Gambarotta, Giovanni Battista (1881 – 1926)

Industriale, proprietario della G.B. Gambarotta dal 1906 al 1926

Giovanni Battista Gambarotta si distinse per le sue indubbie capacità imprenditoriali, ma soprattutto per gli alti valori morali e sociali che caratterizzarono il suo agire quotidiano. Amato dalle maestranza dello stabilimento, rispettato e benvoluto dai Serravallesi, si era trasferito a Serravalle da Novi Ligure intorno al 1906. Prima di allora lo stabilimento Gambarotta era situato in via Basaluzzo a Novi Ligure e si chiamava Fabbrica Italiana Confetture Cioccolato e Affini (FICC).
Fondata da Santo Gambarotta (padre di Giovanni Battista), la FICC produceva un’assortita gamma di dolciumi e il celebre Amaro Gambarotta, già universalmente noto nel 1898 e premiato all’Esposizione Nazionale di Torino. Dalla FICC nel 1934 nascerà la S.A. NOVI Cioccolato, Caramelle, Confetti, ma intanto, nel 1903, sotto la guida di Giovanni Battista si trasformò in una cooperativa di produzione formata da trecento soci. Nel 1906 il settore liquori, rimasto proprietà della famiglia Gambarotta, fu trasferito a Serravalle, dove prosperò, e l’Amaro divenne un’icona del Made in Italy del Novecento.

Nel 1919 Giovanni Battista Gambarotta intraprese un grande intervento in Val Borbera, legato alla ripresa industriale del triangolo Genova – Torino – Milano: il Commissariato Generale dei Combustibili Nazionali, con decreto del 5 e 12 luglio 1918, si era impegnato ad acquistare dall’imprenditore di Serravalle un milione e mezzo di quintali di legna da ardere e quarantamila quintali di carbone vegetale. Per procedere alla fornitura egli si accollò le spese della progettazione e dei lavori per la costruzione del sistema viario dell’alta Val Borbera (Cabella – Cosola di 12 km).
Nel gennaio 1919 il ministro Giovanni Villa annunciò che il Governo avrebbe ceduto il carbon fossile alle industrie al prezzo di cento lire la tonnellata. Il danno per Gambarotta fu doppio: da un lato sfumò la fornitura al Commissariato e dall’altro, poiché gli industriali liquidarono tutti gli stock di legna da ardere, il prezzo ebbe un crollo del cinquanta per cento. Ciò nonostante, Gambarotta tenne fede all’impegno assunto con le amministrazioni comunali e costruì la Cabella – Cosola.

G. B. Gambarotta ha riassunto quel “disgraziato affare” in una lettera alla Banca di Sconto di Novi Ligure datata 7 maggio 1921, con la quale si scusa per i magri affari prodotti alla Banca che ha finanziato l’impresa. Dopo la beffa del carbone, egli è costretto a subire anche quella delle traverse per le ferrovie. Infatti, la Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato stipula un contratto con Gambarotta per la fornitura di 150.000 traverse di faggio. Dopo il sopralluogo dei tecnici delle Ferrovie nelle foreste della Val Borbera e assunto il loro parere favorevole, viene impiantata una grande segheria a Serravalle. Ancora una volta lo Stato gli tira il bidone: non solo non acquista le traversine, bensì gli commina una multa di 50.000 lire perché le traversine sono giudicate inadatte. Dopo infinite discussioni e minacce di liti – scrive G. B. Gambarotta – ho potuto ridurre a L. 56/mila, somma che ho già anche pagata. Le traversine, segate, diventeranno tavoloni e smerciati a prezzi molto bassi e intanto, sottolinea Gambarotta, nel 1920 non ho più prodotto carbone perché verso la fine del 1919 gravi dissidi sono nati fra i proprietari dei boschi di Daglio, Agneto e Vegni, dissidi seguiti da opposizioni persino a mano armata alla continuazione dei tagli della legna.
Complessivamente la perdita in quel disgraziatissimo affare ammonterà a 1.610.304,55 lire. Una cifra enorme nonostante l’inflazione del dopoguerra. Eppure Gambarotta riuscì a onorare immediatamente il debito e a rimettere anche 31.000 lire sul presunto utile calcolato alla concessione del finanziamento.

E’ una storia esemplare del caos seguito alla prima guerra mondiale e di un galantuomo che contribuì allo sviluppo industriale e civile di Serravalle.

Nota dell’autore
Nel 2003 ho preso visione del progetto della strada Cabella – Cosola e della lettera alla Banca di Sconto di Novi Ligure del 7 maggio 1921, su segnalazione della signora Gabriella Bignardi (nipote di Giovanni Battista Gambarotta).

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