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Un tripudio di fiori

Sono trascorsi altri 15 giorni. Vediamo che cosa sta succedendo nella nostra campagna. Stanno spuntando le prime foglioline sugli alberi e questo comporta una sempre maggiore differenza di microclima tra zone esposte al sole e le zone in ombra. Alla fine della primavera il bosco sarà completamente ombreggiato e questo rallenterà o inibirà del tutto lo sviluppo di molte specie che ora si stanno affrettando a chiudere il loro ciclo vitale di ogni anno. Nelle zone aperte e soleggiate invece stiamo per assistere, complice la temperatura, ormai tendente al tiepido, ad una vera e propria esplosione di colori e di fiori.

Spunta proprio adesso ancora una  bulbosa tardiva (le altre stanno già sfiorendo), che ci regalerà una vera sorpresa: la tulipa sylvestris (sylvestris = nei boschi o tra gli alberi), rara come diffusione (il posto nel quale si incontra un certo numero di esemplari si chiama tecnicamente “stazione”; in questo caso si dovrebbe dire che incontriamo questa specie in poche stazioni), ma abbondante quanto ad esemplari nelle zone in cui si insedia. Pianta superprotetta, cresce, sempre più raramente, nelle vigne e nei frutteti o sul margine di fossi. Considero un vero e proprio crimine la sua raccolta. Ricordo bene quando ero bambina la caccia incondizionata a narcisi in aprile e a garofanini in giugno. Queste piante sono praticamente estinte nelle nostre campagne, proprio a causa alla raccolta selvaggia. Non dobbiamo farne sparire altre!

Nei prati l’erba comincia a crescere e, di conseguenza, troviamo piante di taglia maggiore, i gialli ranuncoli (acer e bulbosus), la salvia pratensis (pratensis = che sta nei prati); è la cugina ornamentale della nostra salvia, quella che si usa in cucina (salvia officinalis); la comune margherita (chrisanthemum leucanthemum = fiore d’oro fiore bianco) e alcune specie di caglio (galium  verum e pratense): il caglio che si usa nella fabbricazione del formaggio è di origine animale, ma anche questo fa cagliare il latte.

Sui prati un poco umidi e in mezz’ombra possiamo imbatterci in spettacolari candelotti blu intenso che spuntano da una rosetta di foglie lucide verde brillante. Si tratta di una pianta strisciante che è in grado di tappezzare vaste aree in poco tempo: l’ajuga reptans (reptans = strisciante; pensate ai rettili). Nelle zone più secche e rocciose ci si può imbattere in cuscinetti di fiori rosa o gialli: si tratta della saponaria ocymioides (ocimium in latino è il basilico e ocymioides significa simile al basilico) e della potentilla verna (verna = di primavera, dal latino ver – veris = primavera), che sembrano deposte tra le rocce dalla sapiente mano di un giardiniere. Infine, vorrei citare la più precoce delle orchidee selvatiche, che attorno alla fine di marzo ci regala la sua discreta fioritura verde e marrone. E’ la ophrys sphegodes, (il nome sphegodes deriva dal greco sphex = vespa, perchè il labello – la parte sporgente orizzontalmente del fiore – assomiglia al dorso di una vespa) tipica dei prati secchi e delle vigne (quelle coltivate all’antica; in quelle “industriali” non ne troverete di certo, anche per l’uso sistematico di diserbanti).

Ophrys sphegodes

Un piccolo cenno meritano le erbe commestibili. Lo sapevate che ci sono molte erbe primaverili ottime da mangiare? Prima fra tutte il dente di leone (tarassacum officinalis. Quando vedete scritto “officinalis” significa che la pianta è utilizzabile in cucina o in farmacia. Guardate più sopra la salvia!): è una pianta che conoscono tutti, se non altro per averne soffiato i semi da quelli che chiamiamo “soffioni”; poi i germogli di luppolo, (humulus lupulus; humulus viene dal latino humus=terra perché la pianta, se non ha sostegno, si piega a terra; è la stessa radice di umiltà = piegarsi a terra): è quello che si usa per fare la birra. Sono commestibili anche le comunissime ortiche (Urtica dioica) e le rosette della silene (Silene vulgaris o “Stridoli”): forse conoscete quest’ultima con il nome di “bombardini” . Queste piante possono essere raccolte perché molto comuni, anzi addirittura infestanti. Vanno prese quando sono giovani e tenere, sempre con l’accorgimento di non nuocere alla pianta.

Conium maculatum (Cicuta)

Una raccomandazione sulle piante commestibili: nelle nostre campagne crescono molte specie tossiche, pianticelle comuni, talora infestanti e comunque presenti anche in notevole quantità. Basti pensare, un esempio per tutte, alla cicuta (Conium maculatum; il fusto è macchiato di rosso), molto simile alla carota selvatica ma velenosa in ogni sua parte. Fate molta attenzione e, nel dubbio, astenetevi dal raccogliere piante che non conoscete.

Diamo ancora uno sguardo alle siepi. Sta per sbocciare il biancospino (crathegus oxyacantha) che ammanterà di una nevicata di candidi fiori i suoi rami. Tra poco sarà la volta della rosa canina dai fiori grandi di un rosa pallido col cuore dorato, e un po’ più tardi del viburno (viburnum lantana).

Io mi fermo qui. Perché da adesso (metà aprile) la primavera è come un onda di piena: le fioriture si susseguono senza pause per una quantità tanto numerosa di specie che ci vorrebbe un’intera enciclopedia per enumerarle e descriverle.

Ma voi potete continuare, usando le fotografie del mio erbario (erbario.almagioni.com); tutte le fotografie dei fiori che ho usato vengono da lì; e, se avete dei dubbi e volete qualche suggerimento (da una incompetente appassionata quale sono) mandate una fotografia del fiore che vi interessa a erbario@almagioni.it; se sono capace di riconoscerlo, vi dirò che fiore è.

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