Il presepio in Collegiata

Il Natale a Serravalle è caratterizzato tradizionalmente, oltre che, naturalmente, dalle celebrazioni liturgiche, dalle luminarie per strada, dal grande albero di Natale in piazza Bosio a cui i bimbi attaccano le letterine per Babbo Natale, dal panettone e vin santo offerti dalla Proloco ai serravallesi all’uscita della Massa di mezzanotte e, soprattutto, dall’artistico presepe meccanico che, tutti gli anni viene preparato nella Chiesa Parrocchiale.
Al suo allestimento e alla sua evoluzione, nel corso degli ultimi cinquant’anni, hanno collaborato in molti(1), ma possiamo dire che i fondali e i meccanismi che animano le varie ambientazioni sono frutto dell’ingegno di appassionati che si sono avvicendati, quali Gigino Ferrari, Gian Cravero, Angelo Cavo, Gianni Torchia e Rocco Platì.


Questo presepio è caratterizzato da suoni, luci e movimenti che inglobano i visitatori nello svolgimento della giornata del ventiquattro dicembre a Betlemme, sintetizzata in quindici minuti di tempo reale.

Al canto del gallo si spengono i fuochi, gli scuri delle case si aprono, la luce diventa gradualmente più intensa mentre cominciano tutte le attività: il fabbro batte rumorosamente il ferro sull’incudine, l’arrotino fa vorticare la mola per dar filo ai coltelli, un cammello fa girare la màcina del mulino, il pescatore lancia la lenza nel fiume che scorrendo fa sentire lo sciabordio dell’acqua contro le sponde di sassolini, muschio e paglia, la bimba gioca sull’altalena e una nonna lavora al telaio.

Nel frattempo il sole compie il suo viaggio descrivendo un arco nel cielo fino al tramonto. Si attenua quindi il chiarore, fino ad abbuiare, mentre tutte le attività gradualmente finiscono

Simulando la mezzanotte, uno sfolgorio di stelle e vivide luci illuminano la capanna della Natività mentre esplode un canto di Osanna in Excelsiss Deo.
Ancora una volta, anche quest’anno, nasce il Bambino Gesù.

E il ciclo si ripete per la gioia e la meraviglia dei bambini e degli adulti, che si soffermano a lungo ad ammirare il presepio dell’anno, a discutere delle differenze con i presepi degli anni passati, a ricordare e a prevedere come erano e come saranno i presepi della Parrocchia.

(1) Senza dimenticare Paolo il Sacrista, tutte le signore che hanno cucito vetitini ed addobbi, gli elettricisti, l’Associazione Amici dell’Arte e tanti altri collaboratori che si sono avvicendati negli anni.

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Benito Ciarlo

Calabrese di Montalto Uffugo (CS), dov'è nato nel 1950. Vive a Serravalle Scrivia (AL) dal 1968. Ha lavorato In Europa Metalli (ex Delta) come esperto di tutela dell'ambiente e responsabile della prevezione degli infortuni sul lavoro, svolgendo anche le mansioni di responsabile delle pubbliche relazioni. Appassionato di dialetti italiani e di Letteratura Medievale, ha svolto numerose serate di divulgazione delle opere di Dante Alighieri presso la Biblioteca Allegri. Insegna "Divina Commedia" all'Università della terza Età UNITRÈ Arquata-Grondona. Ha scritto e pubblicato Racconti e Raccolte di Poesie (in lingua e vernacolo) .

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