Scrivióun: una tragedia del 1826

Una piena della Scrivia degli anni ’60 (dal canale you tube dell’Associazione)

Verso la fine di quell’anno 1826, avvenne cosa, in Serravalle, per cui a questa popolazione poteva applicarsi il detto della S. Scrittura: Extrema gaudii lucts occupat – all’ allegrezza succede il lutto (Prov. 14).
Perchè ancora non era, si può dire, del tutto spenta l’eco delle grandi feste fatte dall’ Oratorio dei Bianchi per l’inaugurazione della nuova Statua dell’Assunta, quando corse improvvisa da un capo all’altro del paese la triste
notizia che tre persone, di diversa età, ma della stessa famiglia erano annegate nei gorghi della Scrivia.
Era il 10 Novembre, vigilia del nostro S. Martino, e la stagione era da più settimane piovosa.
Caterina Montanaro, vedova di Giovanni De Rossi, col figlio Francesco e il nipotino Giuseppe Antonio abitava, in
quel tempo, alla villa Barassi, mentre i loro parenti risiedevano al Cerreto, sull’altra sponda della Scrivia, quasi dirimpetto.
Usavano amichevolmente farsi visita, passando il torrente su di un carro. Quel giorno i De Rossi di Fiorassi, sul solito carro, tornavano a casa. L’ora era circa il mezzodì.
Nella mattinata su per gli Appennini si era udito rumoreggiare il tuono. Ma qui non era stato nulla di straordinario, che dovesse far presagire disgrazie.
Quand’ ecco giungere impetuosa la piena delle acque e investire, senza possibilità di riparo, i tre De Rossi.
All’appressarsi del pericolo gridarono

i tre infelici invocando soccorso. Sulla sinistra sponda del torrente stavano persone che avrebbero desiderato correre loro in aiuto. Ma l’impeto della piena delle acque era tale che non dava speranza di sicura riuscita.
Onde i tre disgraziati dovettero andare miseramente sommersi.
La Caterina Montanaro Vedova De-Rossi aveva 65 anni; Francesco suo figlio ne aveva 45, e il costui figlio Giuseppe Antonio 9. Tutti e tre ebbero sepoltura contemporaneamente il giorno appresso. Il giorno appresso, 11 Novembre, era la festa dì S. Martino, contitolare della Chiesa parrocchiale di Serravalle.
Questa circostanza non impedì che le salme dei tre annegati avessero onorevole sepoltura da parte del Clero e del popolo.
E quantunque si trattasse di tre popolani i cui funerali non erano, certamente, annunziati da alcun invito funebre, immenso fu il concorso dei concittadini alla loro sepoltura.

Da “La Buona Parola” Settembre 1926.
(La foto in epigrafe è stata estratta dal sito Comune di Serravalle Scrivia)

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Benito Ciarlo

Calabrese di Montalto Uffugo (CS), dov'è nato nel 1950. Vive a Serravalle Scrivia (AL) dal 1968. Ha lavorato In Europa Metalli (ex Delta) come esperto di tutela dell'ambiente e responsabile della prevezione degli infortuni sul lavoro, svolgendo anche le mansioni di responsabile delle pubbliche relazioni. Appassionato di dialetti italiani e di Letteratura Medievale, ha svolto numerose serate di divulgazione delle opere di Dante Alighieri presso la Biblioteca Allegri. Insegna "Divina Commedia" all'Università della terza Età UNITRÈ Arquata-Grondona. Ha scritto e pubblicato Racconti e Raccolte di Poesie (in lingua e vernacolo) .