Nel blu dipinto di blu, Campionato Serravallese di tuffi dalla Madonnetta

Testo, disegni e foto di Mino Schiaffino

Volare oh oh… Nel blu dipinto di blu felici di volar giù. C’è stato un periodo in cui, a Serravalle, volavano gli angeli a testa in giù. Nella seconda metà degli anni quaranta, dopo quelli bui della guerra, l’incontenibile energia di un gruppetto di giovani temerari  trovò sfogo in una attività ludica tipicamente serravallese che probabilmente contribuì ad ispirare la più nota canzone di Modugno. Evento memorabile il cui clamore riecheggiò  nella storia popolare del paese per l’impavidità dei sui protagonisti. Atletici attori stupivano e divertivano i bagnanti spettatori della grande platea dello Scrivia che durante lo spettacolo si guardavano bene di fare il bagno nel profondo lago sotto all’arcata più alta del ponte. Ispirandosi forse alle picchiate dei rondoni scriviensis, alcuni angeli spiccavano il volo dal ponte a testa in giù e dopo un salto di una quindicina di metri penetravano l’acqua sottostante tra lo stupore dei pesci ignari spettatori del Campionato Serravallese di tuffi dalla Madonnetta.

In quegli anni, con lo Scrivia strapiena di gente durante il periodo estivo, il ponte  era diventato il palcoscenico di un intrattenimento unico nel suo genere.

Tra i Dibiasi ed i Cagnotto locali dell’epoca  si era instaurata una sana ed amichevole competizione  a chi faceva i tuffi più strani o stilosi. Alcuni si cacciavano di testa o a bomba dal livello della strada o dalla ringhiera metallica.

Tra chi scrisse questa pagina indelebile della anedottica locale scoprii che c’era anche il mio vicino di casa Aurelio Dalla Fiore.  Nel racconto di Aurelio i primi nomi dei suoi collegi tuffatori furono quelli dei più spericolati:

Ermano Aragone detto Manegia dal possente fisico si buttava bene di testa e spesso si arrampicava sulla  Chiesetta per spiccare il volo dai coppi del tetto,

Attilio Repetto detto e Vampa, famoso per la sua forza fisica e la sua agilità,

Richetto Morchio considerato benevolmente il più matto per il suo coraggio e la sua intraprendenza,

Giannino Brenta che si tuffava a ripetizione, più volte di seguito risalendo velocemente dalla scaletta nella scarpata dietro alla Chiesetta,

Agostino Bisio che, al primo tuffo, sbilanciato da una forte brezza cadde in acqua malamente. Soccorso dagli amici sembrava non respirare, si riprese dopo poco senza conseguenze,

Vittorio Cavichini piccolino e tutto nervi,

E poi ancora Angelo Quaglia, Gianni Casonato e Carega il gigante stazzanese di due metri di statura.

Spesso, quando sul ponte passavano delle ragazze o delle donne i circensi tuffatori  camminavano in equilibrio sulla ringhiera per poi fare finta di inciampare e di cadere ovviamente nell’acqua. Le ragazze gridavano terrorizzate, correvano pensando di vederli sfracellarsi sulla ghiaia, ma poi capivano che era una burla…

Il campionato Serravallese di tuffi non si esauriva dalla Madonnetta che era sicuramente il punto più alto da dove cacciarsi ma anche dal famoso, “pilastrein” della Nave, dagli scogli dell’acqua di zolfo, dal lago dei cavalli e dai piloni della Direttissima dopo essersi arrampicati a mo di uomo ragno.

Di tutti i tuffatori l’unico rimasto che può ancora raccontare le loro gesta è  Aurelio Dallafiore, classe 1932. Era ancora ragazzotto quando dalla finestra di casa sua, sita nei pressi del ponte, vedeva le esibizioni pontine di alcuni suoi amici. Volle provare l’emozione del salto nel vuoto. Si tuffò ma una volta sola poiché arrivata la notizia alle orecchie di sua madre ebbe paura di dover fare il secondo volo, ma dal terrazzo di casa sua…

Probabilmente I tuffatori della Madonnetta esistono da quando esiste il ponte. Forse i primi furono gli stessi operai che lo costruirono. Non si hanno molte notizie di tuffi fatti prima della guerra. Di sicuro tuffatori furono Rein Celotu classe 1926 e mio padre (Andrea Schiaffino, che a me non lo ha mai raccontato!). È possibile si sia cacciata giù addirittura una ragazza, in sottoveste, Natalina Zino, nonna di Aldo Orlando, ma le testimonianze non concordano.

Quando ero bambino mi piaceva farmi raccontare queste “spertise” serravallesi. Le persone parlavano dei tuffatori con affetto ed ammirazione. Purtroppo, o per la fortuna dei genitori, dopo i lavori di consolidamento del ponte degli anni settanta non c’è più il profondo lago che consentiva i tuffi.

D’altronde anche i frequentatori dello Scrivia si sono ridotti ad uno sparuto numero di temerari che sfidano non il vuoto ma l’inquinamento la cementificazione e la desertificazione in quanto a pesci del nostro torrente. I pescatori la canna ed i bagnanti il costume li hanno appesi al chiodo ormai da parecchio.

Fu una vera sciagura per il paese che lo Scrivia sia cambiato rapidamente in peggio al punto da non poterla più frequentare. Fu come perdere un amico con il quale si passavano splendide e spensierate giornate piene di sole, di bagni, di pescate, di avventure… Anche se negli ultimi anni vi sono stati alcuni miglioramenti, difficilmente si potrà in futuro tornare a rivivere quei luoghi. Se lo Scrivia potesse parlare ci racconterebbe tante bellissime storie di Serravallesi che lo amavano pazzamente e che ogni estate per riconoscenza gli lucidavano le pietre con la pianta dei piedi.

Quello che possiamo e penso  dobbiamo fare è almeno cercare di tramandare alle nuove generazioni le testimonianze di quanto era bella e magica la nostra Serravalle. Manteniamo vivo  il ricordo di quanti la fecero  grande con mille magnifiche iniziative, tra cui il mitico Campionato di tuffi dalla Madonnetta.

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