ARGENTIERI, Antonio

Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Antonio Argentieri (San Michele Salentino, Brindisi, 19 settembre 1931 / Serravalle Scrivia, 26 luglio 2018)

Nato a San Michele Salentino, in provincia di Brindisi, il 19 settem­bre 1931, Antonio Argentieri si arruolò nell’Arma dei Carabinieri nell’anno 1950. Prestò servizio presso vari reparti a Roma, Firenze e Genova. Nel capoluogo ligure operò presso il Nucleo di Polizia Giu­diziaria. Il Maresciallo Argentieri, per dieci anni, dal 1960 al 1970, svolse analogo servizio presso il Comando della Compagnia di Novi Ligure. L’8 luglio 1970 venne nominato Comandante della Stazione Carabinieri di Serravalle Scrivia. A Novi assolse anche all’incarico di Comandante interinale in caso di assenza dell’Ufficiale Comandante della Compagnia. Nel novembre 1991, dopo lungo e onorato servizio, Argentieri lasciò il servizio per raggiunti limiti di età, con all’attivo brillanti operazio­ni. Così venne ricordata la sua figura sulle pagine de “Il Piccolo”:

...un militare che è stato per anni simbolo di ab­negazione ed attaccamento al­l’arma Benemerita, nonché in­vestigatore che nella sua lun­ga carriera ha sempre saputo far valere doti di astuzia, intel­ligenza e coraggio che gli han­no permesso di vincere tante battaglie contro la malavita. Più che le parole scritte da un cronista che giorno dopo giorno ha narrato ai suoi let­tori le operazioni anticrimine condotte dal maresciallo An­tonio Argentieri, contano i fatti ed allora come non ricordare l’impegno, quasi sempre vin­cente, profuso dal sottoufficia­le nella lotta a malavita e ter­rorismo, la partecipazione de­terminante per svelare le mos­se dei presunti brigatisti ros­si che si addestravano nella nostra zona. Nei cosidetti an­ni di piombo Antonio Argentie­ri era a capo della squadra di Polizia Giudiziaria della com­pagnia carabinieri di Novi ed in quel ruolo ha svolto indagi­ni meticolose e difficili venen­do a capo di casi che pareva­no indecifrabili... (“Il Piccolo”, 9 novembre 1991).

Nel corso della sua intensa vita professionale il Maresciallo Argentieri ebbe l’onore di stringere personale amicizia con il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, dal 1973 al 1977 Generale di Brigata a Torino, trucidato dalla mafia il 15 settembre 1982 a Palermo, con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’Agente della Polizia di Stato addetto alla sua scorta, Domenico Russo. Il legame di Antonio Argentieri alla memoria del Generale è testimoniato anche dalla determinazione con cui egli si spese affinchè, anche a Serravalle, vi fosse un luogo dedicato ricordo di Dalla Chiesa. Un impegno coronato il 3 aprile 2004 dall’intitolazione a Carlo Alberto Dalla Chiesa dell’area verde in fregio a Piazza Matteotti (nella foto in alto), ove venne posato un busto bronzeo realizzato dallo scultore locale Carlo Leveni. All’inaugurazione presero parte il figlio del Generale, Nando Dalla Chiesa e l’allora Procuratore Ge­nerale della Corte d’Appello di Torino, Giancarlo Caselli. Nell’occasione Nando Dalla Chiesa ringraziò pubblicamente il Maresciallo Argentieri, spendendo parole di stima e riconoscenza: .«..uno di quei Marescialli di provincia cui mio padre faceva spesso visita in caserma…».

Al pensionamento di Antonio Argentieri, al Comando della stazione di Serravalle, giunse il Maresciallo Maggiore Angelo Barreca, proveniente dall’Ufficio Operazioni della Legione di Alessandria e già Comandante della Stazione di Acqui Terme.

Nel 2013, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Antonio Argentieri, venne nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

I Serravallesi ricordano inoltre con affetto il Maresciallo per il grande impulso che egli seppe dare, in qualità di Presidente, alla Polifonica di Serravalle, nella sua opera di “reclutamento” di strumentisti di valore, come ad esempio Giuliano Paganini.

Il Piccolo, 18 maggio 1991

Lo stretto legame tra la Comunità di Serravalle ed il Sottufficiale dell’Arma è testimoniato anche dalla pubblica e formale attestazione di stima che, nel 1976, l’Amministrazione ed il Consiglio Comunale, guidati dall’allora Sindaco, Michelangelo Grosso, intesero formalizzare – con una deliberazione di Consiglio Comunale accolta all’unanimità – in cui veniva proposto alla competente autorità, il conferimento della Medaglia d’Argento al Valore Civile ad Argentieri, per la sua esemplare condotta in occasione di un episodio di cronaca che lo vide distinguersi nel salvataggio occorso durante un tentativo di suicidio. Questi, brevemente, i fatti portati all’attenzione dell’Assemblea Cittadina dal gruppo locale della Democrazia Cristiana: il 22 febbraio 1976, alle ore 17 circa, una giovane serravallese si presentò in caserma chiedendo aiuto, in quanto una sua amica aveva in animo di gettarsi dal ponte sulla Scrivia, per togliersi la vita. Argentieri e due militari in servizio, si precipitarono senza indugio in Via Forni. Giunti sul posto i carabinieri constatavano che una donna, divincolatasi dalla stretta di un’anziana signora, dipseratamente intenta a trattenerla, si proiettava oltre il corrimano del ponte, con l’evidente intento di lanciarsi nel vuoto. Fu questione di attimi: Argentieri, riuscito a portarsi a ridosso della ringhiera, proprio nel momento in cui ella aveva lasciato l’ultimo appiglio, con la mano destra riusciva ad afferrare la mano sinistra della giovane ed a sostenerla, con notevole sforzo fisico (reso più gravoso da i postumi di un recente problema di salute che lo aveva afflitto), sino al momento in cui gli altri militari operanti ed alcuni passanti riuscissero a dargli man forte, traendo così in salvo la donna. Agli atti della deliberazione si fa riferimento anche ad altri episodi meritevoli di menzione sul valore del Sottufficiale: “…ultimamente in quel di Vigo ha disarmato ed arrestato un pericoloso ricercato per rapina con grave rischio personale ed anche in dispregio delle sue attuali condizioni di salute…“. Nel corso del 1983, questi fatti valsero al Maresciallo Maggiore Argentieri la concessione dell’Attestato di Pubblica Benemerenza al Merito Civile, conferito con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno.

Nel 1988, il Maresciallo Argentieri prese parte alle indagini della Magistratura di Alessandria su un clamoroso episodio di cronaca, subito battezzato dai giornali il “giallo del phon”: la notte del 12 febbraio, un uomo venne trovato senza vita all’interno della vasca da bagno di casa a Serravalle, fulminato dall’asciugacapelli accesp. Della sua morte venne dapprima accusata la moglie. L’opinione pubblica locale a lungo si divise, tra colpevolisti ed innocentisti. Ne scaturì una complessa e drammatica vicenda giudiziaria, chiusa dall’assoluzione definitiva della donna in Cassazione.

Stimato uomo di Legge e servitore dello Stato, Antonio Argentieri passò idealmente il testimone al figlio, Fabrizio Argentieri, che terminati gli studi di Giurisprudenza, scelse la carriera di Magistrato, ricoprendo attualmente l’incarico di Sostituto Procuratore della Repubblica a Verbania, attualmente speicializzato in reati fallimentari, societari, fiscali e tributari, reati di intermediazione bancaria. Nel 2001 il giovane PM serravallese coordinò brillantemente l’inchiesta che portò al ritrovamento della salma del banchiere Enrico Cuccia, fondatore del Gruppo Mediobanca, trafugata a scopo di estersione dal cimitero di Meina (No) ed all’arresto dei responsabili del clamoroso “colpo”. Nel gennaio 2011, Fabrizio Argentieri affiancò la collega Giulia Perotti, Procuratrice Capo della Repubblica di Verbania, nelle indagini per il furto delle spoglie mortali del conduttore tv Mike Bongiorno, scomparse dal cimitero di Dagnente d’Arona (No) e recuperate alcuni mesi dopo.

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