MASSOBRIO, Cesare

Impiegato Ferrovie dello Stato, Veterano decorato della 1° Guerra Mondiale, dissidente fascista

Cesare Massobrio (di Carlo Massobrio e Caterina Ragazzoni / Serravalle Scrivia, 8 novembre 1895 / Bordighera, Imperia, 23 novembre 1968).

Cesare Massobrio nacque l’8 novembre 1895 a Serravalle, figlio di Carlo Massobrio, deviatore/frenatore ferroviario e di Caterina Ragazzoni, casalinga. Trasferitosi a Novi Ligure trovò occupazione nelle Ferrovie come impiegato. Veterano della Prima Guerra mondiale, militare decorato con la Croce al Merito di Guerra, servì con il grado di soldato semplice nel 3° Genio. La condotta politica “non allineata” del ferroviere serravallese destò l’attenzione della macchina repressiva del Partito – non ancora divenuto Regime – segnatamente dell’Ufficio Politico Investigativo (U.P.I.) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di Alessandria – organismo di polizia politica fascista parallelo alla Questura, posto alle dirette dipendenze del Comando della 4° Legione M.V.S.N. “Marengo” – la cui “missione” può essere così efficacemente descritta: «…una fitta rete di informatori, sparsa su tutto il territorio della provincia, raccoglieva informazioni non solo sull’attività antifascista vera e propria, ma anche sulle più isolate ed episodiche espressioni di dissenso, non tralasciando particolari apparentemente insignificanti al limite del pettegolezzo. Tali informazioni… non riguardano solo coloro che militavano attivamente contro il fascismo, ma anche chi aveva solo un lontano passato “sovversivo”, estendendosi anche a chi chiedeva l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista o aspirava ad un impiego in enti pubblici locali o nella stessa Milizia (in Fondo U.P.I. su www.isral.it)».

Secondo la ricostruzione di Lorenza Lorenzini, nel saggio del 1980, “Fascismo e dissidentismo in provincia di Alessandria 1919-1925″, il nome di Cesare Massobrio figura in un’elenco, purtroppo privo di data, riconducibile all’Ufficio Politico, come persona quale “sospetta” di aver aderito ad “Italia libera” ed a “Patria e libertà”. Durante il turbolento percorso di evoluzione che portò i Fasci di Combattimento ad affermarsi a livello nazionale ed a conquistare il potere queste associazioni diedero voce ed asilo ad una parte delle molteplici espressioni ed articolazioni locali in cui si manifestò il plateale dissenso maturato tra le fila fasciste – determinato tanto da scontri ideologici interni, quanto da rivalità tra i “Ras” territoriali – che scosse parte della base e dei dirigenti del movimento – anche di primo piano, come il Parlamentare fascista alessandrino Edoardo Torre, Alto Commissario delle Ferrovie dello Stato (ritratto nella foto a lato tratta dal sito www.dati.camera.it) – e deflagrò durante il primo Esecutivo Mussolini nel 1922.

Il sodalizio “Patria e libertà”, nacque per iniziativa di alcuni fascisti dissidenti, ebbe carattere legalitario e conservatore, considerò la monarchia il più importante pilastro dello Stato, rivendicò la libertà individuale e di stampa, l’inviolabilità del domicilio e della proprietà, il diritto di associazione, in opposizione al Fascismo di stampo liberalconservatore, raccogliendo squadristi allonatatisi dai metodi violenti, ma anche soggetti del tutto estranei al Fascismo, altri solo fiancheggiatori, altri ancora legati ai partiti di democrazia laica, radicale, riformista.

L’associazione combattentistica “Italia libera” venne fondata nel giugno 1923 da un gruppo di repubblicani, con lo scopo di combattere l’indirizzo collaborazionista assunto dall’Associazione Nazionale Combattenti nei confronti del Governo Mussolini, movimento che trovò una situazione particolarmente favorevole a Genova. Interessante la considerazione della Lorenzini che evidenzia come: «…tra il 1919 ed il 1925… attraverso il dissidentismo approdano all’antifascismo non pochi esponenti del ceti medi già filofascisti, un antifascismo con connatazioni del tutto particolari.».

Nonostante la sua “sospetta” condotta politica Cesare Massobrio non fu mai iscritto al Casellario Politico Centrale del Ministero dell’Interno, ne deferito al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Morì a Bordighera (IM) il 23 novembre 1968.

Nel medesima lista dell’U.P.I. riportata dalla Lorenzini compaiono anche i nomi di altri “sospetti” dissidenti del Novese: Bartolomeo Silvano, da Pozzolo Formigaro, negoziante; Alfredo Gavazza, da Pozzolo, falegname, Renzo Guido, da Bosio, impiegato municipale, residente a Novi; Giovanni Battista Galeazzo, nato a Genova Sampierdarena, di professione insegnante, residente in città ed un altro ferroviere, Michelangelo Silvano, nato ad Alessandria, residente a Novi, sottocapo gestione FF.SS. Uno di questi nominativi risulta iscritto anche al Casellario Politico Centrale come “comunista”: Bartolomeo Silvano, classe 1874, schedato dal 1927 al 1931.

Tra i dissidenti del Fascismo locale corre l’obbligo di citare anche il serravallese Luigi Balbi, classe 1865, ingegnere a riposo del Comune di Genova. Esponente della prima ora del Fascio di Serravalle, rivendicò orgogliosamente la sua appartenenza alla Massoneria ed ostinatamente il suo ruolo di “libero pensatore” in camicia nera, un comportamento che lo rese inviso alle gerarchie del Partito e che gli costò l’ostracismo politico e l’iscrizione al Casellario Politico Centrale, schedato “antifascista”.