Un ponte tra Libarna, Precipiano e la Val Borbera?
Pochi giorni orsono, un gruppo facebook denominato Serravalle Scrivia com’era, si chiedeva se fosse esistito, in epoca romana, un ponte che collegava Libarna a Precipiano.
Il moderatore del gruppo aveva trovato la notizia, guarda un po’, proprio su questo sito, in un articolo di Mariangela Damilano, e si chiedeva: “C’è chi dice che in epoca romana c’era un ponte e chi invece la ritiene una leggenda. Chi avrà ragione?”.
Il post ha suscitato un piccolo ma vivace dibattito: e così noi, chiamati direttamente in causa, abbiamo sentito il dovere di contribuire a chiarire il “mistero del ponte”.

Tuttavia, lo confessiamo, in redazione non ci sono esperti di storia romana, non intendiamo quindi entrare nel merito della questione. Vogliamo però mettere a disposizione la nostra passione e le nostre capacità di storici che sanno affaticarsi sulle fonti per ricordare e precisare quali sono le origini delle notizie relative al ponte (vero o presunto) e a chi sono dovute, sperando di poter avviare una riflessione a più voci per cercare di chiarire meglio questo piccolo ma affascinante problema storiografico dell’Oltregiogo.
Come è noto, non esistono descrizioni della città di Libarna coeve agli anni del suo splendore: per conoscere le caratteristiche della città possiamo quindi affidarci solo alla ricerca storica e archeologica sviluppatasi a partire dall’inizio dell’Ottocento.
La prima (l’unica?) notizia relativa all’esistenza di un ponte che scavalcava la Scrivia proprio dal “centro urbano” di Libarna la dobbiamo al Canonico Giuseppe Antonio Bottazzi (1764–1842): originario di Pozzolo Formigaro, affiancò all’attività ecclesiastica l’impegno politico e soprattutto un intenso lavoro di ricerca sulla storia e sulle antichità del territorio tortonese e sulle rovine di Libarna. In particolare, fu tra i primissimi a studiare le caratteristiche della città anche con ripetute visite ai resti dell’insediamento1.
Un breve riferimento all’esistenza di un ponte tra Libarna e la destra orografica della Scrivia lo troviamo nel suo volume del 1808, Le antichità di Tortona e suo agro, dove possiamo leggere queste poche righe:
La via Postumia da Genova attraversava gli Apennini, e discendeva a Libarna, la qual Città divideva in un angolo, come mi sono accertato nell’ osservare gli avanzi di essa. Quindi per un ponte sovra la Scrivia passava nel territorio di Stazzano, indi in quello di Cassano, e seguitando cosi la colina, progrediva tra questa, ed il fiume sino a Tortona2.
Nel 1815, nel suo, Osservazioni storico-critiche sui ruderi di Libarna , Bottazzi diventa più esplicito e ne chiarisce con precisione le caratteristiche e le funzioni, affermando di aver potuto egli stesso osservare “le vestigia nell’alveo del fiume”:
“Un ponte sostenuto da alti e grossi pilastri, formati di enormi pezzi o lastroni calcarei quadrilunghi, univa l’isola così detta ne’ susseguenti tempi di Precipiano, col corpo della città. Molti sonovi ancora, che hanno veduto gli avanzi dei grandiosi pilastri, ed io, saranno vent’anni, ne osservai le vestigia nel alveo del fiume. Di questo ponte faremo menzione allorchè esamineremo le pergamene di questo insigne monastero. Per mezzo di quest’ isola, ora ridotta dall’arte a penisola, per via di altro ponte sulla Borberia si aveva il passaggio alla bella amena e fertile valle, di cui ignoriamo l’antico nome Romano, e che ne secoli di mezzo dicevasi valle di Bolberia, ora de Sigg. Rati Opizzoni3.
Come si vede, Bottazzi ipotizza un sistema di due ponti che, attraverso Precipiano, collegano Libarna con la Val Borbera e hanno anche, come vedremo, la funzione di acquedotto. E doveva trattarsi, come ci segnala Sergio Pedemonte, che svilupperà questo tema in un prossimo articolo, di una costruzione imponente, addirittura monumentale, per poter superare le pendenze necessarie a far convergere le acque dell’acquedotto verso Libarna.
Poco oltre, il concetto è precisato ancora meglio: Il Canonico scrive che l’opera ingegneristica sorge “vicino all’anfiteatro”, e ritorna ancora sulla caratteristiche monumentali del ponte-acquedotto e sulla sua funzione di collegamento tra la città e “l’amena e fertile Val Borbera”, dove esisteva “qualche specie di sobborgo […] abitato da Libarnesi”:
Dagli avanzi dei grandiosi pilastri esistenti nell’alveo della Scrivia rilevai, che la direzione del ponte tra l’isola e il corpo della città era precisamente vicino ‘all’Anfiteatro, ed incontro all’acqedotto superiore (quello proveniente da Borlasca, ndr). Di qui possiamo verosimilmente argomentare che gli archi non solo servissero per uso di ponte, ma anche da una parte per uso di acquedotto, tirando l’acqua nell’ isola. Dalle antiche pergamene del monastero di Precipiano rileviamo, che il suddetto ponte sussisteva ancora nel Sec. xiv. Possiam inoltre conghietturare, che altro ponte al Nord-est e propriamente a Greco-levante di Precipiano unisse l’isola alla terra ferma, affinché i Libarnesi potessero passare dalla loro città all’amena e fertile
valle di Bolbera: tanto più ciò è credibile, poichè come altrove osservai sull’opposta sponda della Scrivia nel territorio di Vignole eravi qualche specie di sobborgo, o per lo meno era abitato da Libarnesi4.

Pont du Gard: alto 49 m, e lungo 275, è la parte più celebre dell’acquedotto romano che trasportava l’acqua da Uzès a Nîmes. Foto di Benh LIEU SONG (Flickr), CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons
Sin qui Giuseppe Bottazzi. Dopo di lui, però, è successa una cosa abbastanza strana…
Nonostante gli studiosi più seri e avveduti riconoscano che le ricerche e le osservazioni del Canonico pozzolese risultano, nel loro complesso, “ancora oggi fondamentali specie per quanto riguarda la documentazione di testimonianze oggi perdute”5, proprio questa sua ipotesi riguardo al ponte-acquedotto tra Libarna e la Val Borbera è sparita dall’orizzonte della ricerca e della discussione archeologica e storiografica sulla città romana. Ovvero, la questione non è mai stata ripresa né approfondita adeguatamente, ma neppure confutata6.
Una delle finalità di Chieketè, sin dalle sue origini è proprio questa: lasciare spazio al confronto e al dibattito, e perciò, proprio in virtù delle potenzialità della scrittura online, per sua natura dinamica e in divenire, provare a costruire attraverso una pluralità di contributi una risposta a questioni storiografche ancora aperte. Proviamo dunque, insieme, a trovare una risposta: i nostri avi libarnesi, questo ponte, l’hanno costruito o no?

Nel particolare sotto: al n. 4 la posizione del ponte secondo il canonico Bottazzi; Precipiano e, alla sua destra, la Val Borbera

- Per una biografia dettagliata del Canonico Giuseppe Bottazzi, cfr. Giuseppe Decarlini «Il canonico Giuseppe Antonio Bottazzi e monsignor Vincenzo Legè: sacerdoti e storici», nel volume La memoria dei luoghi. Gli storici locali in Piemonte tra Ottocento e Novecento, a cura di Gianpaolo Fassino e Franco Zampicinini (Celid, 2020), pp. 337–356. ↩︎
- Giuseppe Antonio Bottazzi, Le antichità di Tortona e suo agro, Alessandria, Salvatore Rossi stampatore, 1808, p. 77. ↩︎
- Giuseppe Antonio Botazzi, Osservazioni storico-critiche sui ruderi di Libarna, Novi Stamperia tessera, 1815, p. 27. ↩︎
- Giuseppe Antonio Botazzi, Osservazioni storico-critiche sui ruderi di Libarna, Novi Stamperia tessera, 1815, pp. 44-45. ↩︎
- Silvana Finocchi, Storia degli scavi, in Libarna, a Cura di Silvana Finocchi, Cassa di Risparmio di Alessandria, 1987, p. 9. ↩︎
- Un accenno al ponte è nel volume di Roberto Allegri, Serravalle nella storia, Cassa di Risparmio di Alessandria, 1972, p. 18 . Dobbiamo invece ad una segnalazione di Lorenzo Punta un riferimento letterario: si parla del ponte nel romanzo di Rosario Magrì, Il tempio e la spada, Milano, Massimo, 1962, p. 47. ↩︎
