Bartolomeo Carrea
Scultore (Gavi, 29 marzo 1764 – Genova, 8 gennaio 1839).
In evidenza particolare del ritratto eseguito da Rosa Bacigalupo, moglie dello scultore.

La Centuriona. Un’inedita storia fra Genova e Gavi, Erga, Genova, 2004
La Centuriona si staglia imponente lungo l’antica strada di collegamento che da Novi conduce a Genova, nel tratto tra Gavi e Carrosio, a segnarne il confine dall’alto del poggio. La favorevole posizione dell’edificio, dal quale si può controllare il tracciato sottostante, farebbe pensare ad una sua antica funzione di torre di guardia. La sua edificazione risale alla seconda metà del ‘500 ed è stata attribuita ad Adamo Centurione, banchiere e mecenate genovese del XVI secolo, uno dei finanziatori e ambasciatori dell’Imperatore Carlo V. In cambio dei prestiti che permettono all’Asburgo di sostenere le sue campagne militari, i Centurione ottengono privilegi commerciali e fondiari. Ai primi proprietari, i Centurione, si succedono nei secoli le famiglie Lomellini, Cambiaso, Nattino. Il complesso comprende una torre, una cappella gentilizia e diversi edifici destinati ad attività legate alla conduzione agricola dei possedimenti circostanti. Questi edifici si articolano attorno ad un cortile chiuso che, sul lato nord, ospita la residenza padronale con un grande loggiato al piano nobile.

Bartolomeo Carrea nasce alla Centuriona il 29 marzo 1764, in uno degli edifici rurali che ospitano i massari, come la famiglia di Bartolomeo. L’atto di battesimo è trascritto nel Liber Baptizatorum della parrocchia di Gavi ed il cognome abbreviato in Carr porterà ad una trasformazione in Carrega da parte di alcuni biografi. La famiglia è originaria di Alice, frazione di Gavi, dove numerosi sono ancor oggi i Carrea, molti dei quali, a partire da un Bartolomeo del 1586, furono massari alla Centuriona. Giovanni Carrea e la moglie Caterina Picollo conducono una vita di duro lavoro, ma relativamente tranquilla, il lavoro è sicuro e i padroni, i marchesi Cambiaso, che risiedono a Genova per parte dell’anno, sono persone accorte, garbate e generose. Bartolomeo trascorre un’infanzia libera, scorrazzando fra vasti cortili, campi e vigneti con i bambini delle altre famiglie di lavoranti. Ha un talento, precoci attitudini artistiche che i Cambiaso notano subito. Ad esempio, intaglia la punta dei bastoni, i pungoli, che si usano per condurre i buoi e realizza strane teste di legno. I Cambiaso forniscono ai genitori le risorse per farlo frequentare l’Accademia di Belle Arti e lo conducono a Genova.

(da https://www.accademialigustica.it/)
Bartolomeo frequenta principalmente la scuola di scultura. Il suo più importante maestro è Nicolò Stefano Traverso (1745-1823), predominante figura nella scultura genovese dell’epoca, che lo accoglie anche nel suo atelier come apprendista, avviandolo all’attività professionale.
Nel 1800 accetta l’invito ad insegnare gratuitamente all’Accademia, vuole contribuire a farla rivivere poiché in quei tempi è in gravi difficoltà economiche. Nel 1802 diventa docente ordinario alla scuola di scultura e ne assume la direzione dal 1806 fino al 1837. Ottiene anche l’incarico di Conservatore nel 1824 fino alla morte.

Ha come allievi i fratelli Luigi e Francesco Montecucco, di Gavi, artefici di ponderose macchine processionali. I fratelli apriranno nella loro casa di Gavi, nella via Monserito, un atelier durato fino alla metà del secolo XX, dove si formeranno artisticamente i figli Norberto (scultore) e Francesco (pittore). Altri allievi di Bartolomeo Carrea sono lo scultore Michele Sansebastiano (Novi Ligure, 26 settembre 1852 – Genova, 1908; suoi i Giganti nel palazzo di Via XX Settembre a Genova), il pittore Luigi Leggero (Novi Ligure, 1892 – Genova 1978), il pittore Santo Bertelli (Arquata Scrivia, 1º novembre 1840 – Genova, 6 febbraio 1892), genero di Luigi Montecucco, e suo figlio Tito, che sarà anche vicedirettore dell’Accademia Ligustica, morto nel 1946. Lo stesso Santo Varni diventa allievo di Bartolomeo Carrea nel 1801.

Già avanti con gli anni, sposa Rosa Bacigalupo (Genova 1794-1854), giovane e talentuosa pittrice neoclassica, apprezzata ritrattista, figlia di Giuseppe, pittore affermato nell’ambiente aristocratico e dell’alta borghesia genovese. Rosa apprende a dipingere dal padre e ne risente l’influenza. Ne diventa collaboratrice portando a compimento i suoi lavori quando questi è colpito da una progressiva cecità; sarà anche sua biografa, scrivendo il Saggio sulla vita e le opere di Giuseppe Bacigalupo pittore paesista, pubblicato nel 1827. Rosa raffigura il marito Bartolomeo munito degli attrezzi del mestiere nel quadro conservato all’Accademia Ligustica.

Di Rosa esiste un grande dipinto ad olio su tela nella chiesa parrocchiale di Carrosio, rappresentante la SS. Trinità e le Anime Purganti. La documentata attribuzione è del 2024 (Angelo Allegro, Interessante ritrovamento di un’opera di Rosa Bacigalupo, Urbs, Ovada, 03, 2024).

In rete, sempre della Bacigalupo, è possibile rintracciare un dipinto a tema mitologico femminile: Le Amazzoni piangono Pentesilea.

Bartolomeo Carrea muore a Genova l’8 gennaio 1839, ed è sepolto nel Santuario di Nostra Signora di Loreto, nel quartiere genovese di Oregina. La moglie Rosa fa iscrivere una commovente epigrafe. Il cognome sulla tomba porta stranamente una g (Carrega). Genova dedicherà una strada allo scultore.

LE OPERE
Il cammino esistenziale e artistico di Bartolomeo Carrea si può dire percorra i tumultuosi avvenimenti che si succedono nel suo tempo, dalle gesta napoleoniche alla Restaurazione. L’artista sembra tuttavia volersi staccare dal presente per aderire al neoclassicismo. Nelle sue opere si affiancano tradizione barocca e istanze neoclassiche. Si dedica soprattutto alla scultura decorativa. Realizza in Genova diversi apparati effimeri di cui restano solo tracce bibliografiche, decorazioni a stucco, statue da presepe e sculture in marmo. La maggior parte delle sculture lignee sono custodite nelle chiese dell’Oltregiogo.

Del 1803 è l’Immacolata, statua lignea policroma, commissionata dai marchesi Anna e Carlo Cambiaso, per donarla al convento della SS. Concezione, attualmente esposta sull’altare maggiore della chiesa del Padre Santo all’Acquasola in Genova. Nel 1805, col Maestro Nicolò Stefano Traverso, realizza un apparato effimero: il gruppo Napoleone coronato dalla Gloria, per l’ingresso in Genova dell’imperatore. Al bel volto della moglie Rosa si ispira per realizzare alcune statue a soggetto religioso che trovano collocazione lungo diversi paesi del basso Piemonte.

Nel 1802 realizza la statua dell’Immacolata, commissionata dal Parroco di Voltaggio Gio. Agostino Ricchini. Solo dopo la Restaurazione la statua sarà restituita ai frati Cappuccini per essere esposta sull’altare maggiore della chiesetta del convento di Voltaggio.

Al 1802 è databile anche la Madonna del Rosario, statua in legno policromo, conservata nella cappella gentilizia della Centuriona, commissionatagli dai marchesi Cambiaso, suoi mecenati degli anni giovanili.

parrocchia di Arquata Scrivia

Nella stessa data è commissionata al Maestro, dalla Confraternita di San Carlo di Arquata Scrivia, una Assunta. L’imponente opera è realizzata a Genova, occorre trasportarla in paese lungo l’unico itinerario possibile, la via della Bocchetta, su carro trainato da muli. I confratelli tuttavia ritengono il carico troppo pregiato, così preferiscono affidare il trasporto ad un gruppo di camalli del porto di Genova, che si alternano per issare e sorreggere la statua a spalle, seguiti dai cariaggi che ospitano l’opera durante le soste notturne. Una insolita faticosa processione, da Genova alla parrocchiale di Arquata Scrivia. La collocazione definitiva avviene soltanto nel 1826, a causa delle difficoltà finanziarie, confermate dal registro delle spese (Angelo Allegro, La Confraternita di S. Carlo di Arquata Scrivia e il suo Oratorio, Arquata Scrivia, 2003). Il debito per il compenso dell’artista e dei portatori pare mai completamente assolto. L’Assunta è oggi esposta nella navata sinistra della chiesa, in un sacrario del muro perimetrale. Non si può fare a meno di pensare alle mirabili opere di Anton Maria Maragliano (Genova 1664-1739). Gli angeli che sorreggono la Madonna sono talmente intensi che nei loro volti si leggono allo stesso tempo beatitudine e pietà.

(foto Olga Benedetti)
Il soggetto della Madonna Assunta (A Madona ‘d l’Asòunta in serravallese) è realizzato in legno policromo anche per le confraternite dei Turchini di Gavi e dei Bianchi di Serravalle Scrivia. Attribuita un tempo a Montecucco è stata poi ascritta a Carrea da Roberto Benso nel 1983.

Ancora un’Assunta nel 1833, richiesta allo scultore dalla Parrocchia di Vocemola, costata 1000 lire. Una delle ultime opere, esposta per alcuni giorni nello studio genovese del pittore in Strada Giulia, a partire dal 30 luglio. Tradizione vuole che l’artista usasse come modella la moglie, per questo si noterebbe una somiglianza di lineamenti e posa con la statua della parrocchia di Arquata.

Numerosi sono i richiami sulla Gazzetta di Genova alle opere di Bartolomeo Carrea e della moglie Rosa Bacigalupo, ridondanti di encomi e regolari le notizie circa gli eventi organizzati dall’Accademia Ligustica negli anni dal 1802 al 1839. Ad esempio troviamo una certa risonanza per le giornate di esposizione che lo scultore era solito organizzare presso il proprio studio, in Strada Giulia (non più esistente tratto di Via XX Settembre in direzione di Piazza De Ferrari) per le opere che avrebbero poi dovuto essere trasportate nei luoghi delle commissioni. Del giugno 1939 è la notizia che Rosa Bacigalupo, vedova dello scultore Carrea, ha realizzato un grande ammirevole quadro per l’Oratorio delle Cinque Piaghe. Non ho trovato tuttavia comunicazioni né necrologi del gennaio 1839 riguardo la morte di Bartolomeo Carrea.
Altre opere
Bassorilievo della Commedia nel pronao del teatro Carlo Felice (perduto nell’ultima guerra mondiale).
Novi Ligure: Gruppo ligneo raffigurante la Madonna del Carmine e san Simone, chiesa parrocchiale di San Pietro.

TECNICA SCULTOREA
Bartolomeo Carrea, per scolpire le sue state lignee, usava principalmente il legno di tiglio, così come prima di lui Anton Maria Maragliano (Genova1664-1739) ed in genere tutti gli scultori liguri. Si tratta di un materiale dalla fibra omogenea, resistente nel tempo, leggero rispetto ad altri legni e agevole per l’intaglio, possiede le caratteristiche ideali per creare i dettagli dei volti, delle mani e gli elaborati panneggi degli abiti. Il tiglio andava adoperato asciutto, stagionato da almeno un anno.

(Dal blog Miss Fletcher)
Le sculture non venivano ricavate da un unico tronco, ma assemblate tramite l’unione di decine di tasselli lignei, scavati internamente, per alleggerire il peso complessivo. Le statue infatti facevano parte molto spesso di macchine processionali, portate a spalla durante le processioni liturgiche. Per le grandi casse processionali venivano talvolta impiegati altri legni locali, come il pioppo ed il castagno. La creazione del modello iniziale, in terracotta, cera o gesso era un lavoro fatto personalmente dallo scultore. Il lavoro procedeva con la suddivisione tra i vari garzoni e apprendisti della bottega. Carrea si avvaleva dell’aiuto di assistenti e sbozzatori di bottega, per sgrossare il blocco, specialmente quando la statua era in marmo. Anche per il legno si iniziava dapprima una sgrossatura del blocco per togliere la materia in eccesso e dare una forma di massima, poi si procedeva con gli scalpelli. Il maestro intagliatore modellava il blocco grezzo con le varie sgorbie. Per le sculture più grandi l’interno del tronco veniva scavato longitudinalmente per ridurre le tensioni del legno e prevenire future fessurazioni. Le giunzioni tra i diversi pezzi di legno assemblati (tronco, arti…) venivano coperti con strisce di lino incollate. Si passava poi alla stesura di più strati di gesso e colla per rendere la superficie liscia e pronta per la decorazione. La pittura avveniva a tempera, olio, o con la tecnica della doratura a sguazzo, con l’applicazione di una foglia d’oro su un sottile strato di bolo armeno (argilla con ossido di ferro) poi brunito con pietre d’agata. La pittura e la doratura davano un effetto realistico. Il Carrea interveniva personalmente nelle più delicate fasi finali, scolpendo i dettagli minuziosi, le espressioni dei volti, apportando l’ultima mano della levigatura.
Mi sono chiesta se la moglie Rosa Bacigalupo, eccellente pittrice, abbia a volte aiutato il marito, specie nei ritocchi finali della pittura. E’ probabile, ma occorre pensare che Rosa era molto impegnata, nell’aiuto al padre pittore, divenuto progressivamente cieco, e oberata da commissioni, da parte di privati e di Enti, che richiedevano le sue apprezzate opere.
UN ESPERIMENTO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Abbiamo provato a chiedere all’AI come potrebbe raffigurare due momenti particolari della vita dello scultore: quando sta preparando il bozzetto di una scultura; quando è in posa davanti alla moglie che sta dipingendo il uo ritratto. Di seguito il risultato, che lasciamo giudicare al lettore.


GIORNALI DEL TEMPO
Riportiamo di seguito alcuni articoli di giornale rintracciabili, in massima parte nell’Archivio digitale della Gazzetta di Genova (N. d. R.)


Direttore della Scuola di Scultura, Accademia Ligustica

Biblioteca della società ligure di storia patria.




FONTI
Cornelio De Simoni, Annali storici della città di Gavi e delle sue famiglie. 972-1815,Alessandria, 1896;
G. Carletto Bergaglio, Ieri e Oggi di Gavi, N. U.,a cura della Pro Loco, maggio 1975, p 22;
Angelo Allegro, La Confraternita di S. Carlo di Arquata Scrivia e il suo Oratorio, Arquata Scrivia, 2003;
Roberto Benso, Gavi nella storia e nell’arte, Accademia Urbense, Ovada, 24;
Roberto Benso, La Centuriona. Un’inedita storia fra Genova e Gavi, Erga, Genova, 2004;
Roberto Benso, Appunti per una biografia artistica dello scultore gaviese Bartolomeo Carrea (1764-1839), Urbs, Ovada, 03, 2018;
Roberto Benso, Serravalle Scrivia, storia e arte, CRA, 2000
Angelo Allegro, Interessante ritrovamento di un’opera di Rosa Bacigalupo, Urbs, Ovada, 03, 2024;
Enciclopedia italiana di Scienze Lettere ed Arti, Bartolomeo Carrea, ricerca online;
Gazzetta di Genova, Archivio storico digitale, nn. dal 1803 al 1839, per le voci Bartolomeo Carrea, Rosa Bacigalupo (Bacigalupi).
Ennio Di Biase, Sergio Pedemonte, Tullio Semino, Vocemola, la gente, la storia, 2017
Armando di Raimondo La Centuriona. Un’inedita storia tra Genova e Gavi, ERGA – Edizioni Realizzazioni Grafiche Artigiana. Genova, 2004
