Antifascisti e partigianiBenedicta DeportatiDizionario

AVANZINI, Carlo

Carlo Avanzini (Genova, 6 maggio 1920 / Genova, 4 febbraio 2004)

Impiegato, Partigiano, Rastrellato alla Benedicta, Deportato

Carlo Avanzini nacque a Genova il 6 maggio 1920, figlio di Federico Avanzini, commesso, e di Erminia Rapallino, casalinga. Conseguito il diploma Magistrale, iniziò gli studi universitari presso la Facoltà di Medicina. Il 3 maggio del 1939 assolse all’obbligo della visita di Leva e venne giudicato abile ed arruolato, Soldato di 1° Classe del Regio Esercito, posto a disposizione del Distretto Militare di Genova. Destinato al corso per Allievi Ufficiali, venne ammesso al ritardo per motivi di studio. Il 9 agosto 1942 giunse la chiamata alle Armi. La macchina bellica dell’Italia fascista – che dal luglio 1941 si era impegnata al fianco delle truppe del Reich nell’invasione dell’Unione Sovietica mobilitando per il fronte orientale il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.) – in quell’estate del 1942 andava allestendo una nuova unità, l’Armata Italiana in Russia (ARM.I.R.), che avrebbe sostituito ed assorbito il C.S.I.R., portando la partecipazione italiana alla “Operazione Barbarossa” ideata da Hitler a contare 227.000 uomini, dai 58.800 iniziali. Una fallimentare crociata anticomunista, fortemente voluta del Duce, che si sarebbe risolta nella più grande disfatta del Regio Esercito, costata alla Nazione circa 90.000 mila morti. Un’esperienza drammatica che la sorte risparmiò al Soldato Avanzini. Il 15 agosto egli è avviato al Corso Allievi Ufficiali di Complemento, inquadrato nel 19° Reggimento di Artiglieria della Divisione “Venezia”, di stanza a Firenze, presso la Caserma “Generale Baldissera”. Il 15 ottobre è nominato Caporale ed in dicembre è promosso Sergente, sempre nello stesso reparto. Dall’aprile del 1940 la Divisione si trovava impiegata in gran parte del proprio organico nella Campagna di Albania, nei presidi di Elbasan e Pogradeck, ad est della capitale Tirana. Il 23 gennaio 1943, Avanzini venne trasferito alla 15° Compagnia di Sanità di Genova. L’8 settembre, in seguito ai tragici eventi sopravvenuti all’Armistizio, il giovane militare si sbandò, come accadde ad altre centinaia di migliaia di italiani in uniforme impegnati nei vari teatri di guerra.

Durante il conflitto mondiale egli sfollò a Serravalle Scrivia dal capoluogo ligure. Dopo l’Armistizio, maturò la scelta Resistenziale, decidendo di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di unirsi ai partigiani dell’Appenino tra Liguria e Piemonte. A far data dal 1 aprile 1944, militò nella 3° Brigata Garibaldi Liguria. Partigiano Combattente, scelse per sé il nome di battaglia di “Pepé” e, con il grado di Maresciallo, fu designato quale Comandante di Squadra. Nei giorni della Pasqua del 1944, durante il feroce rastrellamento nazifascista della Benedicta, probabilmente nel tentativo di filtrare tra le maglie dell’accerchiamento nemico, venne arrestato a Voltaggio.

Detenuto a Voltaggio, successivamente venne tradotto a Novi Ligure, dove vennero concentrati gli uomini catturati durante le operazioni di antiguerriglia consumate nella zona intorno al Tobbio. Da qui, l’8 aprile 1944 , Avanzini fu tra i partigiani caricati sui carri ferroviari piombati che formavano un convoglio, identificato dal nr. 39, con destinazione il lager di Mauthausen, città dell’Austria annessa al Terzo Reich, dove giunse il 16 aprile. Altri deportati vennero aggiunti durante la sosta alla stazione di Milano. I numeri di matricola attribuiti alla data dell’arrivo al lager, sono compresi tra il 63.668 e il 63.874. Il totale dei deportati può essere stimato in 207 persone. Tra loro 185 giovani catturati proprio alla Benedicta. A quel tragico trasporto sopravvissero solo poche decine di prigionieri.

Il militare serravallese, dopo un primo internamento nel grande lager di Mauthausen, il 23 maggio 1944 venne trasferito al Sottocampo “Gusen II”, allestito – come altre due analoghe strutture – intorno all’omonimo villaggio, che si trovava a soli 5 km dal campo principale. Questi Sottocampi costituirono: “…una realtà a sé per quantità di deportati e durezza di condizioni di prigionia e di lavoro… Nel marzo del 1944 iniziano i lavori per la costruzione del campo di Gusen II (St. Georgen). I deportati, oltre a costruire il campo, lavorano allo scavo di un sistema di gallerie entro le quali vengono collocati impianti per la produzione di armi e parti di aerei (Steyr – Daimler, Messerschmitt)… Furono scavati nella montagna circostante e nei pressi di St. Georgen 7 chilometri di tunnel (larghi da 6 a 8 metri, alti da 10 a 15) per ubicarvi la produzione bellica e i macchinari dell’Istituto di ricerca della Scuola Superiore Tecnica di Vienna, per ricerche connesse alla produzione missilistica (V1 e V2). I lavori furono eseguiti senza badare alla sicurezza degli operai, provocando quotidianamente morti e feriti. La ricostruzione delle presenze di prigionieri e della mortalità lascia intravedere le durissime condizioni di vita e di lavoro dei deportati. Secondo le ultime ricerche, su circa 21.000 presenze registrate fra il 1940 e il 1942, si sono avuti almeno 14.000 decessi. Nel 1943, il numero di prigionieri più alto registrato è di 9.000 unità, quello dei morti è di 5.225. Nel 1944, si contano rispettivamente 22.000 e 4.700 unità; nel 1945, 15.000 e 8.800. Sono documentate almeno due circostanze in cui si procedette a eliminazioni di massa col gas Zyklon-b, in baracche adattate per tale operazione: il 2.3.1944 (164 prigionieri di guerra sovietici) e il 22.4.1945 (più di 800 malati e invalidi). Una terza strage, il 2.3.1942 (300 polacchi e spagnoli malati di tifo), non risulta sufficientemente documentata…“.

Il 10 marzo 1945 Avanzini viene ricollocato nella presso uno dei tre Sottocampi satellite di Mauthausen allestiti nella città di Linz. “…Il numero dei campi satellite aumentò decisamente a partire dal 1943, di pari passo con la decisione di utilizzare i deportati come schiavi nelle fabbriche di armamenti. Il campo principale mantenne la funzione di registrare e smistare i nuovi venuti nei sottocampi, alcuni dei quali crebbero fino a contare più prigionieri dello stesso Lager di Mauthausen…”. Nel sottocampo denominato “Linz I”, ovvero “Campo di lavoro S.S. Linz”: “…I prigionieri erano alloggiati in quattro edifici… nei locali della ferriera di Linz. Il campo era situato tra i locali della fabbrica e il Danubio… I prigionieri dovevano lavorare sulla costruzione e nella produzione dell’impianto di sfruttamento delle scorie della D.E.ST. (la “Deutsche Erd- und Steinwerkesocietà proprietaria delle S.S., attiva nel settore edilizio e degli armamenti, ndr.). Hanno prodotto materiali da costruzione di base e pietre di scorie per la costruzione di caserme. Le condizioni di lavoro erano… cattive e gli incidenti erano comuni… il lavoro si svolse all’esterno per la maggior parte, il che lo rese ancora più duro… l’estate era insopportabilmente calda, l’inverno amaramente freddo…“. Il sottocampo “Linz II” venne aperto: “…per costruire un rifugio antiaereo per gli abitanti di Linz. La città era un obiettivo prioritario delle forze aeree alleate, in quanto ospitava molte importanti zone industriali… Il sottocampo… é stato allestito in un sistema di tunnel, il cosiddetto Marsekkeller, nel centro della città… I prigionieri dovevano lavorare nei sistemi di tunnel, dove dovevano vivere. Molti di loro non vedevano o difficilmente vedevano luce diurna… i prigionieri sono stati utilizzati per… lo scavo,…l’assemblaggio e il trasporto di materiali. A causa di insufficienti precauzioni di sicurezza, gli incidenti sul lavoro erano molto comuni…“. La struttura del “Linz III” venne allestita tra il “Werkskanal” (canale di lavoro) e l’area dell’estuario del fiume Traun, affluente del Danubio: “…Era situato su una penisola nella pianura alluvionale… Più volte il campo di baracca era sott’acqua. Le condizioni di vita erano… pessime… I prigionieri provenivano da più di 20 nazioni. La maggior parte di loro provenivano dall’Unione Sovietica e dalla Polonia… Il lavoro forzato dei prigionieri fu utilizzato in varie aree del “Reichswerke” (complesso industriale che, sotto la diretta direzione del gerarca nazista Hermann Göring, operò su grande scala nelle industrie delle costruzioni, nella metallurgia e nel petrolifero, sfruttando senza scrupoli la manodopera schiavile fornita dal lavoro forzato dei prigionieri dei Lager): durante la costruzione delle ferriere a Oberdonau e Stahlbau GmbH… tre padiglioni… erano occupati con detenuti… per la produzione di carri armati… Gli abusi da parte delle guardie e dei lavoratori civili erano all’ordine del giorno… i prigionieri… sono stati utilizzati per ripulire i locali della fabbrica, la ferrovia e la città dopo i raid aerei…“.

Sopravvissuto all’internamento ed allo sterminio. Carlo Avanzini venne liberato a Gusen dalle truppe dell’esercito statunitense. Sabato 5 maggio 1945, verso le ore 12, comparve davanti all’ingresso di Mauthausen un veicolo della Croce Rossa Internazionale e due autoblindo americane. Si trattava di un plotone del Gruppo D del 41° Squadrone Cavalleria Meccanizzata – XI Divisione Corazzata che, inviato in zona per ispezionare l’agibilità dei ponti della città di St. Georgen, indirizzato dal personale della Croce Rossa, raggiunse il lager di cui ignorava la presenza. Questo il racconto dei uno dei militari statunitensi: “…era un giorno di primavera soleggiato… Mentre ci avvicinavamo al campo, un capitano delle SS ci venne incontro… era il comandante… di Gusen… Oltre la barriera, c’erano centinaia di persone che impazzirono di gioia quando ci videro per la prima volta… Alcuni avevano solo coperte che li coprivano, altri erano completamente nudi, uomini e donne insieme, formando la folla dall’aspetto più emaciato che io abbia mai avuto il dispiacere di vedere… essi rassomigliavano appena ad esseri umani… Entrando per primo fui salutato con la più spettacolare ovazione mai riservatami. Oltre quel portone centinaia di prigionieri erano in formazione e quando entrai erano così felici di vedere un soldato americano che iniziarono tutti a strillare, gridare e piangere. Per questa gente la mia apparizione significava la liberazione da tutta la tortura e l’orrore che li circondavano… Nel fondo del cortile c’erano corpi ammonticchiati in una sola massa. Non si sarebbe pensato che erano esseri umani… Quindi ci fu mostrato dove gasavano la gente e poi li cremavano in grandi forni… Mi chiesi cosa tenesse in vita questa gente. Erano solo pelle ed ossa… Dopo circa un’ora avevamo tutte le guardie tedesche fuori dal campo… Quindi… ci recammo al campo di Gusen, dove avemmo esperienze simili a quelle provate a Mauthausen. Portammo le guardie fuori dal campo e restaurammo l’ordine tra i prigionieri, e quando la colonna di guardie tedesche sotto il controllo del nostro plotone arrivò a Gusen, le guardie da questo secondo campo si unirono alla colonna…“. (Nell’immagine a lato, l’abbattimento delle insegne del Reich alla liberazione del Campo di Mauthausen).

Nei giorni drammatici della liberazione di Gusen, Avanzini si trovava ristretto nella struttura del “Gusen II”: “…Nel Campo di Gusen II,… al Blocco 9, scoppiò il caos nella notte… fra il 5 e il 6 maggio 1945: spariti SS e gendarmi, spariti o eliminati i « kapos », la massa dei prigionieri si scatenò in un arraffamento illogico, ma irrefrenabile verso le scarse provvigioni alimentari del campo…Al mattino il campo di Gusen II, immondo e destinato alle fiamme, venne abbandonato dai prigionieri che cominciarono a riunirsi per nazionalità… un nutrito gruppo d’italiani, i quali decisero d’appartarsi per alcuni giorni in una baracca delle officine Steyr, a mezza costa sopra Gusen I, in attesa degli eventi: troppo pericoloso infatti era andarsene inermi ed isolati quando l’ordine non era ancor stato ristabilito dagli Alleati, mentre, per contro, ex militari tedeschi, ex nazisti sbandati, perfino ex prigionieri e civili scorazzavano armati e decisi a tutto… ad un certo momento, visto che la calma era ristabilita, dopo aver spedito degli esploratori, decidemmo di rientrare nella legalità ed abbandonata la « Halle Steyr » ci presentammo al campo di Gusen I, ormai controllato dagli americani, e là fummo assegnati al Blocco 22, che insieme col 21 riuniva gli italiani superstiti. Altri invece preferirono aggregarsi al Campo principale di Mauthausen, distante circa 6 km.; ove più tardi anche noi affluimmo alla metà di giugno, per iniziare il sospirato viaggio di rimpatrio… Al Blocco 22, come negli altri, fu compilato un elenco dei superstiti presenti…”. Tra questi, al 16 maggio 1945, figura anche il nome di Carlo Avanzini.

Per l’internato serravallese e gli altri lavoratori coatti sopravvissuti allo sterminaio, iniziò una nuova odissea, quella del rimpatrio. “…Nel 1945… gli Alleati… li radunarono in campi di raccolta. Per gli italiani iniziò un periodo di attesa, perché gli Alleati preferirono dare la precedenza al rimpatrio di cittadini di altri paesi. Molti italiani ex internati militari, prigionieri liberati dai campi di concentramento e civili cercarono di tornare a casa per conto proprio. Il rimpatrio organizzato iniziò nell’estate del 1945. I reduci viaggiarono verso il Brennero su autocarri o in treno, passando per… campi di transito. A Bolzano ed a Pescantina vi erano i primi centri di soccorso di enti assistenziali. Alla fine del 1945 la maggior parte degli ex internati militari sopravvissuti aveva raggiunto l’Italia. Più di 50.000 di loro erano morti in prigionia e a causa del lavoro coatto. I lavoratori coatti liberati vennero sistemati in centri di raccolta… l lavoratori coatti e i detenuti dei campi di concentramento avevano sofferto a lungo la fame. Anche dopo la fine della guerra i generi alimentari continuavano a scarseggiare. Molti se li procuravano da soli rubandoli in depositi di provviste e case private. Nel Centro di Assistenza Reduci di Bolzano si distribuivano viveri e vestiti… Dopo una breve sosta proseguivano il loro viaggio. Per gli infermi erano a disposizione dei letti da ospedale. Un Ufficio Informazioni raccoglieva i dati su morti, dispersi e sulle condizioni di vita nei lager… Qui i familiari potevano chiedere informazioni sui dispersi. I Comuni dell’Italia settentrionale inviarono a Bolzano autocarri per riportare a casa i sopravvissuti delle loro città….“.

Ritornato a casa e ritrovati i suoi cari, riprese la vita civile. Nel luglio del 1947 si sposò, a Firenze, con Osvalda Pietricci. Morì nella sua Genova il 4 febbraio 2004.


Fonti ed immagini:

Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia

Archivio di Stato di Genova, Foglio Matricolare e Caratteristico, nr. 11269, anno 1920, Distretto Militare di Genova

Archivio Arolsen

http://www.artiglierifirenze.it/19–rgt.a.–venezia-.html

https://www.marenostrumrapallo.it/pagan/

https://benedicta.org/deportati/avanzini-carlo

https://partigianiditalia.cultura.gov.it/

https://partigianato.ilsrec.it/partigiano.php?RicercaID=1384

http://intranet.istoreto.it/partigianato/dettaglio.asp?id=106665

https://deportati.it/triangolorosso/1982/triangolo-rosso-novembre-dicembre-1982

https://deportati.it/lager/mauthausen/gusen

https://deportati.it/lager/mauthausen/sottocampi_mauth

https://www.gusen-memorial.org/it

https://www.gusen.org/kz-gusen-ii-st-georgen-gusen

https://www.gusen.org/the-bergkristall-underground-plant-at-st-georgen

https://deportati.it/lager/mauthausen/gusen

https://europeanmemories.net

https://www.ndr.de/geschichte/chronologie/Geheime-Flugzeugproduktionsstaette-Gusen,gusen100.html

https://web.archive.org/web/20120816022940/http://www.lager.it/succursali_mauthausen.html

https://www.ooegeschichte.at/ausstellungen/hitlerbauten-in-linz/wohnungen-fuer-die-volksgemeinschaft/lager-und-barackenstadt-linz

https://www.frankfallaarchive.org/prisons/mauthausen-concentration-camp

https://www.mauthausen-guides.at/aussenlager/kz-aussenlager-linz-i

https://www.mauthausen-guides.at/aussenlager/kz-aussenlager-linz-ii

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https://deportati.it/archivio-storico/liberazione_maut-gusen

www.ercolegloria.com

https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-o9010-0000081

https://www.reteparri.it/wp-content/uploads/ic/RAV0068570_1956_40-45_10.pdf

https://www.ns-zwangsarbeit.de/it/internati-militari-italiani/temi/liberazione-e-rimpatrio

Italo Tibaldi, “Compagni di viaggio. Dall’Italia ai Lager nazisti. I trasporti dei deportati 1943-1945”, Franco Angeli Editore, Milano, 1994

Giovanna D’Amico, Brunello Mantelli, Giovanni Villari, “I ribelli della Benedicta. Percorsi, profili, biografie dei caduti e dei deportati“, Archetipo Libri, 2011, Bologna


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