BOSCO, Cesare Mario

Cesare Mario Bosco (Stazzano, 30 ottobre 1889)

Manovale, lattoniere, antifascista, comunista/socialista, schedato nel Casellario politico centrale del Ministero dell’interno dal 1912 al 1942.

Cesare Mario Bosco, nacque a Stazzano (AL), il 30 ottobre 1889. Sin dall’infanzia lasciò il paese natale con la famiglia, trasferendosi a Torino. Il 28 dicembre 1912,  la Prefettura di Torino precisa che nel mese di ottobre, espatriò in Francia per motivi di lavoro, occupato come lattoniere. Si evidenzia la sua buona condotta morale che sebbene egli professi principi socialisti non goda di influenza fra i “…correligionari…”. Il 16 novembre 1912 il Console Generale d’Italia di Lione, riferiva che lo stazzanese, di passaggio a Ginevra (Svizzera), «…avendo con il suo contegno destato sospetti fu interrogato da quelle autorità di polizia alle quali dichiarava di essere a Ginevra solo di passaggio e di aver abitato prima a Torino e poi a Lione. Siccome ora mi si riferisce che il medesimo professa idee sovversive, informo di quanto… aggiungendo che… Bosco non mi era stato finora mai segnalato per frequentare riunioni e ritrovi…».

Il 27 maggio 1913 la Prefettura di Torino, Bosco viene classificato come “socialista”. Il 12 giugno 1929 la Prefettura di Torino comunica che Bosco si è trasferito a Torre di Zuino, oggi Torviscosa, evidenziando tuttavia che dal 1912 è persona che non da luogo a rilievi sulla sua condotta, sebbene oggetto di vigilanza. Il 4 gennaio 1939 la Prefettura di Udine comunica al Ministero dell’Interno che nel marzo del 1929, lo stazzanese, giunse in provincia di Udine, occupato come meccanico presso la “S.A. Bonifiche” di Torre di Zuino (oggi Torviscosa), località strappata all’Impero Austro-Ungarico nella prima guerra mondiale e che, a partire dal 1927, zona paludosa e malarica, divenne oggetto di un ambizioso piano di bonifica e di sviluppo urbanistico-industriale voluto dal Regime fascista, concretizzatosi in uno degli esempi più interessanti di pianificazione urbanistica del Ventennio. Negli anni Trenta, Torre di Zuino rappresentò anche un polo produttivo autarchico per la produzione di cellulosa per fibre artificiali (Nella foto sopra, tratta dall’archivio del Comune di Torviscosa, il polo industriale in epoca fascista).

Il 18 aprile 1930 l’operaio stazzanese lasciò il paese, ove non diede atto a rilievi sulla sua condotta politica, dirigendosi a Milano e dopo poco rientrò a Torino dai suoi cari. Nello stesso anno, emigrò in Francia con regolare passaporto, nel Dipartimento della Tarnegaronne.

L’8 aprile 1940 si apprende che Bosco, da Casale Monferrato, sarebbe emigrato in Lussemburgo, ove si sarebbe fatto notare per sentimenti spiccatamente antifascisti. Infatti in una dettagliata nota, avente ad oggetto “Movimento comunista nel Lussemburgo”, datata 8 agosto 1929, il Ministero dell’interno chiede la verifica, anche a mezzo Ministero degli Esteri, di una serie di informazioni confidenziali riguardanti l’attività di diversi antifascisti italiani emigrati in Lussemburgo, attivamente impegnati nell’attività del Partito comunista internazionale, tra i quali egli, assimilato ad un gruppo di «…individui ritenuti politicamente pericolosi ma non iscritti regolarmente al Partito comunista…».

L’ 8 maggio 1942 la Prefettura di Alessandria notiziava il Ministero del rientro in Italia di Bosco, rimpatriato dalla Francia a Torino, chiedendo all’Ufficio territoriale del Governo di Torino, di rintracciarlo ed interrogarlo in merito alla sua permanenza in Francia. Il 5 giugno 1942 la Prefettura di Torino trasmise al Ministero dell’interno un verbale di interrogatorio della Pubblica sicurezza, datato 30 maggio dello stesso anno, ove Bosco in merito al suo emigrazione in Francia dichiarava di essere stato dal 4 dicembre 1930 residente in diverse località transalpine, nel’ordine: a Parigi – Saint Denis, a Pomevic – Montauban, a Sieta Sever, a Casterà Bourget, a Saint Arumex, ed a Leojac.