LA LIBERAZIONE di SERRAVALLE, nelle pagine di “Ponte Rotto” di G.B. Lazagna

Il giorno effettivo della Liberazione di Serravalle fu il 26 aprile, dopo alcuni giorni convulsi di combattimenti e trattative. Tutto ciò è raccontato in Ponte Rotto uno dei primi volumi dedicati alla Resistenzxa ad essere datto alle stampe. Uscì, come ricorda lo stesso autore, che all’epoca lavorava presso la redazione genovese de l’Unità, “il 28 febbraio 1946, col patrocinio dell’allora settimanale «Il Partigiano», continuazione dell’omonimo giornale Partigiano”.

Anche se Lazagna scelse di scriverlo in forma di diario personale, Ponte rotto non è solo un libro di memorie, ma in qualche modo  un saggio di storia: probabilmente il primo volume che affronta la storia della resistenza ligure-alessandrina con una attenta analisi di fonti documentarie di provenienza partigiana.
Nelle pagine del suo libro Giovanbattista Lazagna dedicò molto spazio alla Liberazione della Valle Scrivia e di Serravalle, località strategicamente di grande importanza a causa dell’elevato numero di militari che vi erano dislocati: più di 300 uomini tra nazisti e fascisti.
Con un rapido copia-incolla abbiamo rimesso insieme i diversi spezzoni narrativi dedicati agli avvenimenti insurrezionali a Serravalle e nei paesi vicini. Ve li proponiamo per ricordare insieme la Festa della Liberazione e il sacrificio di tutti coloro che persero la vita per la nostra libertà. Buon 26 aprile a tutti, dunque. Al giorno della Liberazione è intitolata la Piazza di Porta Genova la cui denominazione ufficiale è appunto Piazza 26 Aprile.

La sera del ventitré aprile verso mezzanotte, una staffetta venne al comando di divisione ad avvertirci che a Pertuso era arrivato un ufficiale tedesco che deside­rava parlare con noi.
Era il tenente Uthec [del presidio di Serravalle Scrivia] che ci disse minaccioso: “Il generale mi incarica di dirvi che se non accettate la tregua, sarete attaccati dalle nostre artiglierie; tutti i paesi del vostro territorio saranno cannoneggiati e incendiati: noi passeremo ugualmente. L’offerta che vi facciamo è per risparmiare sofferenze alla popolazione civile che sarà vittima di questa battaglia”.
Conoscevamo troppo bene ormai la “filantropia” dei tedeschi per lasciarci impressionare da quelle parole: quello che potevano fare contro di noi e contro la popolazione civile lo avrebbero fatto ugualmente.
Attilio rispose:  “Se siete leali combattenti, combatterete contro di noi e non contro la popolazione civile; ad ogni modo è inutile che insistiate per la tregua. Noi abbiamo un impegno da assolvere verso il popolo italiano, verso gli alleati e verso i nostri morti. Vi combatteremo meglio che potremo”.
“Ricordatevi che la guerra non è ancora finita – rispose minaccioso il tedesco. – Noi abbiamo ancora molte probabilità di vittoria. Peggio per voi. Riferirò al generale”.
Alzò la mano nel saluto nazista, mentre rispondevamo col nostro saluto militare, e partì col suo passo pesante e ferrato di oppressore.
Ritornammo nella notte al comando pieni nello stesso tempo di preoccupazione e di gioia.
Era la vigilia della grande battaglia attesa e preparata da interminabili mesi. In una sola volta, ora, si sarebbe giocato tutto il nostro passato ed il nostro presente.
[…] Alla mattina del ventiquattro aprile arrivano importantissime notizie dai distaccamenti e dalle pattuglie che erano in azione nella notte. A Genova è scoppiata l’insurrezione; il Comitato di Liberazione Nazionale ha rivolto un appello a tutta la popolazione perché prenda le armi. Si combatte nelle strade. A Tortona è stato proclamato lo sciopero generale e la popolazione si arma.
[…] Nelle sue grandi linee il nostro piano era di attacco simultaneo su tutto il fronte, in modo da isolare e sconcertare i vari presidi nemici. Quindi la brigata Oreste do­veva premere su Genova, mentre la brigata Arzani doveva proteggerla a tergo contro i tedeschi provenienti da Ovada e da Alessandria, e la brigata Po contro le provenienze da Voghera, Piacenza, Castelnuovo. […] Nelle prime ore del mattino del ventiquattro aprile si dette ordine al colonnello Guido di mobilitare le Sap paesane, le squadre di azione patriottica attive in molti paesi della valle Scrivia [tra cui Serravalle]. Guido, con i suoi seicento sapisti doveva requisire mezzi di trasporto in modo da garantire i viveri alle forze combattenti; prendere in consegna tutti i prigionieri catturati dalle brigate; vietare l’uscita di zona ai civili perché non potessero informare il nemico dei nostri movimenti; assumere la giurisdizione militare del nostro territorio durante l’assenza dei partigiani, per impedire l’accesso la fuga verso i monti a gruppi di nemici che avessero tentato di rifugiarvisi.
[…] La forza del nemico che dobbiamo affrontare è notevole. Nella sola zona intorno a Serravalle ci sono più di 300 soldati nazisti: alla Crenna sono in 60, a Serravalle in 180, a Cassano 300. Se si calcolano alcuni presìdi minori ed altre forze im­precisate, in transito da Novi e da Gavi, si arriva a quasi tremila uomini a disposizione del nemico; numero assai superiore al nostro pur calcolando che oltre ai mille partigiani che sono in linea (esclusi gli appartenenti ai servizi), vi sono circa un migliaio di sapisti, però male armati e male organizzati.
[…] All’alba del venticinque aprile nonostante le marce forzate della notte (da cinque ad otto ore per ogni distaccamento) tutta la divisione è all’attacco.
La brigata Po entra in Tortona e stabilisce forti posti di blocco sulle strade di Alessandria, Pontecurone, Sale, Villalvernia. Il compito della brigata Arzani è molto duro, sia per le forze nemiche che resistono, sia per la vastità del territorio da controllare. Ormai però tutti i presidi nemici sono accerchiati. Dopo otto ore di combattimento il distaccamento Galeazzo riesce ad entrare in Borghetto, mentre i tedeschi fuggono e si asserragliano nel vicino paese di Vignole, dove vengono nuovamente attaccati dal distaccamento Galeazzo.
 Nella giornata gli scontri intorno a Cassano si fanno sempre più violenti.  […] Alla fine del pomeriggio l’ennesimo assalto dei partigiani della brigata Arzani riesce a sloggiare il nemico da una parte del paese.
Prima di sera due centinaia di tedeschi si arrendono, mentre un grosso gruppo di fuggitivi riesce a ricongiungersi col presidio di Serravalle comandato dal tenente Uthec che resiste ferocemente.
Dei nostri, alcuni morti e parecchi feriti.
Intanto il battaglione Repetti della brigata Arzani attacca Arquata, e dopo alcune ore di combattimento, riesce a catturare cinquantatré nemici. Poco dopo il battaglione entra a Pietrabissara, luogo ove erano state progettate le più grandi distruzioni, e stabilisce il contatto col distaccamento Franchi della brigata Oreste: la brigata si sta organizzando per scendere verso Genova e liberarla.
Nella notte dal venticinque al ventisei aprile il comando di divisione fa il bilancio dell’attività. L’attacco nostro è riuscito in pieno per tempestività, manovra delle nostre forze e combattività dei nostri uomini. Le nostre forze possono essere concentrate sui punti di resistenza che sono Novi, Serravalle Scrivia, Vignole Borbera, Borgo Fornari, Savignone, Giovi.
Nella notte dal venticinque al ventisei, mentre i combattimenti rallentano un po’ il loro ritmo per l’oscurità, abbiamo finalmente tempo di renderci conto di quello che accade di meraviglioso in questi giorni. Genova è liberata! Il generale Meinhold ha firmato la resa di tutte le forze della città al comitato di liberazione nazionale. E’ l’esercito del popolo che ha vinto ed ha riscattato la vergogna dell’otto settembre 1943.
[…] Benché i nostri uomini siano esausti da quarantotto ore di marce e di combattimenti continui quasi senza mangiare, occorre preparare nella notte tutti i movimenti per l’assalto agli ultimi presìdi tedeschi che resistono. Nel territorio della brigata Arzani vi sono parecchi ancora decisi a resi­stere fortemente a Gavi, Crenna, Vignole, Novi e Serravalle Scrivia.
Nella mattinata del ventisei si apprende che i tedeschi da Novi sono fuggiti verso il nord. Alle nove del mattino entrano in città il distaccamento Giglio e la brigata Sap Val Lemme tra le strepitose acclamazioni della popolazione.
Nella mattinata il presidio tedesco di Gavi cede.
Resistono sempre tenacemente i presidi di Serravalle, Vignole e Crenna. A mezzogiorno il capitano del presidio tedesco di Crenna fa sapere che vuole arrendersi.
Per un errore i nostri reparti, che devono ricevere le armi dai tedeschi, si allontanano. Ne approfitta il tenente tedesco che, seguendo gli ordini di Hitler, uccide il capitano che aveva trattato la resa, e preso il comando della compagnia, marcia verso Serravalle per aprirsi la strada del nord.
Appena in tempo si può mandare l’avvertimento del pericolo che viene alle spalle dei nostri che combattono a Serravalle. In quattro minuti i nostri debbono ritirarsi per non essere presi tra due fuochi.
La notte del ventisei finalmente il presidio di Serravalle si arrende con centottanta prigionieri. Il comandante terminate le trattative di resa, si uccide.
Nel pomeriggio del ventisette, sotto l’ultimo assalto, il presidio tedesco di Vignole si arrende al distaccamento Galeazzo con centoventicinque prigionieri.
La divisione Pinan-Cichero ha raggiunto tutti suoi obbiettivi. La nostra guerra è terminata, Genova e tutti i paesi della Valle Scrivia, della Val Borbera e della Val Curone sono liberi.

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