DEZANI, Aldo

Impiegato delle Imposte, Caporal Maggiore della Guardia alla Frontiera, Internato militare

Aldo Dezani (di Lorenzo Dezani ed Angela Musso / Genova, 28 gennaio 1911 / Stadtroda, Germania, 1 agosto 1944).

Aldo Dezani, figlio di Lorenzo Dezani ed Angela Musso, nacque a Genova Sampierdarena, il 28 gennaio 1911. Giunse a Serravalle nel 1937, proveniente da Asti. Trovò un’impiego come Agente delle Imposte. Nel 1939 si sposò con Elisabetta Nadai. Durante la guerra servì come Caporal Maggiore della Guardia alla frontiera, in forza al 17° Settore, reparto con sede a Vinadio e sottosettori dislocati a Pontebba, Ugovizza, Boscoverde, Fusine e Maggio Udinese. Nelle tragiche vicessitudini seguite all’Armistizio venne catturato dai tedeschi, il 9 settembre 1943, in località e circostanze non note. Deportato in Germania, venne internato a Bad Orb, in Assia, nello Stalag IX/B (nell’immagine in alto, tratta dal sito www.wikiwand.it, memoriale sul sito che ospitò il campo di prigionia). Morì per meningite nell’ospedale di riserva per prigionieri di guerra di Stadtroda, in Turingia, il 1 agosto 1944. Là venne sepolto, presso lo Staedtischer Friedhof St. Jackob, sotto una spoglia croce in legno. Lasciò la moglie, casalinga ed il figlio Ernesto Dezani. Nell’immagine a lato, tratta dal sito www.aciesse.com, un ritratto d’epoca celebrativo della Guardia alla Frontiera.

Come ricostruito dal sito www.pastorevito.it, lo Stalag IX-B “…era dislocato a sud-est della città… sulla cima di una montagna. Il quartier generale tedesco era al livello inferiore. Più in alto era situato il composto dei Russi. Il campo venne originariamente creato dall’esercito tedesco durante la prima guerra mondiale. Ebbe fama di essere uno dei peggiori Stalags, soprattutto quando venne sovraffollato nel 1945 dall’arrivo delle truppe americane. Nel dicembre 1939 fu di nuovo ripreso dall’esercito e utilizzato per ospitare prigionieri polacchi inviati a lavorare nella zona, in particolare nelle miniere di sale…Si unirono a giugno 1940 i Francesi fatti prigionieri durante la battaglia di Francia, e, nel 1941 dai prigionieri jugoslavi arrivati ​​dalla Campagna dei Balcani, in gran parte serbi. Nel 1942 arrivarono i primi prigionieri Sovietici, e nel 1943, dopo l’armistizio,  i prigionieri Italiani e alla fine di dicembre 1944, vennero ospitati gli americani catturati nella Battaglia delle Ardenne…”. In questa descrizione rivivono le durissime condizioni riservate ai militari internati a Bad Orb: “…Lo Stalag venne liberato la mattina del 2 aprile 1945 da truppe americane, che appresero le condizioni pietose dei prigionieri e verso mezzogiorno, unità americane svuotarono i negozi della città per soddisfare la fame degli internati dello Stalag IX B. L’alimentazione dello Stalag era una zuppa praticamente immangiabile, la razione era di 300 gr di pane, 450 gr di patate, 30 gr di carne di cavallo; per un certo periodo fu distribuita una piccola quantità di farina d’avena. Per tutti, durante il 1945 la razione era composta di 210 gr di pane e 290 gr di patate al giorno con la solita zuppa immangiabile. A migliaia di uomini mancavano le posate di ogni genere: cucchiai, forchette o ciotole. Mangiarono nei loro caschi o vecchie lattine o secchi  qualsiasi cosa su cui potevano mettere le mani. I sopravvissuti ringraziarono 2.300 pacchi  arrivati il 10 marzo del 1945, che diedero loro una speranza di vita. Lo Stalag era composto di caserme con baracche di legno divise in 2 sezioni con un bagno in mezzo. Consisteva in un rubinetto di acqua fredda e un foro di svuotamento latrine in un pozzo nero adiacente, che veniva svuotato e spalato fuori ogni 3 o 4 giorni. Al centro di ogni baracca era collocata una stufa. Per tutti gli inverni, una razione di legno al giorno era pari a quanto ne poteva contenere una bracciata,  il riscaldamento era  solo per un’ora. I letti erano a castello triplo disposti in gruppi di quattro. Tre baracche erano completamente privi di letti  e due altre avevano solo la metà del numero necessario, con il risultato che 1.500 uomini dormivano sui pavimenti. Pochi fortunati ricevettero una coperta, per stare al caldo gli uomini si ammucchiavano in gruppi di 3 o 4.  L’illuminazione era insoddisfacente o mancava del tutto. Pochissime baracche avevano tavoli e sedie. Alcuni letti a castello avevano i materassi, altri  erano riempiti di paglia che, all’occorrenza, veniva utilizzata al posto di carta igienica. Le latrine all’aperto avevano circa 40 posti a sedere, totalmente insufficienti per le esigenze di 40.000 uomini. Ogni baracca era infestata da cimici, pulci, pidocchi e altri parassiti. Si presume che lo Stalag IX B venne liberato da truppe americane verso la fine di gennaio 1945…“.

Tra i soldati italiani deportati a Bad Orb anche un altro serravallese, Francesco Cremisio, classe 1917, Sergente Maggiore dell’Aeronautica, catturato in Albania, a Davoli, il 9 settembre del 1943 e morto in prigionia il 4 aprile 1945.

Fonti: Archivio storico del Comune di Serravalle Scrivia, Albo I.M.I., Associazione Nazionale Reduci dalla Prigioniadall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro famigliari; Massimo Ascoli, La Guardia alla Frontiera, USSME, Roma, 2003.