto, ci sono un sacco di questioni accattivanti. Correva l’anno 1913 quando il Regio Esercito prese la decisione di costruire in Alessandria un aeroscalo per dirigibili. A questo scopo venne installato un pilone d’ormeggio nella zona a sud-est dell’attuale aeroporto Massimo Bovone di Alessandria. Fu necessario costruire accanto un hangar. Dico “costruire” anche se in realtà si trattò del rimontaggio di un hangar giunto da Bengasi. La struttura era così complessa che i pezzi per il rimontaggio giunsero ad Alessandria con un treno composto da 49 vagoni. L’hangar in questione aveva una storia alle spalle, infatti era stato usato per un dirigibile d’osservazione durante la guerra Italo-Turca del 1911/1912. Ovviamente per seguire la costruzione e poi l’uso dell’aeroscalo venne prescelto e assegnato ad Alessandria un discreto numero di ufficiali, tecnici, meccanici, specialisti del settore. Tutto faceva presagire un brillante futuro della città in ambito aeronautico e il Sindaco di allora, Franzini, sostenne con vigore l’iniziativa che avrebbe dovuto essere completata dall’aggiunta di una squadriglia di aeroplani.
Dell’hangar proveniente da Bengasi non resta più nulla, ma il pilone d’ormeggio è ancora lì, un po’ tristanzuolo perché al massimo ci attraccano passeracei e merli. Eppure, il sito ha un’importanza storica, tanto che ad agosto del 2023 Dante Ferraris, scrittore, tramite l’emittente Radio Gold di Alessandria, ha lanciato la proposta di salvare questo curioso reperto che rischia di cadere nell’oblio. Quello che può sembrare un pilone coperto di ruggine è invece il trait d’union con la storia dell’aeronautica di Alessandria, sia perché fu usato per scopi militari, sia perché si ricollega a una figura di grande interesse, cioè Celestino Usuelli.

Di Usuelli ci sono tante vicende da valorizzare (per una biografia completa si rimanda alla voce Usuellei su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Celestino_Usuelli), ma prima di sviscerarle, dico subito che, nato l’8 aprile 1878 a Milano, era il marito di Giulia Strada, figlia di Rosa Borsalino e nipote, quindi, di Giuseppe Borsalino, fondatore dell’omonima fabbrica di cappelli conosciuta in tutto il mondo. Non è un particolare trascurabile perché, ai tempi, la Borsalino era la famiglia di imprenditori più importante di Alessandria. Dal matrimonio tra Celestino e Giulia nacquero due figli: Aura e Teresio. Teresio Usuelli fu l’ultimo proprietario del cappellificio imparentato con i fondatori, perché non ebbe figli e quindi la dinastia dei Borsalino ebbe fine.
Ma torniamo all’avventuroso Celestino che, oltre a far parte del consiglio di amministrazione della ditta di famiglia ed essere pilota e progettista di dirigibili, era un alpinista di tutto rispetto con risultati anche importanti come l’aver raggiunto per primo, nel 1901, la sommità del vulcano Chachani in Perù (6.075 metri) e per secondo, nel 1903, la cima del vulcano ecuadoriano Chimborazo (6310 metri).
Evidentemente l’ardimentoso Celestino non soffriva di vertigini e dall’alpinismo passò in breve tempo alla fascinazione per il mondo dei dirigibili, preceduto da quello per i palloni aerostatici. Anche in questo nuovo mondo tra le nuvole il giovane si rese responsabile di alcune imprese memorabili. La prima di queste avvenne nel novembre del 1906 quando Usuelli effettuò la sorvolata delle Alpi, in compagnia di Carlo Crespi, con un pallone aerostatico, percorrendo in circa quattro ore la tratta Milano-Aix-les-Bains. Durante la sorvolata la temperatura scese a 30° sotto zero, Crespi si sentì male e crollò nel cesto sotto il pallone, Celestino, invece, riuscì a mantenere il controllo del mezzo e a condurlo nella direzione giusta. L’esperienza da alpinista gli fu sicuramente utile nell’affrontare gli imprevisti del viaggio.

L’anno successivo, sempre in pallone aerostatico, Usuelli raggiunse i 5700 metri di quota e, grazie a questi epici risultati, poté partecipare alle manifestazioni internazionali della coppa Gordon Bennet nel 1908 e nel 1912. A novembre 1911 compì il percorso da Torino a Milano in dirigibile in circa cinque ore, anche questa volta in condizioni poco favorevoli per la presenza di vento forte e contrario. Così La Stampa Sportiva di Torino del 19/11/1911 raccontò l’impresa portata a termine nonostante le avversità meteorologiche.
“Martedì mattina, 14 corrente, alle ore 11 e mezza è partito da Torino per Milano, innalzandosi dalla Piazza d’Armi Nuova. Nella navicella, oltre al sig. Usuelli, si trovavano i signori Fiori e Martinolo. Le manovre della partenza si svolsero in modo perfetto e nonostante un forte vento contrario, l’aeronave iniziò felicemente il suo viaggio, il quale sarà forse fatto un po’ più lento dalle contrarie condizioni atmosferiche. Il dirigibile è seguito fino a Milano da una automobile dello stesso sig. Usuelli e da due altre automobili del cav. Ceirano. Al momento di andare in macchina l’Usuelli ci telegrafa da Milano: 14 – ore 18,40: “Il dirigibile, azionato da motore SPA, è giunto benissimo a Milano. È disceso al Gazometro. Il viaggio si è effettuato in ore 4 e 50’ nonostante il vento sempre contrario. Funzionamento ottimo; altezza raggiunta 1650 metri – Usuelli”.
Oltre agli altri già citati, compagno d’avventura dell’ardimentoso Celestino fu spesso Mario Borsalino, fratello del senatore Teresio. Anche Mario fu pilota di pallone aerostatico e compì molti viaggi, il più tribolato fu quello del 17 gennaio dell’anno 1907 quando, partito da Alessandria in direzione della riviera di ponente, venne costretto a scendere a Tovo San Giacomo, in provincia di Savona. L’incidente fu banale: il pallone aerostatico prese in pieno il comignolo di un’abitazione, distruggendolo. Per fortuna, a parte il danno, non ci furono conseguenze più serie.
Ad un certo punto, per entrambi, ci fu il passaggio di interesse dai palloni aerostatici ai dirigibili, nuovissime diavolerie moderne. Usuelli si lanciò quindi nella progettazione di dirigibili, ma, questa volta, le cose non andarono nel modo giusto. Il luogo del laboratorio era situato alla Bovisa, periferia di Milano, dove potevano trovare spazio capannoni enormi per la costruzione dei dirigibili e per il loro gonfiaggio. Tutti i dirigibili progettati da Usuelli erano contrassegnati dalla lettera “U”. Tra questi ricordiamo l’U3, un dirigibile floscio del 1914, e l’U4, pensato per contrastare i sommergibili. L’intera produzione fu fallimentare: U1 e U2 vennero portati via durante forti temporali mentre erano ancora fissati a terra, U3 venne ritirato per gli stessi motivi alla vigilia della prima guerra mondiale e U4 ebbe un utilizzo solo a scopo sperimentale. Fu, però, l’U5 ad avere un destino peggiore. Il dirigibile, che aveva alle spalle ben 69 ascensioni, il 2 maggio 1918 precipitò nei pressi di Castellina Marittima (Pisa). Nell’incidente rimasero uccisi i cinque membri dell’equipaggio.
Il tragico episodio non fermò Usuelli che, al termine della Prima guerra mondiale, continuò a progettare e costruire dirigibili. Fu nel 1919 che fabbricò e vendette negli Stati Uniti, il dirigibile T34. Forse considerando che la “U” non avesse portato bene, questo nuovo mezzo venne denominato T34, dove “T” stava per “transatlantico” e il numero “34” indicava il volume in migliaia di mc. Il T34 fu il dirigibile semirigido di più grosse dimensioni realizzato fino a quel momento. Era in fase di progettazione un’aeronave ancora più grande che si sarebbe chiamata T120 quando il destino mise fine alle imprese avventurose di Celestino Usuelli.
Il progetto forse non sarebbe andato ugualmente in porto perché il governo Mussolini aveva evidenziato difficoltà di finanziamento dell’opera. Comunque, a prescindere, il 6 aprile 1926, l’alpinista/pilota/progettatore di dirigibili ebbe una fine che nulla aveva a che fare con le sue imprese aeree. Fu, infatti, un incidente d’auto accaduto a San Germano Vercellese, a causarne la scomparsa all’età di quarantanove anni. Un giornale del Vercellese dell’epoca così descrisse l’incidente e la scomparsa di Usuelli.
Il celebre aeronauta Celestino Usuelli, pioniere della navigazione aerea, è rimasto ucciso stamane a San Germano Vercellese in una disgrazia automobilistica. Egli ritornava da Torino dove si era recato a passare le feste di Pasqua, guidando la propria automobile. A San Germano Vercellese è stato costretto a passare in mezzo a due camion che procedevano in senso inverso. Quando però fu all’altezza dei camion si accorse che lo spazio era troppo stretto e che non poteva passare. Allora strinse rapidamente i freni per fermarsi, ma l’arresto fu troppo brusco e la macchina slittò e si capovolse. Il disgraziato Usuelli rimase schiacciato sotto l’automobile. Lo chauffeur che lo accompagnava riportò soltanto ferite leggere. Subito si cercò di prestare soccorso all’Usuelli. Ma egli aveva riportato una grave ferita alla testa e morì poco dopo, senza avere ripreso conoscenza. Soltanto da due anni Usuelli aveva cessato di prendere parte attiva all’aeronautica, dedicandosi specialmente agli sport invernali. Ultimamente, circa un mese fa, aveva partecipato a Verona a una riunione per la caccia alla volpe. Aveva 49 anni.
Nel decimo anniversario della morte, la città di Milano inaugurò in suo ricordo Largo Celestino Usuelli. Il pilone d’attracco di Alessandria è ciò che resta di questa epopea di aeronauti alessandrini. Fu proprio Usuelli a progettare e a far costruire il traliccio. Ciò che ne resta, forse solo una parte, ci fa immaginare lo stupore che poteva accogliere senza dubbio la discesa nella piana degli enormi e, per l’epoca, avanzatissimi aerostati.
Il video girato sul posto al link: https://www.facebook.com/share/v/1EU52wTk8Y/
