BAGNASCO, Aldo

Aldo Bagnasco (di Giuseppe Bagnasco ed Irma Figini / Serravalle Scrivia, 28 febbraio 1926/ Cravasco, Genova, 4 aprile 1945)

Magaziniere, operaio, Milite della Brigata nera, fucilato per controrappresaglia dai partigiani

Tra gli italiani in “camicia nera” inghiottiti dal vortice di violenza scatenata dalla guerra civile figurano alcuni serravallesi, in gran parte fatti prigionieri dai partigiani nel corso della “Battaglia di Garbagna”, in Val Grue tra il 13 ed il 14 marzo 1945, quando truppe nazifasciste agli ordini del Comandante provinciale delle Brigate Nere di Alessandria, il Colonnello Celeste Gianelli, tentarono l’ultimo infruttuoso rastrellamento ai danni dei gruppi ribelli della Divisione “Pinan – Cichero”. L’operazione fallì ed il contrattacco partigiano costrinse gli aggressori alla resa. Lo scontro valse ai ribelli anche la definitiva liberazione delle Valli Curone e Borbera. Nel combattimento caddero il comandante partigiano del Battaglione “Po”, Aldo Ravetta, nome di battaglia “Argo” e sei rastrellatori. I partigiani fecero oltre 120 prigionieri, tra di essi militari tedeschi e soldati “Mongoli” della famigerata Divisione germanica “Turkestan”, 83 Brigate Nere delle quali 22 in forza ai Distaccamenti di Serravalle ed Arquata, incluso il Comandante del reparto serravallese, il Capitano Adelindo Paolo Grazzini, figlio del Vice Federale di Genova, Alfredo Grazzini.

Alla ricostruzione del tragico destino che attese i nazifascisti caduti prigionieri a Garbagna sono utili alcune pagine del saggio dello storico e giornalista Giampaolo Pansa “La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti“, edito nel 2012.

I prigionieri italiani furono tradotti dai partigiani a Montebore di Dernice, in Val Borbera, per gli interrogatori ed in seguito trasferiti a Dovanelli, frazione di Cabella Ligure. Successivamente, per alcuni di loro, iniziò una lunga marcia guardata a vista da partigiani armati, sino a Rovegno, località della Val Trebbia in provincia di Genova, presso la Colonia montana della Gioventù italiana del littorio (nell’immagine sopra, in una cartolina d’epoca tratta dal sito web www.altavaltrebbia.net), divenuto punto di raccolta per i nemici catturati. Tra questi, i serravallesi Carlo Fossati, nato il 1 agosto 1912, Angelo Grosso, nato il 16 ottobre 1907 e Giovanni Izzo, nato il 5 settembre 1903. Qui dopo un breve periodo di detenzione Fossati, Grosso ed Izzo, vennero fucilati il 22 marzo 1945. Analogo destino toccò ai loro ufficiali superiori, Grazzini e Giannelli, passati per le armi il 28 ed il 29 aprile 1945. Tra le Brigate Nere originarie di Serravalle catturate a Garbagna anche Aldo Bagnasco, uno dei figli dell’antifascista comunista Giuseppe Bagnasco, compagno di militanza di Mario Roberto Berthoud, partigiano. Aldo, nacque a Serravalle, il 28 febbraio 1926. Dopo la scuola, lavorò come operaio e poi magazziniere. Durante la guerra venne arruolato a forza nella Brigata Nera, inquadrato nella Brigata “Attilio Prato”, destinato al Distaccamento di Tortona. Tradotto con gli altri camerati alla colonia di Rovegno, prelevato con altri 38 prigionieri, dopo quattro giorni di marcia forzata, fu fucilato dai partigiani il 4 aprile 1945 a Cravasco (Ge), per controrappresaglia, nella medesima località del Comune di Campomorone (Ge) dove, il 23 marzo 1945, soldati della Wehrmacht del capoluogo ligure, su ordine del Comandante delle S.S. Siegfried Engel, avevano in precedenza passato per le armi 17 detenuti politici a scopo di rappresaglia per l’uccisione di 9 soldati germanici caduti nel corso di un precedente scontro a fuoco con i partigiani verificatosi il 22 marzo 1945, nella zona di Campomorone, sull'”autocamionale”, nel tratto compreso tra Genova e Serravalle. Evidentemente a nulla valsero per salvare la vita di Aldo Bagnasco, ne la circostanza dell’arruolamento forzato, ne i meriti del padre antifascista e partigiano. La salma del milite serravallese venne tumulata nel cimitero di Serravalle. Nel ricordo del fratello Luigi Bagnasco rivive il travaglio di una famiglia travolta dalla tempesta della guerra civile: «…A Serravalle c’era un maestrino… prese da parte mio fratello, che lavorava per i tedeschi al magazzino della “S.E.P.O” (Società essiccazione prodotti ortofrutticoli ndr.) a Porta Genova, e gli disse: dopo i fatti della Benedicta, hanno reclutato di nuovo nella Milizia fascista, se tu non ti presenti, rischi di fare la fine di tuo cugino, Sergio…, ed arrestiamo tuo padre che è nella “lista rossa”. A quel punto mio fratello va a casa e riferisce tutto a mia madre, a mia nonna, che non ci credono e gli dicono che gli hanno raccontato una storia, solo per spaventarlo; mio padre gli disse di fare come voleva, e mio fratello ripete guarda che mi hanno detto che se non mi presento nella Repubblica di Salò, vengono a prenderti. Così mio fratello decise di entrare nella Brigata nera, tutto tranquillo… Così non fecero del male a mio padre, perchè con mio fratello nella Brigata Nera era sotto controllo… Ad un certo punto mio padre litigò con mio fratello, perché arrivava a casa ubriaco ed armato, mio padre non voleva vedere armi in casa e lo cacciò di casa, andò a vivere con mia nonna…». La morte violenta di Aldo non fu l’unico lutto che colpì la famiglia Bagnasco: il cugino, Sergio Bagnasco, figlio dello zio Angelo Bagnasco, classe 1924, partigiano della 3° Brigata “Liguria”, era stato trucidato dai nazifascisti a Voltaggio, l’8 aprile 1944, dopo essere stato fatto prigioniero dal nemico nel corso del rastrellamento di Pasqua alla Benedicta.

La morte di Aldo Bagnasco e dei giovanissimi militi fascisti deceduti, prigionieri dei partigiani, nella colonia della Val Trebbia, destò indignazione in una parte dell’opinione pubblica ed il settimanale “Il Piccolo” di Alessandria del 20 aprile 1945, nel dare la notizia dei funerali dei caduti, definì apertamente l’accaduto “Martirologio fascista”: «…A Tortona, Novi e Serravalle Libarna si sono svolti i funerali degli squadristi alessandrini che facevano parte del gruppo degli assassinati dai ribelli a Cravasco. Molti di essi sono stati seviziati ed alcuni evirati. 1 nomi dei camerati caduti rimarranno scolpiti nel cuore e nel ricordo di tutti i veri italiani. Essi sono: Martino Bianchi, anni 17, da Novi Ligure; Aldo Bagnasco, di 19 anni, da Serravalle; Secondo Albalustro, di anni 17, da Tortona; Giulio Costantino, di anni 18, da Tortona; Angelo Ciancilili, anni 18, da Tortona; Aldo Baciti, di anni 18, da Tortona; Alfredo Vagaggini, di anni 18, da Tortona e Angelo Viola, di anni 10, da Tortona…».

Torna alla HOME

Un pensiero su “BAGNASCO, Aldo

I commenti sono chiusi.