U sankrò

Mio papà in inverno raccoglieva sotto la neve gli ultimi frutti delle sue fatiche da ortolano: i cavoli verza. Li posava sul tavolo di cucina e diceva con orgoglio:” ecu auva i soun a e pontu giustu per fo u sankrò”.

Ingredienti:

1 cavolo verza di grossezza media, 100 gr. di salciccia, un pò di pancetta affumicata tagliata in un sol pezzo, 1 spicchio d’aglio, 1/2 cipolla, 1 bicchiere d’aceto di vino bianco (adeguare la quantità ai propri gusti), 3 cucchiai di olio d’oliva, sale e pepe.

Eliminate le foglie esterne più dure e tagliate a listarelle sottili la parte tenera del cavolo. Tritate finemente la mezza cipolla con lo spicchio d’aglio mettendo il tutto a soffriggere dolcemente per qualche minuto (non fatelo scurire), unite poi la salciccia sbriciolata ben bene e la pancetta tagliata a pezzetti,fate rosolare per qualche minuto e aggiungete il cavolo tritato. Dopo aver fatto stufare per una decina di minuti a calore moderato, mescolando sempre, versate un bicchiere d’acqua (meglio ancora dil brodo) e fate proseguire la cottura incoperchiando per altri venti minuti sempre a fuoco basso. Quando la verza sarà cotta aggiungete il bicchiere d’aceto di vino bianco e lasciate consumare a fuoco vivace senza coperchio.

SERVIRE BEN CALDO E BUON APPETITO!!!

Sarita Ferrari (Serravallesi inquieti)

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Benito Ciarlo

Calabrese di Montalto Uffugo (CS), dov'è nato nel 1950. Vive a Serravalle Scrivia (AL) dal 1968. Ha lavorato In Europa Metalli (ex Delta) come esperto di tutela dell'ambiente e responsabile della prevezione degli infortuni sul lavoro, svolgendo anche le mansioni di responsabile delle pubbliche relazioni. Appassionato di dialetti italiani e di Letteratura Medievale, ha svolto numerose serate di divulgazione delle opere di Dante Alighieri presso la Biblioteca Allegri. Insegna "Divina Commedia" all'Università della terza Età UNITRÈ Arquata-Grondona. Ha scritto e pubblicato Racconti e Raccolte di Poesie (in lingua e vernacolo) .