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Giovanni Rossi, la val Borbera come passione politica e civile

La val Borbera non è solo paesaggi, natura, feste d’estate e antiche tradizioni. È, soprattutto, terra di uomini che, nel recente passato, hanno speso la loro vita per un territorio unico. Prezioso e inarrivabile. Magico e scomodo. Diviso tra la voglia di aprirsi al mondo e la ritrosia di chi diffida da certi facili entusiasmi. Gente burbera solo all’apparenza, innamorata all’estremo di questi luoghi tanto da dedicarci un’esistenza intera, lasciando da parte rimpianti e ricordi. Tra questi uomini di cui, fortunatamente, non “si è persa la memoria” come avrebbe cantato il “Principe” De Gregori, un gruppo ristretto era dedito all’amministrazione della Cosa Pubblica. Passioni, mai interessi. La “valle” prima di tutto e di tutti. Tra questi, Giovanni Rossi, nato il 25 aprile 1924 a Borghetto, alla quale ha legato a doppio filo la sua vita. Il Professor Rossi, insegnante e preside di scuola media, è stato per lungo tempo Primo cittadino del borgo della bassa val Borbera. Quel borgo natìo che gli ha dedicato una via, non lontano dalla sua ultima dimora. Sfogliando i suoi libri, ascoltando i racconti di chi gli è stato vicino, riguardando vecchie foto, tracciamo un profilo di un “amministratore con la A maiuscola come in molti ancora lo rimembrano.

La guerra, la scuola e i primi scritti

OSS: Office of Strategic Service. Il servizio segreto statunitense di stanza sulle rive di un piccolo torrente di montagna? Sembra fantasia, invece è quel che accade nel corso della Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, infatti, gli americani decidono di creare un dipartimento di intelligence che operasse oltre le linee nemiche. Con l’Armistizio del settembre 1943 i soldati a stelle e strisce diventano alleati di una popolazione, quella italiana, decimata da un triennio di scontri che altro non ha portato se non morte e paura. In val Borbera, le bande partigiane sono molto attive. La Brigata Oreste, il Comandante Ferrando, tantissimi ragazzi che, armi in pugno, salgono sui monti per difendere i loro villaggi. A Borghetto, il giovane Rossi, insieme a Lorenzo Tacchella, anch’egli con origini valligiane, entra in contatto con l’OSS. I due hanno venti e ventidue anni, eppure diventano “sub agenti” all’interno della missione denominata Meriden. Giovanni Rossi, nel suo lavoro di staffetta partigiana, tra i vari appostamenti per indicare l’arrivo di tedeschi o “mongoli”, si nasconde all’interno di una botola scavata con l’aiuto della sua famiglia nel terreno di casa. Nella collaborazione con quella che diverrà la CIA, notiamo il primo, grande contribuito di Rossi alla sua valle. Spirito di servizio, passione, sacrificio. Spesi al massimo, sempre e comunque.

Finita la guerra, intraprende l’insegnamento che lo vedrà occupato dal 1948 sino al 1990, anno della pensione. E’ stato maestro e in seguito docente di lettere e poi infine preside di scuola media. Incarico, quest’ultimo, ricoperto a Cabella, Rocchetta, Arquata e Gavi. La cultura, soprattutto per la lingua italiana e latina, lo ha spinto, sin dagli anni Cinquanta, a cimentarsi con la scrittura. Erano, quelli, anni in cui ancora andava in stampa La Gazzetta del Popolo, quotidiano torinese fondato nel 1848, in pieno Risorgimento. Durante quel periodo, la testata entra a far parte del mondo che avvolge la Democrazia Cristiana. Rossi, anch’egli democristiano, diventa corrispondente locale per la Gazzetta. Raccoglie notizie di ogni genere, dalla politica alla cronaca, su Novi e le vallate che la circondano, su tutte quelle tra le quali scorrono Lemme e Borbera. Tra le righe dei suoi pezzi nasce un amore che, una volta salutate le aule di scuola, lo impegnerà per oltre un decennio: la scrittura di libri e racconti incentrati, in gran parte, proprio tra il verde della sua terra natale.

Una passione chiamata politica

Prima, però, quello spirito di servizio formatosi tra i partigiani locali e i soldati americani lo porta a dedicare anima e corpo alla politica. Dal 1957, prima come consigliere comunale poi come Sindaco, incarico che ricopre sino al 1970 e, successivamente, dal ‘90 al ‘99. Amministratore, prima che politico. Frase che ripetono in molti, ricordando la figura di Giovanni Rossi. Gestore della “res” publica perchè spinto dal voler il bene della propria comunità. Senza manie di grandezze o obiettivi materiali di alcun tipo. Merce rara se paragonata con l’attualità della politica nazionale. Altri tempi, perdonateci la digressione nostalgica, ma che ben disegna un’Italia lontanissima parente, purtroppo, di quella attuale. Sindaco, ma non solo. Eletto in Provincia per circa vent’anni, dal 1972 al 1975 ricopre anche la carica di assessore.

Al monumento in onore di Fjodor Poletaev. Giovanni Rossi, in mezzo con occhiali da sole. A destra si riconoscono Vittorio Guido e Mario Carniglia

Quella Dc, nel nostro territorio, esponeva nomi del calibro di Giovanni Tambutto, Domenico Massa, Vittorio Guido. Legati alla corrente di Adolfo Sarti e Francesco Mazzola. Figure di spicco dello scudo crociato regionale e nazionale. Nel collegio della val Borbera, il nome di Rossi era una garanzia, perché risultava essere sempre il primo. E, insieme ai tre nomi citati in precedenza, amici prima che colleghi di partito, ha dedicato parte della sua esistenza allo sviluppo di questo spicchio di basso Piemonte. Promotore della tangenziale di Borghetto, percorso ideato per spostare il traffico, all’epoca molto più numeroso, di auto, autobus e camion dal centro del paese all’ esterno. Rossi, inoltre, fu tra i primi a intuire l’importanza dell’industria in valle, spendendosi molto per portare la Sutter, azienda leader nel settore della pulizia degli ambienti domestici, proprio nelle vicinanze del paese. E, attorno allo stabilimento, nel quale allora lavoravano circa trecento persone, si è formato quel piccolo polo di attività produttive che resiste ancora, pur con una diminuzione del numero di occupati. Importante ricordare anche l’iter che ha portato alla creazione dell’acquedotto della val Borbera, sviluppato insieme all’allora segretario comunale Giuseppe Cirincione. Progetto ampliatosi negli anni seguenti, sino a entrare a far parte di Gestione Acqua.

Lo stabilimento Sutter di Vignole Borbera

Il ritorno sui libri

Non di scuola, o meglio, non esattamente i sussidiari sopra i quali studiavano i suoi alunni. Siamo agli albori della prima decade del Terzo Millennio quando il Professor Giovanni Rossi, in pensione, decide di riprendere il filo di un discorso interrotto tempo addietro. Infatti, già durante i Settanta, si era cimentato nella scrittura di tre volumi, due dei quali dedicati alle chiese della “sua” Borghetto. Gli anni passano, ma la voglia di ricominciare non manca. Rossi è uno storico attento e uno studioso preciso. Persona umile, ma dotata di un sapere enorme. Colto, amante del latino che parlava e traduceva senza problemi, dopo aver ripristinato la tradizione del teatro dialettale, nata con l’Avvocato Angelo Arrighetti e rimesso in moto la banda musicale paesana, si butta a capofitto sui libri. Dal 2003 al 2015 ne scrive circa una quindicina, compreso il testo di una commedia teatrale in dialetto. Molte di quelle pagine raccontano di Borghetto e della val Borbera, di Libarna, di chiese e castelli che circondano il nostro piccolo, ma ricco territorio. Testi che sono diventati una sorta di enciclopedia borghettese. Un’eredità culturale per le giovani generazioni. Un monito a non dimenticare le proprie origini, a studiare sempre nel dettaglio, senza fermarsi all’apparenza della superficie. Oltre che un omaggio alla sua famiglia, come lascia intendere alla fine del volume Borghetto di Borbera: dal vecchio Municipio al nuovo Palazzo Comunale. Poche parole, che profumano di un amore per lo studio e lo scrivere che ha radici lontane.

“Fonti e documenti trascritti da notizie orali tramandate da mio nonno paterno, già consigliere comunale in anni lontani e che hanno sempre interessato la memoria di chi scrive”.

Sposato per oltre 65 anni con Marisa Carmagnola, insegnante, il professor Giovanni Rossi è scomparso nell’autunno del 2015. Lasciando i due nipoti, Serena e Alberto, oltre ai figli Anna e Roberto. A tutti loro, va un ringraziamento per avermi aiutato a raccontare una figura fondamentale nel panorama di quei luoghi che tanto ha amato.

(elaborato ripreso da un articolo pubblicato su “Panorama di Novi” nel 2024. Nella fotografia di copertina Giovanni Rossi insieme al ministro Paolo Emilio Taviani)

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