Il cavallino pezzato

Tutte le settimane papà mi portava a casa  “Il Pioniere”,  giornalino alquanto proletario allegato dell’Unità del giovedì che avrebbe voluto far concorrenza al borghese “Corrierino dei piccoli” ed al clericale “Vittorioso“.

Le didascalie dei fumetti della prima pagina e della quarta di copertina erano firmate da Rodari mentre le pagine interne contenevano numerose storie illustrate che prendevano  spunto dalla biografia o dalle avventure di importanti personaggi storici che  venivano alternate con pagine di cultura generale.

Tra quelle che, avendo io soltanto quattro anni, mentre guardavo le figure, mamma mi leggeva,, ricordo volentieri Spartacus e il dramma storico El Trovador, da cui fu tratta l’opera verdiana Il Trovatore; ma quella che mi aveva veramente appassionato aveva per oggetto  le rocambolesche avventure di Buffalo Bill, affiancato dal fedele Coda Piatta, un indiano anziano oramai “civilizzato”, e del saggio capo dei Sioux Nuvola Rossa, padre di Penna Bianca la bella squaw.

Il cavallo dell’eroico corriere del Pony Espress non poteva non essere il più resistente e naturalmente il più veloce dei mustang e guarda caso era un Appaloosa bianco con le pezzature marroni che naturalmente lui aveva preso al lazo ed anche domato.

La passione per i film Western forse mi era nata proprio da quei fumetti ed i miei giochi mi vedevano sempre alla testa del 7° Cavalleria. Mettevo al collo un fazzoletto giallo che solitamente usavano i contadini, coricavo a terra una seggiola con lo schienale rivolto verso l’alto, su cui legavo uno spago che diventava una briglia, mi  ci sedevo sopra a cavalcioni e, al gran galoppo, attraversavo la prateria a caccia di bisonti e di ladri di cavalli. Rimuginando nella mia testolina avevo cominciato  a pensare che se al posto di una sedia ci fosse stato un cavallino vero probabilmente oltre ad essere più comodo mi sarei persino divertito di più.

Avevo chiesto a papà di comperarmene uno e lui che per il suo “bocia picin” avrebbe fatto qualsiasi cosa aveva acconsentito senza immaginare che i bimbi le promesse non le dimenticano. Quando la mamma usciva per tempo dalla NItens, mi veniva a prendere ed insieme correvamo in stazione ad aspettare papà che arrivava col treno dalla San Giorgio di Sestri. Da ogni sportello che si apriva, insieme ai passeggeri speravo di veder scendere il mio puledrino pezzato, ma purtroppo tutte le volte rimanevo deluso.

Io avevo già escogitato il posto dove lo avrei messo a dormire ma papa, tutte le ere provava a farmi capire che il cavallino era ancora troppo piccolo, che stavo ancora succhiando il latte dalla mamma e che pur avendo le zampe lunghe non avrebbe avuto ancora la forza di fare gli scalini per salire sul treno. La delusione era sempre tanta, ma mi consolava il fatto che durante il giorno papa se lo teneva vicino al suo banco di lavoro.

Per mesi avevo atteso invano sui marciapiedi del binario numero uno poi, era intervenuta la rassegnazione, la mamma giumenta non sarebbe mai riuscita a staccarsi dalla sua creatura, sarebbe morta per il dolore. Me lo aveva confidato papa una brutta sera ma quando mi diceva “Vieni che parliamo da uomo ad uomo” dovevo ascoltarlo con attenzione  ed accettare le sue decisioni.

Quando lo sognavo probabilmente lo credevo fatto così.

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