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Intervista a “Gerry” Marfella, il vincitore di Bakeoff Italia 2025

Verso la fine dello scorso anno il nome di Serravalle ha cominciato a rimbalzare fra giornali, televisione e social. E non, come peraltro spesso succede, per qualche incidente in A7, ma perché un giovane serravallese, Gennaro “Gerry” Marfella, si era aggiudicato, con pieno merito, il più importante torneo televisivo per pasticceri amatoriali. Chieketè non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione, anche perché, come ben sanno coloro che ci seguono, anche la gastronomia è una forma di cultura e quindi rientra a pieno diritto nel nostro perimetro di azione.

È così che, in una bella mattina di giugno, ci presentiamo a casa di Gerry per raccontare Chieketè e per imbastire un’intervista per il nostro sito. Gerry, che è appena rientrato dopo aver accompagnato il figlio alla scuola materna, ci accoglie con semplicità e disponibilità: è una persona affabile e simpatica che non sembra proprio essersi “montata la testa”. Ne esce una conversazione amichevole, che speriamo piaccia ai nostri lettori come è piaciuta a noi.

Gerry, lei non è originario di Serravalle…

No. La mia famiglia è di origini meridionali, mio papà è napoletano e mia mamma siciliana. Io sono nato ad Alessandria. Fino al 2018 ho vissuto in famiglia poi, quando ho conosciuto mia moglie, serravallese, mi sono trasferito. Mi pare fosse intorno a Natale.

E com’è il suo rapporto con questo paese d’adozione, con questo territorio?

In realtà io per parecchio tempo Serravalle l’ho vissuta molto poco. Lavoravo in Alessandria, quindi partivo di prima mattina e tornavo alle 8-9 di sera. Nel fine settimana lavoravo perché io ho lavorato per sette anni in un’impresa di pompe funebri, quindi si lavorava 24 ore su 24, anche nei weekend e nelle festività. Quando ho cambiato lavoro e sono andato a Novi ho cominciato ad avere orari più umani e ho cominciato a vivere un po’ di più la realtà locale.

E, per esempio, pochi giorni fa, è stato giudice in un concorso di torte a Serravalle…

È stata un’esperienza divertente e anche un po’ strana: per la prima volta mi trovavo dalla parte opposta del tavolo, giudice e non più giudicato. E non è stato facile scegliere fra le tante torte in concorso.

E questo ci porta alla pasticceria. Come nasce questa passione?

Papà e mamma erano di origine meridionale ed entrambi amavano cucinare. È stato mio papà a insegnarmi a fare la crema pasticcera. Però poi ho abbandonato la cucina: prima la scuola e poi sei anni diservizio militare mi assorbivano completamente e non c’era spazio per altro. Mi sono riavvicinato alla cucina più tardi, quando ho potuto avere un po’ più di tempo libero. Su sollecitazione di amici ho provato a fare un dolce seguendo le istruzioni sul web: è venuto benissimo e questo mi ha spinto a continuare. Ho proseguito, ho seguito anche qualche corso in giro… ed eccomi qui.

Lei ha nominato l’esercito. Sei anni sono tanti…

Ho cominciato come tanti, con il servizio militare a Cuneo, con gli Alpini. Una volta dentro ho provato a fare il concorso per prolungare la ferma a quattro anni. Appena vinto il concorso, il mio reggimento è partito in missione per l’Afghanistan. Ed io con loro. Sei mesi. Al ritorno, ho provato a candidarmi per le forze speciali, in particolare per il regimento Alpini paracadutisti. La selezione è stata durissima: siamo partiti in quaranta e siamo arrivati in otto. A quel punto facevo parte delle forze speciali e potevo partire in missione. Però nella mia testa c’era altro: ero giovane, volevo mettere su famiglia e vedevo i miei colleghi più grandi, che avevano famiglia, fidanzate, mogli e figli e non li vedevano mai, non vedevano nascere i figli, non li vedevano crescere. Non era la vita che volevo fare, per cui mi sono congedato e ho messo su famiglia.

È stata comunque un’esperienza lunga. Cosa le ha lasciato?

Tantissimo. È un’esperienza che ti insegna a vivere, ti insegna innanzitutto una cosa importantissima che è la scala gerarchica, qualcosa che nel lavoro di oggi difficilmente ti insegnano. Forse fa eccezione proprio la cucina, perché nelle cucine esiste la scala gerarchica, ancora forte, radicata, per certi versi purtroppo, per altri per fortuna. Comunque,il rispetto verso chi è più grande, verso un tuo superiore è importante nel mondo del lavoro, e questa esperienza mi ha aiutato tantissimo, anche al di fuori del mondo militare.

Adesso però è venuto il momento di parlare di Bake off Italia. Come è andata?

È stata una cosa del tutto accidentale. Tra l’altro io Bake off neanche lo guardavo. È stata mia moglie a spingermi. Alla fine, ho ceduto, ma non mi hanno preso subito: ho scritto per l’edizione del 2023 ma mi hanno chiamato due anni dopo. La selezione è stata lunga, prima al telefono, poi in videoconferenza poi, finalmente, dal vivo.

Ma, al di là della soddisfazione per la vittoria, come è stato partecipare alla gara? Divertente? Stressante?

Beh, è pur sempre un ambiente televisivo… non “costruito” ma comunque con tempistiche, metodi e obiettivi ben precisi. Io sono uno sportivo nella vita, perciò ho partecipato per vincere, ma senza stress: la gara era con me stesso, non contro gli altri, il mio obiettivo era fare bene, fare bene per me stesso e per dimostrare che sapevo fare, e quindi ho vissuto bene la competizione, molto più spensierato rispetto agli altri concorrenti.

Quindi la gara era vera, non “costruita”.

Vera, assolutamente vera. Cioè, uno si mette lì, fa il dolce, proprio come si vede in televisione. Poi ovviamente ci sono le esigenze di montaggio, i tagli, però se loro dicono che la prova dura 120 minuti, dura 120 minuti, non si scappa. La ricetta non ce l’hai davvero, quindi la devi sapere tu, devi averla in testa, la scopri solo nel momento in cui te la dicono, quindi, da questo punto di vista, è tutto vero.

Sono certo che i nostri lettori vorranno sapere com’erano i giudici, com’era il vostro rapporto con loro.

I giudici non si vedevano moltissimo. Certamente prima e dopo la prova, per il giudizio finale. Ma durante la prova solo per pochi minuti, anche perché 120 minuti sono oggettivamente pochi, e i concorrenti dovevano essere lasciati a lavorare tranquilli. Per il resto, caratterialmente, sono come appaiono in video, ognuno con le sue caratteristiche specifiche. Devo però aggiungere che il rapporto non è stato asettico anzi, posso testimoniare che alcuni di loro, nei momenti più difficili, mi sono stati molto vicini.

Fra i premi per il vincitore di Bake off c’era anche un corso di alta pasticceria che, se non sbagliamo, è finito da poco…

Sì, si è svolto a Pontecagnano Faiano (SA), in una struttura di grande eccellenza. Certo, io ero di gran lunga il più anziano fra gli allievi, per cui molte tecniche di base che venivano insegnate già le conoscevo, ma è stata comunque un’esperienza importante, che mi ha permesso di acquisire nuove competenze.

Abbiamo parlato di dolci in lungo e in largo. Però non ci ha ancora detto quali sono i dolci preferiti del pasticcere Gerry.

In realtà, a me i dolci non piacciono particolarmente. Come pasticcere invece preferisco di gran lunga i dolci lievitati: panettoni, colombe, viennoiserie. Per questo sono particolarmente contento che per l’ultima parte del corso, che inizierà a settembre, andrò in stage a Torino presso la pasticceria di Maicol Vitellozzi, uno dei più grandi artigiani italiani, specializzato proprio nei lievitati.

E dopo? C’è ancora la pasticceria nel suo futuro?

Sì, penso di sì. Ho ancora da imparare e mi piacerebbe trovare incarichi stagionali presso laboratori di ristoranti di alto livello. In prospettiva mi piacerebbe diventare “pastry chef” (si chiama così lo chef che, in un ristorante importante, si occupa esclusivamente della pasticceria) ma purtroppo al momento i ristoranti della nostra zona non prevedono questa figura. E poi, più avanti, il mio sogno sarebbe quello di dedicarmi all’insegnamento, in una delle scuole di alta formazione italiane.

La conversazione prosegue piacevolmente, ma ormai si è fatto tardi. Ci raggiunge la moglie di Gerry, anche lei gentile e ospitale. Giusto il tempo, in mezzo ai saluti, per azzardare una proposta ….

Adesso che ci siamo conosciuti, le andrebbe di proseguire in qualche modo la collaborazione con Chieketè? Magari, per esempio, con la ricetta filmata di un dolce?

Perché no? Si potrebbe fare.

Non speravamo tanto. E con questa promessa strappata sul finale ci salutiamo. Chissà che non si possa fare davvero.

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