Serravalle “stars n’stripes”.

12 dicembre 1918. Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Woodrow Wilson, venne proclamato cittadino onorario di Serravalle.

Woodrow Wilson, Professore universitario, politico, Presidente degli Stati Uniti d’America (28 dicembre 1856, Staunton, Virginia – 3 febbraio 1924, Washington).

Nei primi giorni del mese di gennaio del 1919, Thomas Woodrow Wilson, ventottesimo Presidente degli Stati Uniti, eletto per la prima volta alla Casa Bianca nel 1913 e confermato nel 1917, attraversò l’Oceano Atlantico per un viaggio in Europa, primo leader statunitense in visita di Stato nel nostro Paese, facendo tappa in diverse città italiane, tra le quali Genova, Milano e Torino. In previsione dell’annunciato storico evento, che suscitò fervente attesa e grande entusiasmo nell’opinione pubblica piemontese, “La Gazzetta del Popolo”, quotidiano a tiratura nazionale, edito nel capoluogo sabaudo, lanciò la proposta alle Amministrazioni Comunali italiane di conferire la cittadinanza onoraria all’illustre ospite, guida di una delle nazioni alleate nel primo conflitto mondiale. Il Comune di Serravalle Scrivia, come altre municipalità piemontesi, fece propria l’iniziativa del giornale, testata di indirizzo nazional-liberale, monarchico, posizionatosi su posizioni interventiste durante la guerra, ampiamente diffusa tra i lettori serravallesi. (Nell’immagine a lato, un momento della visita di Wilson in Italia, tratto da sito web www.storiamo.it).

Il 12 dicembre 1918 nel corso di una seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Serravalle, riunita d’urgenza dal Sindaco Erasmo Trabucco, per celebrare la vittoria italiana nel conflitto mondiale, proclamata il 4 novembre dal Generale Armando Diaz, conferì con voto unanime, la cittadinanza onoraria al Presidente degli Stati Uniti d’America, con la presente motivazione: “…ricordando la grande opera compiuta… a favore delle Nazioni Alleate per il raggiungimento della comune vittoria…”. Inoltre la Giunta Comunale diede mandato al Sindaco affinché provvedesse, in prima persona o attraverso suo delegato, a recare copia delle deliberazione consiliare a Torino per consegnarla all’interessato in occasione della visita di Wilson al capoluogo piemontese, prevista per il 6 gennaio 1919.

Contestualmente, sempre con l’intento di mostrare la riconoscenza dei serravallesi agli Alleati anglosassoni, l’assemblea cittadina deliberò anche di organizzare un ricevimento in Municipio in onore delle Ufficialità Inglesi, verosimilmente riferendosi ai responsabili del campo militare britannico di Arquata Scrivia, allestito nella zona compresa tra le località Le Vaie, Campora e Libarna. Le forze del Commonwealth presenti sul fronte italiano tra il novembre 1917 ed il novembre 1918 istituirono aree di riposo e di assistenza medica a servizio delle loro unità attive in varie località dell’Italia settentrionale, attestate dietro la linea del fronte. Dall’estate del 1917 fino alla fine del 1918, le linee di comunicazione mediterranee della Forza Britannica di Salonicco percorsero l’Italia da Taranto a sud-est, a Torino a nord-ovest. Arquata divenne sede di un esteso compound, comprendente vari servizi, un deposito di rifornimenti di base, un campo ed un ospedale per prigionieri di guerra austro-ungarici, ed, in tempi diversi, di due ospedali fissi.

La cronaca dell’evento torinese nelle pagine del quotidiano “La Stampa”. Il Presidente U.S.A. giunse sotto la Mole, come da programma, in arrivo da Genova che lo aveva accolte entusiasticamente il 5 gennaio. In una giornata di pioggia insistente, al fianco del Sovrano, Vittorio Emanuele III, Wilson percorse le vie e le piazze del centro di Torino, imbandierate e gremite di popolo festante. Tra Palazzo Reale e Palazzo di Città, sfilarono in solenne corteo i reparti militari e le autorità civili, tra queste anche i Sindaci dei Comuni piemontesi, con la fascia tricolore, che raggiunsero il Municipio, dove tra gli affollati banchi della sala del Consiglio Comunale, parteciparono all’incontro tra il Presidente Wilson, accompagnato dalla moglie, accolto dai presenti al grido di “Viva Wilson”, per tutti parlò il Primo Cittadino di Torino che tenne un applaudito discorso.

Tra i Comuni alessandrini che aderirono all’iniziativa della “Gazzetta del Popolo” anche quello di Novi Ligure. Nella narrazione del periodico locale “Messaggero di Novi” del 7 dicembre 1918, la ratio del voto unanime espresso dal Consiglio Comunale novese: “…ritenuto che anche la nostra città deve partecipare in questa forma semplice e insieme solenne alla manifestazione di gratitudine all’uomo illustre che fu massimo artefice della fine vittoriosa della guerra e proclamatore dei grandi principi in base ai quali sarà garantita la libertà e la giustizia fra tutti i popoli approva alla unanimità…”.

A motivare la grande partecipazione dell’opinione pubblica e la mobilitazione della politica italiana sugli onori alla persona del Presidente Wilson, dunque non solo l’espressione di riconoscenza per il decisivo contributo bellico americano, ma anche il consenso popolare incontrato dalla sua “… incrollabile volontà di realizzare l’ideale di tutti i popoli: la Società delle Nazioni…”, utilizzando le parole che Wilson rivolse agli astanti dal palco torinese. Nel 1919, a Wilson venne assegnato il Premio Nobel per la pace, per l’iniziativa della Conferenza di pace di Parigi, organizzata dai vincitori della Prima Guerra Mondiale e nel corso del quale si negoziarono i trattati di pace con le potenze degli imperi centrali, evento che diede al leader statunitense diede grande visibilità.

Tuttavia fu proprio l’esito dei negoziati di Versailles, che frustrò le rivendicazioni italiane sulla città di Fiume, alimentando nell’opinione pubblica nazionale il fuoco del mito politico Dannunziano della “vittoria mutilata”, a mutare radicalmente il sentire degli italiani nei confronti del Presidente U.S.A., che venne ben presto ed irrimediabilmente additato come traditore dell’Italia e degli eroi di Vittorio Veneto, avendo negato alla Nazione l’applicazione, nella soluzione della questione fiumana, del principio di autodeterminazione dei popoli che Wilson aveva espresso e convintamente sostenuto proprio durante il suo viaggio di Europa ed in Italia, schierandosi invece con Francia e Gran Bretagna contro l’ipotesi di annessione del capoluogo dalmata al Regno d’Italia.

Il 3 febbraio 1924, Woodrow Wilson, già reso invalido da una grave malattia, morì a Washington.

In alto, un ritratto di Woodrow Wilson, in un’immagine tratta dal sito web www.centrostudibeppefenoglio.it.

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