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La biblioteca di Cabella

Immaginatevi un paese di seicento abitanti, sparso tra gli Appennini, a metà strada tra Alessandria e Genova. Un borgo abituato, come tanti, a lottare da anni contro una malattia dura da combattere. Lo spopolamento. La fuga verso i comfort, le grandi città che accolgono, tra affitti alle stelle e promesse di un lavoro sicuro, famiglie, studenti, giovani e meno giovani. Per chi rimane, sarebbe semplice alzare bandiera bianca e rassegnarsi a un lento declino. In val Borbera, però, la storia è diversa. Resistere è una parola ben impressa tra queste rocce che si ergono ai lati del fiume silenzioso, che scorre imperturbabile da secoli. D’altronde, per una valle che ha nella sua memoria collettiva proprio la Resistenza, non può che essere fisiologico abituarsi a lottare controcorrente. Cercando, tra la voglia delle associazioni locali, l’occasione per far girare il vento dalla propria parte.

A Cabella, centro pulsante dell’alta Valle, la biblioteca è uno dei simboli di questo cocciuto ed ammirevole resistere”. Nata nel 1981, ha affrontato momenti duri, culminati con la chiusura, per poi essere riaperta il 10 settembre del 2005. Porta un nome che, per chi ha vissuto anche solo le sue estati all’ombra degli alberi che coprono le altalene in piazza, suona dolce e famigliare: Cesarina Scarsi. Per decenni, anima di Cabella, tra Pro Loco, gite, pesca di beneficenza e altro ancora. Sono quasi vent’anni che la Cesarina, come la chiamavamo tutti, se n’è andata. Resta la sua eredità. La biblioteca comunale. Federica Grasso è l’attuale presidente. Per un triennio, come dice lo statuto. 

La notizia del record dei 17mila volumi raggiunti non poteva rimanere nel silenzio. « Ciao Fede, quando posso chiamarti? ». Un messaggio veloce, una telefonata che inizia con nostalgia, perché la distanza tra la nostra valle è dura da accettare, ma occorre andare al punto. La storia di un qualcosa che non è solo un locale con tanti libri catalogati con ordine. Molto di più. « A dire il vero, abbiamo già superato quota 17mila, con i nuovi arrivi la cifra arriva a 17500 ». Complimenti. « Il cambio di passo è arrivato negli ultimi tre anni, grazie al Decreto Franceschini ». La decisione dell’allora Ministro dei Beni Culturali  dell’acquisto di migliaia di volumi, tramite un bando e dedicato a diverse tipologie di biblioteche. Cabella inclusa. 

« Con questa decisione, il Comune può comprare nuovi volumi nelle librerie del territorio. In questo modo, possiamo dire che circola sia l’economia locale che la cultura. Abbiamo diverse sezioni. Narrativa per adulti, saggistica, narrativa e saggistica per ragazzi e, il nostro punto forte, storia locale. Devo ammettere che i volumi storici, dedicati soprattutto al periodo della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, sono i più gettonati. Nel corso degli anni abbiamo ricevuto molte richieste di laureandi che chiedevano in prestito i nostri libri per le tesi. Anche fuori regione. Ricordo ancora la domanda di un cliente da Palermo. Cercava una pubblicazione e l’opera disponibile, l’unica in tutta Italia, era qui da noi ».

Un grande patrimonio librario. Un gioiello curato con attenzione maniacale e amore dalla Associazione Roba de Streije insieme al Comune. 

« Ma se devo fare un nome” prosegue Federica Grasso, “non posso che dire quello di Elvezia Guerinoni. Lei è il faro della biblioteca. È il motore della associazione, è sempre presente anche negli ultimi mesi, nonostante la frana di Carrega, dove vive, le impedisca di essere a Cabella tutti i giorni. Elvezia è fondamentale per noi ».

Libri, dicevamo, ma non solo. Non basta una biblioteca organizzata alla perfezione per provare a far rivivere un paese che resta costretto a lottare tra tre mesi di “piena” estiva e altri nove con pochi residenti, problemi logistici e un clima spesso rigido. « In questi locali si sono svolte, sin dall’apertura, tantissime iniziative, non solamente letterarie ». Un elenco molto lungo. « Serate musicali, corsi di inglese, di informatica, di decoupage. E poi, conferenze, ovviamente rassegne letterarie e mostre d’arte ». Negli ultimi anni, ecco l’idea di eventi con partecipazione attiva. Nascono i laboratori di scrittura creativa per adulti e ragazzi, che vengono calendarizzati sia d’estate che prima delle festività natalizie. « Grazie alla disegnatrice Irene Tamagnone, abbiamo sviluppato questi laboratori creativi e i disegni realizzati in queste stanze sono diventati parte integrante del parco giochi diffuso, inaugurato la scorsa primavera »

Man mano che il racconto prosegue, ci si accorge di quanto la biblioteca di Cabella sia il centro di tutte le attività del paese. In mezzo a questi libri nascono quasi tutte le iniziative che hanno portato Cabella a rinascere. Andando oltre la stagione estiva. L’idea del parco giochi, ad esempio, come progetto per far giocare i piccoli abitanti della valle al sicuro e all’aperto. Staccandoli dai monitori dei tablet o dalla tv. Come una volta. 

I bambini e il rapporto con i libri. Dire che si tratta di un rapporto “croce e delizia” suona esagerato? 

« Purtroppo, non sono molti quelli che frequentano i nostri locali” ». Parole che suonano di amarezza. « Un peccato, perché il materiale a loro dedicato è molto. Abbiamo una sala dedicata solo ai piccoli lettori. Da parte nostra, possiamo spingerli a venire spesso, organizzando laboratori, ma, a mio parere, è compito della scuola stimolarli alla lettura ». In che modo?  « I giovani in generale leggono poco. Occorre invertire la tendenza partendo dai più piccoli. Mi piacerebbe che le classi delle scuole del territorio frequentassero in maniera continuativa e non occasionalmente la biblioteca che, tengo a precisare, è a Cabella ma non è di Cabella. È per tutti e di tutti. La scuola e anche le famiglie devono essere i motori che mettono in circolo la curiosità dei piccoli a leggere, ad appassionarsi ai libri ».

A questo punto, prima di proseguire con il racconto, Federica Grasso cita una frase di Gianni Rodari. Un manifesto dedicato alle nuove generazioni, quelle per le quali le porte di queste aule sono e saranno sempre spalancate. « Vorrei che tutti leggessero, non per diventare poeti, ma perchè nessuno sia più schiavo». Intanto, una mano all’avvicinarsi agli scaffali stracolmi di volumi, la sta dando il Sarvego Festival, piacevole novità delle ultime estati val borberine.

« Tutto era nato qui e in modo differente da come si è, in seguito, sviluppato. Si è trasformato in una manifestazione itinerante molto seguita e sono felice che sia dedicata soprattutto a giovani e giovanissimi. Spero serva a farli diventare amanti della lettura. In alta valle, a parte Cabella, ci sono solo altre due biblioteche. Carrega, ora quasi irraggiungibile per colpa della frana, e Albera »

Organizzazioni di festival, laboratori, il punto di book crossing sistemato in centro paese. E poi l’adesione a Girolibrando, la sinergia con la biblioteca di Novi. La consegna dei libri a domicilio e, come spera Federica Grasso, « presto mi auguro venga installato il wi fi, in modo che chiunque possa venire qui a studiare, scrivere, anche lavorare. La pandemia ha reso possibile lo smart working da remoto. Perchè non sfruttarlo anche a Cabella? »Libri, mostre, eventi. Il lavoro encomiabile delle “Streghe”, coordinate dall’instancabile Elvezia Guerinoni. La voglia di non mollare, anzi. Di rilanciare, perché Cabella torni a vivere per tutti i dodici mesi. Grazie alla passione per i libri, che poco a poco si sta trasmettendo anche alle nuove generazioni. Da lassù, ne siamo sicuri, “la Cesarina” starà sorridendo orgogliosa della sua creatura. 

(Articolo ripreso da una pubblicazione di “Panorama di Novi” del 27/01/2023)

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