Serravalle e l’Oltregiogo verso la modernità – Le condizioni igieniche a fine Ottocento

Da qualche settimana stiamo proponendo ai nostri lettori le attente descrizioni che lo storico Goffredo Casalis ha dedicato ai paesi dell’Oltregiogo nel suo monumentale Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna. Scritto negli anni precedenti l’Unità, il lavoro di Casalis offre uno sguardo sui Comuni che di lì a qualche anno formeranno il nuovo Regno d’Italia.
Nella voce dedicata a Serravalle Scrivia, pubblicata nel 1849, lo storico saluzzese ci ricorda che il territorio “produce specialmente vino, cereali, legumi, patate, castagne e bozzoli”, con un discreto commercio verso Genova e Novi Ligure, mentre “gli altri prodotti in vegetabili sono appena sufficienti alla consumazione locale”.
“Per cagione della scarsità dei pascoli” è ridotto anche l’allevamento di bestiame, che può contare su “515 bestie bovine , 47 cavalli, poche capre e pecore, ed alcuni majali”.
Poche anche le manifatture, limitate a “due filature dei bozzoli, trentadue telai per tele di lino, e piccole arti industriali”, a cui si possono sommare “due molini, uno a quattro ruote alla Crosa, e l’altro a tre ruote a Feriolo”, mentre più fiorente è “il commercio di transito da Genova alla Lombardia”.
Alla vigilia dell’Unità d’Italia Serravalle poteva contare su 2.400 abitanti, i quali erano, secondo Casalis, “assai robusti e inclinati alle arti meccaniche”, anche se il suo giudizio su di loro era assai severo, poiché a lui “sembra che non si distinguano per solerzia, ed attività”.
Quando Casalis scriveva le sue considerazioni la ferrovia Torino-Genova non era ancora stata costruita, ma contribuì a rendere ancor più importante il ruolo commerciale di Serravalle.
Sono poche note, all’incrocio tra informazioni storico-economiche e considerazioni piuttosto soggettive sulle caratteristiche e le condizioni dei serravallesi.
Con l’Unità d’Italia arriveranno anche i censimenti della popolazione strumento indispensabile per rispondere a quelle domande che lo storico saluzzese liquida con qualche luogo comune ma che sono invece fondamentali per capire la società del tempo: quale era la qualità della vita dei nostri antenati verso la fine dell’Ottocento? Quali erano le attività commerciali e i servizi attivi?
E poi, detto un po’ sbrigativamente: i serravallesi vivevano meglio o peggio rispetto alle condizioni dei comuni italiani?
Insieme ai censimenti, il nuovo stato unitario lanciò anche diverse inchieste parlamentari volte proprio a offrire risposte agli interrogativi relativi alla qualità e alle condizioni di vita degli abitanti. Tra esse, per il discorso che qui vogliamo sviluppare, è di straordinaria importanza e utilità la grande inchiesta parlamentare sulle condizioni igienico-sanitarie dei comuni del Regno promossa nel 1885 dal governo presieduto da Agostino Depretis.

L’inchiesta, sviluppatasi capillarmente nel corso di due anni, rivelò sul territorio nazionale una situazione ancora piuttosto arretrata: su un totale di 8.258 comuni più di 6.400 erano privi di rete fognaria; la maggioranza degli alloggi era fornita di latrine solo in 3.335 comuni, ovvero poco più di un terzo, mentre in 797 gli escrementi venivano depositati negli spazi pubblici, nelle strade e nei cortili.
Molti comuni non disponevano di acqua potabile e spesso questa giungeva agli abitanti attraverso condotti a cielo aperto.
Legato al problema dell’acqua c’era inoltre quello dello smaltimento dei rifiuti. Alcune grandi città davano in appalto il servizio di nettezza urbana ma nei paesi e nelle periferie si agglomerava tutto per strada. Le città si presentavano invase da rifiuti di ogni genere: dagli scarti di lavorazioni della concia delle pelli a quelli della macellazione, da quelli dei mercati giornalieri al letame degli animali. Le case dei poveri erano sovraffollate, prive di latrine e lavatoi e al loro interno venivano allevati anche gli animali.
Vi era, inoltre, la consuetudine di seppellire i morti nelle chiese e nei conventi che erano abitualmente frequentati dai fedeli. Infine, in molti Comuni non esisteva un medico condotto e occorreva compiere chilometri su strade malandate per poter raggiungere la più vicina postazione sanitaria.
Il sud era certamente molto arretrato, ma attenzione a non lasciarsi fuorviare dai luoghi comuni! Come vedremo, anche nel nord esistevano situazioni di assoluta arretratezza.
L’Oltregiogo, ad esempio, presentava problemi piuttosto rilevanti non solo nella collina e nella montagna povera e caratterizzata da agricoltura di sussistenza, ma a volte in cittadine insospettabili e proiettate verso uno sviluppo economico molto significativo. Arquata Scrivia, ad esempio, a fine Ottocento era priva di rete fognaria e dotata solo di un piccolo ospedale; la stessa Novi Ligure presentava una situazione abitativa piuttosto desolante, con la maggior parte degli alloggi privi di latrine.
In questo quadro di ancora diffusa arretratezza la situazione di Serravalle poteva considerarsi più che discreta.
Proviamo dunque ad analizzare la situazione dell’Oltregiogo con alcune tabelle, elaborate sui dati raccolti nei volumi riassuntivi dell’inchiesta concentrando l’attenzione su tre indicatori: la presenza di ospedali, la situazione della rete fognaria, la presenza nelle abitazioni di servizi igienici (latrine).



Come si può facilmente notare la situazione su tutto il territorio è ancora molto desolante. Sono pochissimi i paesi dotati di servizi essenziali in grado di impedire il diffondersi delle malattie e di garantire una accettabile qualità della vita ai propri abitanti. Solo Gavi e Serravalle possono vantare una condizione accettabile rispetto a tutti e tre gli indicatori proposti.
Vale la pena ricordare che nel 1885 Gavi contava 6.683 abitanti, Serravalle 3.198, e stavano per scambiarsi i ruoli di maggior centro di gravità dei commerci e degli “affari” del Basso Piemonte (dopo Novi Ligure, naturalmente). A fine Ottocento, le nuove direttrici stradali e ferroviarie premiavano ormai Serravalle, costringendo Gavi in una posizione sempre più marginale, mitigata tuttavia dalla vocazione turistica e dalla ricca produzione legata alla coltura della vite.

La relativamente buona qualità della vita a Serravalle è attestata anche dal rapido sviluppo delle attività commerciali e dalla nascita dei primi opifici.
Nel 1889 la Tipografia Andrea Reali di Novi Ligure pubblicò una “Guida delle città di Novi Ligure, Ovada, Gavi e del Comune di Serravalle Scrivia” sulle cui pagine comparivano, oltre a notizie storiche sulle cittadine, anche dettagliati elenchi delle diverse attività commerciali e industriali presenti e l’elenco dei liberi professionisti in attività.
Ecco qui l’elenco di quelle che oggi si chiamerebbero le “partite IVA serravallesi” del 1887, così come vennero riproposte in un meritorio numero de “Il Novese” del 12 novembre 1987. Gustatevelo, e se ritrovate qualche vostro avo o conoscente, come sempre un invito: segnalatecelo e, se la conservate, mandateci la documentazione in vostro possesso.

Molti e diversificati esercizi commerciali dunque, indizi inequivocabili di cittadina e di una società civile in rapido mutamento e di un tenore di vita non disprezzabile, ovviamente rapportato all’epoca. Si noti la presenza di due studi di geometri e, soprattutto, di due notai, spia evidente di una significativa mole d’affari, di scambi economici e di attività di compravendita. Si presti attenzione anche alla presenza di due medici condotti (ve ne sono due anche a Gavi, ma con una popolazione doppia, e uno solo ad Arquata) e di due levatrici che concorrono a determinare una qualità della vita di tutto rispetto nell’Italia di fine Ottocento.
Si notino infine i segni inequivocabili di una importante attività pubblica e associativa. In paese esistono due Società di Mutuo soccorso ed è attivissima l’ Associazione fra i Reduci delle Patrie Battaglie di cui Bartolomeo Campora era Presidente nel momento in cui si pubblicavano i documenti analizzati in questo articolo e poi sino alla morte avvenuta nell’aprile 1889.
Chiudiamo queste brevi note pubblicando, per il loro interesse documentario, le tavole con le informazioni integrali dedicate ai comuni dell’Oltregiogo alessandrino tratte dalla relazione finale della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni igienico-sanitarie dei comuni del Regno




Torna alla HOME
