Antifascisti e partigianiBenedicta fucilati e deportatiDizionario

CHIAPPELLA, Adriano

Adriano Chiappella (di Albino Chiappella e Teresa Daffunchio / Serravalle, 8 giugno 1922 / Parodi Ligure, Loc. Benedicta, 7 aprile 1944).

Operaio, meccanico, Partigiano, caduto nel corso del rastrellamento della Benedicta.

Adriano Chiappella nacque l’8 giugno 1922, a Serravalle, figlio di Albino Chiappella, manovale, fuochista e di Teresa Daffunchio, casalinga. Dopo la scuola, trovò occupazione come operaio e tornitore meccanico. Venne arruolato di leva il 23 maggio 1941 nel Regio Esercito. Dopo l’Armistizio rientrò a casa. Determinato a non aderire all’esercito Repubblicano o alle milizie fasciste, maturò la scelta resistenziale. In seguito alla promulgazione, il 18 febbraio 1944, del “Bando Graziani” che prevede la pena di morte per coloro che non rispondono alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana – lo stato fantoccio nelle mani dei nazisti, sorto dalle ceneri del Regime fascista, tra le rovine di una nazione divisa ed occupata da un esercito straniero – per tutti i ragazzi delle classi 1923, 1924 e 1925 non è più possibile restare nascosti tra mura amiche, il pericolo di essere arrestati ed immediatamente fucilati è enorme, il rischio di ritorsione per i famigliari concreto. Chiede consiglio a poche persone fidate. Ne discute con gli amici, renitenti come lui: come comportarsi? Insieme decidono di non rispondere al bando e di raggiungere le bande partigiane in fase di costituzione sul vicino Appennino. Come per molti giovani nati e vissuti nel Ventennio, la scelta di aderire alla Resistenza non è frutto di una precisa coscienza politica (che per quasi tutti si forma proprio nei mesi dell’esperienza partigiana) ma piuttosto del rifiuto della guerra, mitizzata dal fascismo, di cui la realtà quotidiana aveva svelato l’orrore. I luoghi in cui la scelta resistenziale pone le proprie radici sono la famiglia e soprattutto la comunità locale.

A Serravalle una ventina di ragazzi renitenti decide di partire insieme per raggiungere le bande partigiane che andavano faticosamente organizzandosi nella zona del Monte Tobbio (nella foto in alto, tratta dal sito www.isral.it, un gruppo di partigiani di Serravalle in marcia invernale). Là, intorno ad alcuni militari saliti in montagna dopo l’8 settembre, si aggregarono due formazioni di “ribelli”, scarsamente organizzate, sommariamente addestrate, poco e male armate: la Brigata Autonoma “Alessandria”, che raccolse soprattutto giovani provenienti dal Novese, dalle valli Lemme e Scrivia; la 3° Brigata Garibaldi “Liguria”, riferimento per quelli dell’Ovadese, della valle Stura, della val d’Orba e del Genovesato. L’attività resistenziale del giovane serravallese è riconosciuta dal 1 febbraio 1944, data di presentazione al reparto di appartenenza. Adriano Chiappella (nell’immagine di lato, tratta dall’Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia, in divisa da soldato), con il nome di battaglia di “Taras” (il mitico eroe della città di Taranto, figlio di Poseidone, divinità greca del Mare), venne inquadrato come Capo Squadra nella 3° Brigata Autonoma “Alessandria”, inizialmente con il grado di Sergente e successivamente di Sotto Tenente.

Il passaggio dalla condizione di “renitenti” a quella di “partigiani” di questi ragazzi deve ancora compiersi quando, nei giorni della Pasqua 1944, vengono sorpresi da un massiccio rastrellamento nazifascista, che ebbe inizio nella notte fra il 5 e il 6 aprile 1944, sviluppatosi in tutta l’Italia nord occidentale e che nell’appennino ligure-alessandrino ha come obiettivo proprio la zona della Benedicta, all’epoca località del territorio del Comune di Parodi Ligure. Alcuni partigiani riescono a filtrare tra le maglie del rastrellamento ed a salvarsi la vita, altri cadono in combattimento, in centinaia vengono fatti prigionieri. Centocinquantasette sono fucilati immediatamente nei dintorni della Benedicta oppure in località limitrofe – Masone, Voltaggio, Isoverde, Passo Mezzano, Passo del Turchino – anche nei giorni successivi al rastrellamento. Altre centinaia di partigiani vengono avviati alla deportazione nei lager nazisti. Il tributo di sangue pagato dai serravallesi fu drammatico: 19 ragazzi morti, tutti tra i 19 e i 24 anni, uccisi o deceduti in campo di concentramento. Adriano Chiappella venne fucilato dai nazifascisti il 7 aprile 1944 alla Benedicta. Agli atti dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Serravalle, risulta deceduto, alle ore 15:30, come si precisa nell’atto di morte. Celibe, lasciò la madre, Teresa, vedova, casalinga, le sorelle Maria, di 42 anni, Alba, di 38 anni, operaia, Andreina, di 33 anni e Germana, di anni 28, nubile, i fratelli Igino, di 40 anni, operaio, Erminio, di 36 anni, operaio e Renato, di 31 anni, operaio.

Il 2 giugno 2007, l’Amministrazione Comunale di Serravalle Scrivia ha intitolato lo spazio pubblico che circonda la storica Villa Caffarena, sede della biblioteca civica, ai giovani serravallesi caduti nel corso del rastrellamento e nei campi di concentramento, denominandolo Parco “Ragazzi della Benedicta”. Ad ognuno di loro è stato dedicato, con targa per la memoria, uno degli alberi del giardino pubblico.

Fonti: Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia; Banca dati del Partigianato Ligure – Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell′Età Contemporanea “R. Ricci”; Banca dati Partigianato Piemontese Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “G. Agosti”; www.anpiserravallescrivia.it; www.benedicta.org; www.partigianiditalia.beniculturali.it.

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