FUSCO, Vittorio
Oncologo, operatore del volontariato (Napoli, 4 agosto 1960)
Questa biografia è basata principalmente su una lunga intervista con Vittorio. Le citazioni nel testo sono sue parole, tratte proprio dall’intervista.

Nasce a Napoli nel 1960 dove vive sino all’età di nove anni, quando la famiglia si trasferisce a Novi Ligure al seguito del padre Gaetano, che lavora per una piccola ditta all’interno della galassia Italsider, che proprio a Novi, dal 1961, ha aperto il nuovo e moderno stabilimento siderurgico.
Sono gli anni in cui ”furoreggiano” i cartelli “NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI”, ma la famiglia Fusco non risente del clima di discriminazione che attraversa il Nord Italia di fronte alla nuova ondata migratoria:
“Devo dire la verità, ho avuto una doppia fortuna. Prima di essermi integrato bene a Novi, perché allora, se anche c’erano quei famosi cartelli, abbiamo avuto la fortuna di trovare delle persone che ci hanno accolto, ci hanno aiutato molto bene. E poi la seconda fortuna di aver studiato in anni in cui mio padre faceva parte dell’FLM, e c’erano le borse di studio per i figli degli operai che volevano studiare”.
Gaetano Fusco è un sindacalista molto attivo nell’FLM, l’esperienza unitaria del sindacato metalmeccanico che in quegli anni è assai attiva nel novese, e che si caratterizza non solo per la sua forza rivendicativa ma anche per la capacità di proporre iniziative innovative in ambito sociale, come ad esempio le borse di studio per i figli dei propri iscritti. È proprio grazie a questo aiuto che Vittorio può scriversi al Liceo Scientifico e successivamente all’università.
Le sue grandi passioni sono la storia e la sociologia, ma è molto portato anche per la matematica e le materie scientifiche. E così, nel momento della scelta, opta per la Facoltà di medicina:

“L’idea era di fare lo psichiatra, ero molto suggestionato dalle idee di Franco Basaglia e dalle esperienze legate al suo nome…
Invece poi, studiando medicina, mi sono imbattuto nell’oncologia, che allora non era neanche materia obbligatoria come esame, perché erano anni in cui la disciplina era proprio agli inizi: siamo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta e in Italia si può dire esisteva l’Istituto Tumori di Milano e poco altro.
Io ho avuto la fortuna di fare la tesi di laurea all’Istituto Tumori di Genova nel 1985, proprio quando il reparto di oncologia dell’ospedale genovese stava diventando un’eccellenza in Italia. Ho potuto studiare oncologia insieme a persone che si sono formate o sono passate proprio da Genova per poi diventare tra i più famosi oncologi d’Italia.
Vittorio si laurea nel 1985, con una tesi di ricerca sul mesotelioma pleurico, nella quale analizza le conseguenze della malattia così come si manifesta prevalentemente tra i lavoratori dei cantieri navali e del porto genovese.
Gli anni dell’Università sono importanti anche nella sua vita privata. Nel 1979, appena messo piede in ateneo, il primo giorno dei corsi, incontra Maria Teresa Foco. Con lei studia per tutti gli anni dell’Università e si laureano a un giorno di distanza l’uno dall’altra. Si sposano il 18 dicembre 1988, dando vita aun rapporto di coppia che coniuga la sfera privata con quella lavorativa.

Il 1988 è un anno decisivo nella biografia di Vittorio Fusco: non è solo l’anno in cui si sposa, ma anche quello in cui, dopo aver vinto un concorso, viene assunto all’Ospedale di Alessandria.
Continua anche a collaborare con l’Università di Genova, sviluppando una vasta attività di ricerca. Da quel momento, l’impegno nella ricerca si coniuga in modo stretto e inscindibile con il lavoro quotidiano a contatto con i pazienti, in un rapporto che rappresenterà sempre una delle caratteristiche basilari del suo impegno professionale e della filosofia con cui concepisce e pratica l’idea di essere medico:

“Io ho potuto imparare prima a fare l’oncologo in termini scientifici, e poi dopo a essere medico a contatto con i pazienti. Certo, la medicina pratica, quella con il paziente, l’avevo un po’ imparata durante l’università, ma poi lavorando in un Istituto di ricerca si ha un rapporto molto particolare col paziente, che definirei un poco asettico; invece la medicina empatica con il paziente l’ho imparata dopo, lavorando in Ospedale e nella nostra provincia. Io sono convinto che sono entrambi componenti fondamentali della medicina oncologica, ricerca e lavoro con i pazienti, anche se spesso si rischia di fare solo uno o solo l’altro”.
Sono gli anni nei quali ad Alessandria l’oncologia è ancora annessa al reparto di radioterapia: Vittorio partecipa così, in prima linea, alla costruzione di una moderna rete oncologica su scala regionale: sotto l’impulso di Oscar Bertetto, oncologo di fama e Direttore della Rete Oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta, il sistema oncologico piemontese diventa infatti, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, un punto di riferimento a livello nazionale, incentrato sull’idea e la pratica di strutture ospedaliere diffuse su tutto il territorio della regione.
Vittorio continua così a sviluppare compiutamente la propria esperienza di medico e ricercatore presso l’Ospedale “Santi Antonio e Biagio” di Alessandria, dove tra il 2012 e il 2015 ricopre l’incarico di primario facente funzione.
Dal 2003 al 2008 è Docente di Oncologia presso l’Università del Piemonte Orientale (Corso di Scienze Infermieristiche) e dal 2004 è docente presso il Corso di Aggiornamento in Oncologia organizzato annualmente da CESPI-PALLIO ed IPASVI di Torino.
Tuttavia, nonostante il carico di lavoro ospedaliero, non abbandona mai l’interesse e la passione per la ricerca scientifica:

“Ho avuto la fortuna di poter fare le cose che mi piacciono, la buona pratica clinica e la ricerca. Pur lavorando in una cittadina tutto sommato periferica, sono riuscito a ritagliarmi un ruolo importante in un settore un po’ negletto della ricerca scientifica, la cosiddetta osteonecrosi della mascella e della mandibola, una malattia che capita ai pazienti oncologici – ma non solo, ad esempio anche ai pazienti osteoporotici – come effetto collaterale di terapie.Tutti i farmaci hanno dei notevoli benefici ma possono avere anche degli effetti collaterali: ovviamente degli effetti collaterali le case farmaceutiche non sono contente che se ne parli, e infatti io non ho molti amici tra le case farmaceutiche perché mi sono dedicato proprio allo studio di uno di questi effetti collaterali. La cosa curiosa è che questo effetto collaterale viene studiato sia dai medici oncologi sia dai dentisti, perché riguarda la bocca, e quindi io, che non ho mai amato granché l’odontoiatria, mi sono ritrovato a farmi un nome, e a diventare amico di tanti odontoiatri e chirurghi maxillofacciali con cui ho cominciato a collaborare e a scrivere lavori scientifici; e quindi è diventato il mio settore di ricerca più importante, e anche ora che sono in pensione continuo a fare ricerca in questo campo”.
Questa specializzazione nel campo della ricerca scientifica consente a Vittorio di accostarsi di nuovo a uno dei suoi primi amori, la storia. L’osteonecrosi era infatti una malattia assai diffusa già nell’Ottocento, soprattutto tra i lavoratori degli opifici dove si producevano fiammiferi, perché il fosforo, che veniva utilizzato per fare i cosiddetti lucifer, cioè quelli che si accendono ovunque, provocava questa alterazione della mascella e della mandibola.
La sua produzione scientifica consta ormai di decine e decine di pubblicazioni, tra cui alcune dedicate proprio alla storia della malattia (al termine dell’articolo proponiamo dei link che rimandano ad alcuni tra i più importanti lavori scientifici di Vittorio Fusco reperibili online).
Numerose anche le partecipazioni a congressi, convegni, corsi di aggiornamento.

Negli ultimi anni della sua carriera professionale “incontra”, in modo un po’ casuale, lo yoga della risata, destinato a diventare, da quel momento, un’esperienza di grande importanza nella sua biografia scientifica:

“Nel febbraio 2015 ho conosciuto Elisabetta Grosso, una psicologa e psicoterapeuta di Novi che ha portato in città lo yoga della risata e ho partecipato, quasi per caso, a una iniziativa da lei promossa. Devo rendere merito ad Elisabetta perché mi ha alleggerito la vita, e mi ha aperto a un mondo per me sino a quel momento sconosciuto. Praticamente è una disciplina che ti insegna a ridere senza un motivo, infatti il nostro motto è: ridere nonostante tutto.
Tu puoi ridere come un esercizio fisico, così come fai ginnastica, puoi anche imparare a simulare la risata e poi a ridere perché quando sei in compagnia la risata è contagiosa. La risata è un collante socialeE poi con la risata migliori lo stato neurologico, perché si è dimostrato che si liberano endorfina, serotonina, dopamina, degli ormoni buoni e si abbassa il cortisolo che è l’ormone dello stress. Ma è salutare anche dal punto di vista fisico, perché la risata non è altro che un’espirazione forzata, quindi quando si ride si schiacciano anche le basi polmonari e si butta via l’anidride carbonica che ristagna nelle basi polmonari. Insomma, è una disciplina che fa bene sia al fisico che alla psiche”.
Vittorio si appassiona subito allo yoga della risata e decide di provare a introdurlo in ambiente ospedaliero.
Nato in India, per intuizione e iniziativa di Madan e Madhuri Kataria, si è rapidamente diffuso ed è oggi praticato in oltre 120 nazioni.

Ad Alessandria Fusco inizia a proporlo nel 2015, ed è, in un primo tempo, dedicato a a medici e operatori sanitari per cercare di combattere lo stress connaturato al lavoro ospedaliero. Ben presto però l’esperienza viene proposta anche ai pazienti e ai parenti e agli amici dei pazienti, sempre con grande successo, al punto che non si interrompe neppure durante la pandemia, “reinventandosi” attraverso sessioni online:

“Quando ho visto che aveva un beneficio così evidente con gli operatori sanitari, mi sono buttato e ho provato a far partecipare anche qualche paziente, ho provato ad aprire ai pazienti oncologici. E anche qui grande successo perché si sono aperti, hanno trovato in quell’ora, ora e mezza, un’isola, una bolla bellissima per liberare la mente.
Ma la cosa più bella è stata quando hanno cominciato a partecipare i parenti e gli amici dei pazienti… Tante volte noi sottovalutiamo il peso etico, morale, fisico che devono sopportare, perché è vero che non hanno la malattia, ma come dico sempre, il tumore non colpisce l’individuo, colpisce la famiglia, è una malattia che colpisce le famiglie, e lo yoga della risata rappresenta un piccolo sollievo per tutte queste categorie di persone.
Quella alessandrina resta una delle poche esperienze di introduzione dello yoga della risata in ambito oncologico ed è sicuramente la più longeva, poiché continua, senza soluzione di continuità, ormai da dieci anni.
Nel 2022 Vittorio Fusco va in pensione. Decide di non avviare nessuna attività di libera professione per impegnarsi nel campo del volontariato, dedicandosi completamente alla sua vecchia e alla sua nuova passione: la ricerca, continuando a scrivere elaborati scientifici e partecipando a conferenze e convegni, e lo yoga della risata, con attività di cui è promotore non solo a Novi Ligure e ad Alessandria ma anche in altri centri del Piemonte e della Liguria. Proprio allo yoga della risata dedicheremo prossimamente un intervento specifico.

ALCUNI ELABORATI SCIENTIFICI DI VITTORIO FUSCO REPERIBILI IN RETE

