CronacaDizionarioMilitariVittima del servizio

Giacomo, l’Alpino portato via dall'”Orcolat”.

CHIOLERIO, Giacomo
Giacomo Chiolerio (Voghera, 1 ottobre 1955 / Gemona del Friuli, 6 maggio 1976).

Operaio, Artigliere Alpino, Vittima del terremoto di Gemona del Friuli.

Intorno ai focolari delle case di Carnia si narra da sempre che, nel buio di una caverna, prigioniero nel cuore delle montagne friulane, viva un pauroso orco. L’ “Orcolat”. Un gigante furioso, tradito dagli uomini, che dalla notte dei tempi sfoga la sua rabbia scatenando i terremoti che nei secoli hanno scosso questo splendido angolo delle nostre Alpi.

Il 6 maggio 1976, un sisma, tra i più drammatici della storia d’Italia, devastò la città ed il territorio di Gemona del Friuli, località delle Prealpi Giulie in provincia di Udine, mietendo centinaia di vite umane. Nei giorni in cui la Nazione, con profonda commozione, celebra il cinquantesimo anniversario di questo tragico e luttuoso evento, per la comunità serravallese corre l’obbligo di ricordare un suo giovane Alpino, Giacomo Chiolerio, il cui sorriso si spense per sempre nella polvere di quella immane catastrofe. Soldato di Leva, egli perse la vita mentre stava prestando il servizio militare proprio a Gemona, sotto le macerie della sua caserma che, in quella maledetta sera d’estate di 50 anni fà, non resse all’impeto devastatore dell'”Orcolat”.

Giacomo, nacque a Voghera nell’Oltrepò Pavese, il 1 ottobre 1955. Figlio di Aldo Chiolerio, di professione autista, e di Palma Broglia. La famiglia Chiolerio si trasferì a Serravalle nel 1968, proveniente dalla vicina Stazzano, prendendo casa in Regione Crenna, lungo Via Gavi. Terminati gli studi, Giacomo trovò occupazione come apprendista operaio presso la ditta Campanini e Musi, un’azienda di rigenerazione pneumatici con sede ad Arquata Scrivia. Nel dicembre 1974 è chiamato alla visita di Leva presso il Distretto Militare di Alessandria, giudicato abile ed arruolato, soldato dell’Esercito. Nell’anno 1976 venne chiamato al servizio militare ed arruolato nelle truppe Alpine come Artigliere. Partito il 10 febbraio, trascorse un primo periodo d’addestramento a Teramo, in Abruzzo, presso il Battaglione Reclute. In quel gennaio Giacomo ed i suoi cari avevano vissuto il dolore della prematura perdita del caro papà.

Per le festività pasquali Giacomo godette di una una breve licenza. Successivamente assegnato al Battaglione Logistico della III Divisione Alpina Julia, venne inviato alla Caserma Goi – Pantanali di Gemona, per seguire un corso da autista ed acquisire la qualifica di Conduttore. Un’interessante opportunità per qualificarsi nel servizio e per accrescere il proprio bagaglio professionale: dopotutto conseguire una patente di guida superiore sarebbe potuto tornare utile al ritorno nella vita civile, al rientro in azienda e nel mondo del lavoro (nell’immagine un panorama di Gemona prima del sisma).

Nella serata di giovedì 6 maggio, alle ore 21, proprio in Friuli, ebbe inizio una delle sequenze sismiche che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia descrive – ancora oggi – come una delle più forti e devastanti della seconda metà del Novecento in Italia. L’evento principale raggiunse un valore di magnitudo 6.5, fra i più alti mai registrati nell’Italia settentrionale; l’intensità epicentrale fu pari al IX-X grado della scala Mercalli. La scossa interessò circa 120 comuni delle province di Udine e di Pordenone, per una popolazione complessiva di circa 500.000 persone. Il sisma venne percepito in gran parte del Nord Italia.

Gli effetti più distruttivi si ebbero nella zona a nord di Udine, lungo la media valle del Tagliamento, dove interi paesi e cittadine subirono estese distruzioni; fra questi, solo per citarne alcuni, Forgaria nel Friuli, Osoppo, Venzone e Gemona del Friuli. Epicentro tra Gemona ed Artegna. La devastazione fu totale: abitazioni, negozi e fabbriche, chiese, ospedali ed edifici pubblici. Fu in quelle drammatiche circostanze che si compì il destino di Giacomo Chiolerio, che al momento della catastrofe si trovava in caserma a Gemona, dove era giunto da circa un mese, nell’attesa di essere trasferito ad Udine. La struttura ospitava militari dei Gruppi di Artiglieria da Montagna Conegliano ed Udine, della Compagnia Genio Pionieri Julia e del 2° Reparto Logistico Leggero del Battaglione Logistico Julia.

La terra tremò con una violenza inaudita. Purtroppo in quei fatali momenti Chiolerio non era in libera uscita come altri Alpini della Julia. Lo sfortunato giovane serravallese rimase sepolto nel crollo di uno dei padiglioni della caserma, squassati dalla violenza del sisma per 59 interminabili secondi.

«…Nella struttura erano accasermati oltre mille uomini… La prima scossa sorprese molti soldati nelle camerate e molti altri nella sala cinematografica, dove si stava proiettando il film “Satyricon” di Fellini. I soldati usciti prontamente dal cinema vedono la terra tremare, frastornati dal boato della seconda scossa, le palazzine si sgretolano e si adagiano su se stesse…».

Inizialmente fu assai difficile comprendere le dimensioni di cosa fosse realmente successo, le notizie erano frammentarie. Il giovane serravallese fu in primis dato per disperso, ma alcuni giorni dopo giunse la ferale notizia della morte: il suo corpo venne ritrovato solo il martedì successivo. Non aveva ancora compiuto 21 anni. Nelle medesime circostanze persero la vita altri 28 soldati, tra Artiglieri e Genieri, i cui nomi figurano tra quelli delle 990 vittime complessive del terremoto del Friuli, di cui 400 solo a Gemona, praticamente rasa al suolo dall’ingovernabile forza della natura. Gli sfollati furono oltre 100.000 e 18.000 le case distrutte. Ai primi soccorritori, ovunque si presentarono terrore, lutti, distruzione, un territorio appariva come sconvolto da una guerra. Persone che vagavano senza meta, con una coperta sulle spalle, case sventrate, macerie sulle strade e nelle piazze, la disperazione dipinta sui volti di uomini e donne, giovani, anziani e bambini.

La memoria del dramma consumatosi alla Goi – Pantanali rivive nei racconti dei testimoni in grigioverde. Il Colonnello Agostino Ferrari, allora giovane Ufficiale di stanza a Gemona, narra:

«…Usciti dalle abitazioni, raggiunte le piazze, trovato dei militari in libera uscita, ci siamo dati da fare a prestare soccorso e verso le 4 di mattina abbiamo deciso di raggiungere la caserma convinti che nella struttura non fosse successo niente…».

Antonino Pascolo, Maresciallo degli Alpini a riposo:

«…Tra le macerie della… “Goi – Pantanali” si sentiva solo le urla e le richieste di aiuto di quei ragazzi, avevano solo 20 anni… I militari erano appena rientrati da una manovra, la scossa li sorprese sotto la doccia… Lavorammo tutta la notte per liberare quei ragazzi dalle macerie, tanti uscirono vivi, ma per alcuni non ci fu nulla da fare… Non c’era tempo per pensare, l’unico obiettivo era estrarre vivi i militari…».

La radio, la tv, i giornali portarono agli Italiani le immagini, le voci, le storie provenienti dai luoghi della catastrofe, dove la distruzione ben si rivelò per le sue reali impensabili dimensioni pressoché totale, destando profonda emozione e senso di partecipazione.

Al cordoglio nazionale, per la comunità di Serravalle si sovrappose anche la grande preoccupazione per la sorte di Giacomo Chiolerio, quel suo ragazzo dato per disperso nell’inferno di Gemona. Per i Chiolerio, mamma Palma, i fratelli e la sorella, furono ore d’insostenibile attesa, sospese tra speranza e disperazione. Alcuni congiunti presero la via di Gemona alla ricerca di informazioni di prima mano:

«.…Giacomo è descritto come un ragazzo molto sensibile, introverso… potrebbe avere subito, dopo quanto accaduto, un forte choc, essere scappato e trovarsi in giro, magari senza memoria… è la speranza a cui si aggrappano…».

Giunti in loco chiesero di poter restare per collaborare alle ricerche ma non fu loro concesso. Pertanto tornarono a casa. Nella tarda serata dell’11 maggio, la comunicazione alla famiglia della ferale notizia, ufficializzata dalle Autorità Militari: Giacomo era morto.

Il giorno dopo, alle ore 15, la salma del giovane Alpino, giunse a Serravalle a bordo di un autocarro militare. Per lui si aprì la camera ardente, allestita nella Chiesa dei Bianchi, il portone spalancato sulla piccola piazza nel cuore del centro storico; la bara avvolta nel Tricolore e fregiata da un cuscino di fiori inviato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale di Corpo d’Armata, Andrea Cucino. Le esequie, coordinate dal Parroco, Monsignor Teresio Angeleri, si celebrarono il 13 maggio, alle ore 10, nella Chiesa Collegiata di Serravalle, gremita di cittadini e alla presenza delle autorità civili e militari.

Quanto accaduto a Giacomo Chiolerio ed ai suoi commilitoni, e l’eco dei lutti e delle devastazioni provocate dal sisma, suscitarono grandissima emozione in tutta l’opinione pubblica italiana. Da Sud a Nord della Penisola immediata fu la gara di solidarietà per portare soccorso ed aiuto alle genti friulane. In tal senso, il 14 maggio anche la Giunta Comunale di Serravalle Scrivia rappresentata dal Sindaco, Michelangelo Grosso, deliberò con voto unanime l’acquisto urgente di generi alimentari e di prima necessità, associandosi all’immediata analoga mobilitazione avviata dal Sottocomitato della locale Croce Rossa Italiana a favore delle popolazioni terremotate. Per portare soccorso ed aiuto direttamente nei luoghi del disastro, una missione di militi della C.R.I. serravallese partì alla volta del Friuli, tra loro anche Gianpiero Cravero. Le “tiere furlane” avrebbero tremato ancora, l’11 e soprattutto il 15 settembre, aggravando la già drammatica situazione.

Il Presidente della Repubblica dell’epoca, Giovanni Leone, già intervenuto sui luoghi del sisma nelle prime immediatezze degli eventi per portare la solidarietà della Nazione, nel 1977 avrebbe conferito al Reparto di appartenenza dell’Alpino serravallese la Medaglia al Valore dell’Esercito, con la seguente motivazione:

«…Unità tragicamente colpita negli uomini e nelle infrastrutture dal sisma del 6 maggio 1976, interveniva immediatamente, con la totalità dei superstiti, nell’opera di soccorso alla popolazione di Gemona. Sotto la guida dei Comandanti di ogni grado, il personale si prodigava incessantemente per giorni e notti, operando in condizioni di estrema difficoltà ed esponendo spesso la propria vita a manifesto rischio, a causa del perdurare delle scosse e dei crolli, per estrarre dalle macerie i sepolti vivi e, successivamente, i morti. Contribuiva così in modo determinante a ridurre i danni provocati dalla grave sciagura. Rifiutando l’avvicendamento, persisteva nell’opera di soccorso, dando prova di eccezionale saldezza morale, suscitando nella popolazione i più vivi sentimenti di ammirazione e di riconoscenza e tenendo alto il prestigio dell’Esercito. (Gemona del Friuli, 6 maggio – 23 luglio 1976.)…».

Oggi all’interno della caserma friulana un cippo reca i nomi degli Alpini della Julia vittime del sisma. Al cimitero di Gemona un memoriale perpetua il ricordo dei morti di quel cataclisma ed un monumento rappresenta plasticamente, non solo le vite spente, ma anche l’opera instacabile e generosa resa dai soccorrittori.

L’esperienza del terremoto del Friuli, la gestione dei soccorsi e successivamente della ricostruzione per la sua peculiare dimensione di modello etico e popolare, rappresentò uno dei passaggi cardine nel difficile ma virtuoso percorso istituzionale che, il 29 aprile 1982, avrebbe dato all’Italia un organismo governativo permanente capace di mobilitare e coordinare tutte le risorse nazionali utili ad assicurare l’assistenza alla popolazione in occasione di gravi emergenze: il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.


Fonti ed immagini:

Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia

https://www.giornalidelpiemonte.it/dettaglio.php?globalId=giopiens;3425642;1

La Stampa, 11 maggio, 1976

La Stampa, 12 maggio, 1976

https://50terremotofriuli.it/

https://www.messaggeroveneto.it/speciali/terremoto-friuli-1976-anniversario/gemona-caserma-goi-pantanali-cinquantenario-terremoto-bocelli-giro-italia-uxjr1ct4

https://www.friulioggi.it/cronaca/il-friuli-ricorda-il-terremoto-del-1976-questa-sera-a-gemona-le-celebrazioni

https://www.sbhu.it/proposte-di-lettura/6-maggio-1976-il-terremoto-in-friuli

https://visitgemona.com/feel/1976-modello-friuli

https://www.facebook.com/groups/350126481033

https://friulisera.it/parole-e-immagini-degli-alpini-nel-friuli-terremotato-in-una-mostra-a-gemona/

https://www.difesa.it/primopiano/anniversario-terremoto-del-friuli/70148.html

https://www.ilpost.it/2016/05/06/terremoto-friuli-1976

https://vocedelnordest.it/soccorritori-e-soccorsi-gli-alpini-e-lorcolat/

www.alpinicogoleto.it

https://www.anabergamo.it/brigata-alpina-julia/

https://www.archivioluce.com/maggio-1976-in-friuli-la-terra-trema/

https://www.facebook.com/groups/84758062416/media

https://archivio.quirinale.it/aspr/diari/EVENT-002-024044/presidente/giorgio-napolitano

https://www.tribunatreviso.it/cronaca/racconti-di-naja-lalpino-di-treviso-sfuggito-al-terremoto-liwmrqzz

https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi/inaugurazione-di-un-monumento-memoria-delle-vittime-del-terremoto-del?page=3

https://www.meteoweb.eu/2016/05/terremoto-friuli-mattarella-a-gemona-per-ricordare-le-400-vittime-del-sisma/682158

https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2023/05/terremoto-e-alpini-il-ricordo-dellufficiale-della-goi-pantanali-f9b04604-863c-41e9-aa1e-cc462452f7ab.html

www.pietredellamemoria.it

Dritto – Guerrino Mattia Monassi, L’Orcolat l’ere vêr – 1976 Gnot dal sîs di Mai, 1976

https://www.facebook.com/crimiles/posts/il-terremoto-del-6-maggio-1976-devast%C3%B2-diverse-aree-del-friuli-venezia-giulia-co/1160703446098913

https://www.facebook.com/100091366250328/posts/gemona-prima-del-terremotosul-retro-di-questa-cartolina-che-ha-viaggiato-nel-197/570623502659853

https://www.facebook.com/photo?fbid=1095520709276353&set=a.639209451574150

https://cri.it/2017/07/28/croce-rossa-e-solidarieta-a-40-anni-dal-terremoto-in-friuli-il-ricordo-dellimpegno-della-cri

https://www.attimodecisivo.gov.it/it

https://www.messaggeroveneto.it/cronaca/dalle-urla-degli-alpini-alla-mamma-che-allatto-il-figlio-sotto-le-macerie-d31qnnnh

Archivi Fotografici Alinari, Firenze

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

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