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IL “BORBERA”: storie di un lago mai nato

Di imbrigliare le acque del torrente Borbera per costruire un lago artificiale, si è cominciato a parlare in maniera concreta nel XIX secolo, ma, sicuramente, tra le popolazioni se ne dibatteva anche precedentemente.
Il “Borbera” nasce a 1700 metri sul Monte Chiappo e percorre 38 chilometri lungo tutta la Valle omonima; nel suo letto confluiscono diversi affluenti, e infine va a riversarsi a Vignole Borbera, in località Precipiano, sponda destra del torrente Scrivia. Nel tempo sono stati eseguiti diversi progetti per la realizzazione di un lago, nella convinzione che avrebbe portato sviluppo e prosperità non solo alla Valle, ma anche alla pianura; tali progetti non hanno mai trovato attuazione.

“VIRGINIO” NE PARLÒ NEL 1873

Nel mese di ottobre del 1873, la Tipografia Raimondi di Novi Ligure diede alle stampe una pubblicazione di dodici pagine, intitolata “Il Lago artificiale Borbera”, a firma di un tale “Virginio”, nella quale veniva illustrata l’idea di realizzare l’invaso lacustre.
“Virginio” altri non era che Virginio Mogliazza di Garbagna, (nato il 25 settembre 1853, deceduto a Napoli il 24 giugno 1885). Nel 1873 aveva vent’anni ed era uno studente universitario; si laureò in Giurisprudenza, ma si occupò anche di scienze matematiche, ingegneristiche, strategico-militari.

La pubblicazione ebbe una forte eco sull’opinione pubblica: ne parlarono molti giornali, tra cui “la Borsa” di Genova, “il Patriota” di Pavia, “l’Avvisatore”di Alessandria, “il Vaglio” di Novi Ligure, nonché altri fogli di Torino e di Milano.

Fu in quel clima che la Città di Novi Ligure convocò una prima importante adunanza per il giorno 6 novembre 1873. Ne scrisse, nel febbraio 1927, sul giornale diocesano “Il Popolo”, il Sacerdote Ruggero Lovazzano, Canonico della Cattedrale di Tortona.
Fu una riunione molto importante, alla quale parteciparono personaggi illustri e non solo locali, come confermato dal giornale novese “La Società” dell’8 novembre 1873. L’incontro si concluse, aderendo alla proposta di Virginio Mogliazza, con l’approvazione del seguente ordine del giorno:

“L’Assemblea impartiti i meritati  encomi al Virginio Mogliazza, emesso un voto favorevole al concetto dell’opera, delibera di nominare un Comitato composto di sette persone autorevoli con l’ incarico di esaminare il progetto Pasteris-Mogliazza, tutte le obbiezioni che ad esso possano farsi, onde accertarsi della sua attuabilità e di fare le pratiche opportune presso il Governo, le Provincie ed i Comuni interessati onde avere il loro appoggio materiate e morale. Riferendo poi il risultato delle pratiche e studi fatti all’ Assemblea in una nuova adunanza. Che il Comitato abbia sede in Novi Ligure”.

Riferisce“La Società” che il giovane Virginio Migliazza aveva preliminarmente inviato una relazione al Consiglio Comunale novese, pubblicata dal giornale nell’edizione del 30 ottobre 1873, presente nel libretto citato, stampato dalla tipografia Raimondi, ove illustrava la sua idea.

Così inizia la relazione del giovane Virginio:

… un’impresa straordinaria e di straordinaria utilità per questi paesi si sta promovendo in questi dì. È l’impresa: un lago artificiale nella Borbera destinato ad alimentare un grosso canale distribuentesi in vasta rete e serviente d’ordinario all’ agricoltura per l’irrigazione, alle industrie manifatturiere usufruendone la forza motrice, al commodo delle Città e borgate all’ intorno, ed anche straordinariamente, nei casi estremi, alla guerra”. Il giovane fa riferimento ad un precedente studio realizzato da un comitato e dall’Ingegner Pasteris, “… che si ripropone oggidì sotto più lieti auspici”, sostenendo che: “… un opuscolo di strategia, uscito non è guari alla luce sotto il titolo: “L’offesa e la difesa rispetto alla Francia ed all’Austria” il cui autore è firmato Virginio dimostra l’importanza strategica di questo Lago artificiale concorrente con quella agricola e industriale. Qui adunque l’interesse nazionale si collegherebbe a quello singolare delle nostre provincie; e colla colleganza di così grandi e svariati interessi ci ripromettiamo possa essere la grandiosa impresa effettuata e le nostre speranze e i nostri desideri coronati da felice successo”.

Virginio si soffermava in modo particolare sull’importanza militare dell’opera, peraltro oggetto di un primo progetto, datato 1871-72, dal titolo “L’offesa e la Diffesa rispetto alla Francia e all’Austria”;: si trattava di uno studio di strategia, che dimostrava l’importanza militare del Lago Artificiale del Borbera, concorrente con quella agricola ed industriale. L’opera e lo studio, allora, era stato ritenuto valido da un Grande Generale d’Armata. Infatti tale progetto, rassegnato dall’autore in una memoria, nel luglio del 1872, al Ministero della Guerra, fu accolto dal Ministero stesso e, in accordo con S. E. il Ministro della Guerra, Cesare Francesco Ricotti-Magnani: “… “fu nella seguente Sessione da alcuni Deputati presentato al Parlamento nella discussione per la Difesa dello Stato”. Nella relazione l’autore sottolineava l’importanza del Lago Borbera dal punto di vista economico

“… accanto a questo (il valore strategico-militare dell’opera, N.d.A.) stanno eguali e se non maggiori certo più produttivi gli interessi agricoli e industriali, commerciali ed igienici di una grande zona di territorio che abbraccia e comprende Genova, Alessandria, Novi, Tortona e Voghera e i monti e i piani frammezzo. Il Canale irrigatorio da Serravalle, da Novi, distribuendosi tra la Bormida e la Scrivia fino al Po ed oltre la Scrivia a Castelnuovo, a Casei, a Voghera e giù, giù sino a Stradella anche a dar acqua ai fossati della futura fortezza, triplicherebbe in breve il valore e il reddito di quelle aduste pianure”. Ne illustrava poi i vantaggi anche per la città di Genova e la immensa forza motrice che sarebbe derivata dalla diga costruenda per creare il lago artificiale.

Nelle conclusioni, infine, tracciava i vantaggi di cui avrebbe goduto il territorio interessato:

“… Quei monti e quella Val Borbera così mal praticabili finora e la cui povertà non avrebbe mai comportato quelle grandi spese per le strade che fatte sarebbero state già troppo gravi per costruirle, e forse anche più gravi per mantenerle, superiori poi oltre ogni segno alla produttività presente e futura di quella valle, in tal modo arricchita e ravvivata e per svariati interessi legata ai paesi dintorno potrà avere più facilmente, giacché col Lago sarebbe tolta una erta pendenza, una rete completa di comunicazioni fino al Lago e sovra e in riva a questo.”

Di tale progetto però non se ne fece nulla.

IL PROGETTO DEGLI ANNI VENTI DEL NOVECENTO

La domanda di forza motrice continuava ad aumentare, anche per la progressiva elettrificazione della rete ferroviaria italiana; fu così che il tema della realizzazione del Lago artificiale Borbera tornò in auge. Ne dava notizia il “Messaggero di Novi”, sostenendo che la Società Alessandrina di Irrigazione voleva realizzare il progetto del Lago Borbera dell’ingegnere novese Carlo Rivera, figlio di G.B. Rivera, anch’egli ingegnere. Sulla primogenitura del progetto scoppiò una polemica, di cui si dirà successivamente.
Gli scopi per tale realizzazione erano molteplici: non si parlava più di quello militare, ma della possibilità di irrigare

“… la pianura della Frascheta, di km. 250 circa, compresa approssimativamente nel perimetro che tocca i comuni di Serravalle Scrivia, Villalvernia, Tortona, Pontecurone, Castelnuovo Scrivia, Sale, Alessandria, Frugarolo, Pozzolo Formigaro, Serravalle Scrivia, caratterizzata da una pendenza media del 4 e mezzo per mille; da un suolo notevolmente fertile e sottosuolo grandemente, permeabile; d’un regime delle piogge piuttosto scarso o sfavorevole alla agricoltura per le normali siccità estive, presenta le condizioni agrologiche meglio atte a mettere in chiara luce l’opportunità e l’utilità di opere irrigatorie rivolte ad accrescere l’approvvigionamento idrico in ragione delle esigenze agricole”.

Torrente Borbera – Roccia dell’indiano

Un altro aspetto che spingeva alla realizzazione della Diga era legato alla forza motrice che avrebbe potuto essere prodotta e della quale, come detto, continuava a crescere la domanda. Scriveva il “Messaggero di Novi”, che i progetti della Provincia di Alessandria per la regolazione completa del bacino montano del Borbera,

“… conciliano gli scopi industriali della Società utilizzatrice delle acque come forza motrice, con quelli di pubblica utilità e in particolare coi vantaggi agricoli ritraibili dalle acque regolate; questi progetti, di esecuzione imminente, contemplano la costruzione di due impianti idro-elettrici, il superiore e l’inferiore, con bacini aventi una capacità complessiva di oltre 175.000.000 di mc., una produzione annua di energia elettrica Kwo (kilowattora, N.d.A.) 113.000.000 ed un costo complessivo preventivato in L. 127 milioni: notiamo come il solo lago di Pertuso avrà una capacità di oltre 160.000.000 di mc., e sarà per grandezza il 2° lago artificiale d’Italia dopo quello del Tirso”.

Il riferimento era al primo bacino artificiale realizzato e inaugurato il 28 aprile 1924, con la costruzione della diga di Santa Chiara, presso Ula Tirso, in provincia di Oristano, Sardegna, che originò il più grande lago artificiale d’Europa; il Lago prese il nome dell’ingegner Angelo Omodeo, progettista della prima diga.

Il Lago Borbera avrebbe sommerso i Comuni di Albera, Cantalupo e Rocchetta; ci si pose il problema di trasferire le famiglie in altri luoghi, individuati a monte del lago, ove sarebbero state costruite nuove abitazioni. Le autorità fasciste dell’epoca sostenevano di aver ottenuto il consenso degli abitanti per il loro trasferimento.

Il lago Omodeo oggi

A pochi mesi di distanza dall’inaugurazione del Lago Omodeo, i1 4 Settembre 1924, a Roma, il progetto del Lago Borbera venne sottoposto a Benito Mussolini da una Commissione incaricata dagli Enti Provinciali interessati, durante un incontro a Palazzo Chigi. L’idea venne apprezzata dal Capo del Governo, che si era reso conto del grande interesse nazionale suscitato dall’opera: “… In quell’occasione vi fu chi chiese al Primo Ministro il permesso di intitolare al suo nome il nuovo lago. Rispose subito negativamente aggiungendo: non date nomi di persone. Date un nome simbolico, ad esempio Lago del Littorio”.

Ottenuto il benestare e sancito l’interesse nazionale da parte di Mussolini, l’opera sembrava potesse essere realizzata; ma intanto infiammava la polemica sulla primogenitura del progetto.

LA POLEMICA SULLA PRIMOGENITURA DEL PROGETTO

A dar fuoco alla miccia della polemica fu il già citato ingegner Carlo Rivera, tra gli estensori del progetto del 1924, che, sul “Popolo” di Tortona del 13 febbraio 1927, rivendicava per il padre, l’ingegnere novese G.B. Rivera, la primogenitura del progetto stesso, in quanto aveva ottenuto, “… con R.D. 10 dicembre 1869, la concessione per la irrigazione della così detta Frascheta con le acque della Scrivia”, aggiungendo che, nella fase istruttoria, non era stata presentata alcuna opposizione da parte di progettisti concorrenti. Inoltre l’Ing. C. Rivera sosteneva che, nel 1877, il padre avesse presentato, senza alcuna opposizione, altra domanda e relativo progetto per l’utilizzazione delle acque del Borbera mediante laghi artificiali. Concludeva infine che, nella relazione del padre del 1877, “… si fa cenno di precedenti idee ventilate da altri circa la formazione di un grande lago con indigamento a Pertuso, idea questa che del resto si presenta naturale a chiunque, anche profano agli studi di idraulica, visiti la vallata,”.

A Carlo Rivera, il giorno 27 febbraio, rispose, sul medesimo giornale, il già citato Sacerdote Ruggero Lovazzano, Garbagnolo come Virginio Mogliazza Costui sosteneva che l’autorizzazione ottenuta dall’ingegner G.B. Rivera nel 1869 non avesse alcuna rilevanza, poiché trattava dell’irrigazione della Frascheta con le acque dello Scrivia. “Interessa invece”, scriveva il sacerdote, “e moltissimo per l’ora che volge, il progetto del 1877 dell’Ing. G. B. Rivera, per la utilizzazione delle acque del Borbera, mediante laghi artificiali”. Il Canonico affermava che:

“… l’idea di un grande lago artificiale sull’alta Valle del Borbera, per la chiusura dello stretto di Pertuso, fu promossa, la prima volta, da un benemerito Comitato e fu studiata poi, non so dir come e in qual tempo, dall’Illustre Ing. Pasteris. Ma in tempi più vicini a noi, e prima del 1877, ossia nel 1871-72, fu riproposta, e in largo stile studiata e progettata, dal giovane studente Virginio Mogliazza, poi avvocato Mogliazza, una fulgida gloria del nostro Tortonese.”. Il sacerdote sosteneva inoltre di possedere documenti che comprovavano quanto da lui dichiarato. La cronaca della riunione (riportata dal giornale “La Società”) del 6 novembre 1873 a Novi Ligure, nella quale il ventenne “Virginio” relazionò sul progetto, ebbe una forte eco, coinvolgendo Enti locali, Deputati e Senatori, e conseguì il successo di veder approvato un ordine del giorno di accettazione dell’idea, a riprova della credibilità conquistata dal futuro avvocato Mogliazza.

L’ingegner Carlo Rivera replicò al Sacerdote che il padre, nella relazione del 1877, aveva scritto:

“Varrà intanto il sin qui detto perché ciascuno possa formarsi un esatto criterio del mio progetto e nessuno lo confonda con quello di un immenso lago, proposto per ben due volle da due distinte persone, a monte delle Strette. Voglio accennare al così detto Lago Borbera di cui un animoso giovane recentemente propugnava l ’attuazione sotto un nuovo punto di vista e cioè per ragioni strategiche...”.

Ricordò ulteriormente che, in una sua relazione del 1925, aveva scritto:

“A proposito di questo grande lago del Borbera è doveroso qui ricordare che anteriormente ancora agli studi che furono i primi di carattere concreto e tecnico, compiuti dall’Ing. G. B. Rivera relativi alla utilizzazione delle acque del Borbera, mediante i due laghi nelle Strette più sopra accennati, l’idea del grande lago con indigamento a Pertuso era stata caldeggiata da un precursore, l ’Avv. Virginio Mogliazza, il quale in un opuscolo a stampa, senza data ma certamente anteriore al 1871 firmato col solo nome Virginio (“ Il Lago Artificiale Borbera”, Novi Tip. Raimondi N.d.A.) prospettava la possibilità e la convenienza del grandioso lago a scopo però essenzialmente strategico”.

In realtà, il documento Mogliazza datato 1873 parlava anche di irrigazione e di sfruttamento della forza motrice a scopi industriali; in ogni caso l’Ing. Carlo Rivera aveva ammesso che l’idea del Lago Borbera era frutto della mente di Virginio Mogliazza.

Il canonico della Cattedrale di Tortona, in data 13 marzo 1927, replicò alla seconda lettera dell’Ing. Carlo Rivera, rilevando, con sottile polemica, che, sebbene nella relazione del 1925 del progettista si citasse il lavoro di Mogliazza, il fatto era avvenuto dopo la sollecitazione del 1924 del sacerdote medesimo. Annotava inoltre che: “Nella relazione del Vostro Illustre Genitore (datata 1877, a firma dell’Ingegner  G.B. Rivera, N.d.A.) non si fa cenno alcuno del Mogliazza e siete Voi stesso che affermate… Non si ha difficoltà ad ammettere che l’animoso Giovane fosse appunto, l’allora studente in Legge, Virginio Mogliazza”.
Ribadì, poi, che la frase “animoso giovane” fosse talmente generica da non rendere giustizia al futuro avvocato garbagnolo; nella missiva il sacerdote si dilungava ulteriormente, per elencare i diversi riconoscimenti ottenuti dal Mogliazza, gli studi da lui esercitati ed i progetti elaborati, quali ad esempio le tavole eseguite per la Direttissima ferroviaria Genova-Milano, attestazione dello spirito anche pratico e non solo teorico del giovane.
concluse perciò la sua prolusione chiedendo ed auspicando che il nome di Mogliazza venisse associato a quello di coloro i quali avevano contribuito alla realizzazione della costruenda diga, che sarebbe andata a creare il Lago a cui Mussolini aveva chiesto di dare il nome “del Littorio”.

La diatriba tra i due personaggi ormai era giunta al termine; ma nel numero del 20 marzo 1927 venne pubblicata una lettera dell’Avvocato Luciano Pertica, il quale rivendicava la paternità del progetto del Lago con diga a Pertuso che, dopo le necessarie verifiche tecniche e finanziarie, venne sottoposto, intorno agli anni ’20, all’Ingegner Carlo Rivera. L’Ingegnere era autore, sulle orme del padre, di un progetto che prevedeva tre piccoli laghi:

“… uno con sbarramento nelle vicinanze di Persi, l’altro ai Dovanelli, l’altro al Capannone di Carrega”. Pertica propose a Rivera la sua idea, che era “… assai semplice, in verità, che abolendo i due laghi del Capannone e di Dovanelli ed aggiungendo il loro ammontare a quello del Lago di Persi si potesse chiudere il Pertuso e creare un grande bacino che li comprendesse abbondantemente tutti e tre con i vantaggi inerenti”. L’Avvocato Pertica, pur non negando l’idea Mogliazza, sosteneva che del suo lavoro non vi fosse traccia nei Comuni della Valle, mentre il progetto realizzativo era da attribuirsi al novese Carlo Rivera.

Pertica così concludeva:

“Da allora sono passati sette anni (si era nel 1927 , N.d.A.): la Società che aveva già firmato la convenzione per i tre piccoli laghi dovette orientarsi verso il bacino unico – venne sotto l’egida della Provincia, il magnifico progetto Rivera – venne il consenso delle popolazioni – venne Mussolini e con Lui la certezza dell’opera, quindi l’entusiasmo per propugnarla. Tra cinque anni al massimo verrà anche il grande Lago. Ma deve restare fermo che all’infuori del benemerito contributo delle Amministrazioni, degli Enti e delle persone che vi hanno concorso, l’unica vera gloria derivante da esso e per esso è il consenso delle popolazioni, senza del quale era e sarebbe inutile parlare di progetti”. Infine aggiungeva: Questa gloria è mio dovere rivendicare ai montanari della mia Val Borbera, pur ammirato verso coloro che come il Mogliazza intuirono in tempi lontani e sotto altro aspetto la possibilità dell’opera, senza però influirvi né direttamente né indirettamente.

La polemica sulla paternità, dunque, non era terminata; malgrado ciò, il progetto era destinato a rimanere ancora nel cassetto. Peraltro, nel 1928, con decreto Reale del 20 maggio,

“venne riservato a favore dell’Amministrazione delle Ferrovie dello Stato, l’utilizzazione delle acque del torrente “Borbera” e vennero respinte tutte le altre domande di utilizzazione di quel bacino. Ma l’Amministrazione ferroviaria non ha mai neanche iniziato lo studio per l’eventuale sfruttamento delle risorse idriche del “Borbera”.

SE NE RIPARLA NEGLI ANNI TRENTA DEL NOVECENTO

L’avvocato Pertica aveva previsto che, intorno al 1932, il Lago fosse realizzato ma non fu così. Infatti, nel 1931 sui giornali nazionali e locali si tornava a dibattere sulla sua realizzazione. Mussolini in persona se ne era occupato e aveva conferito l’incarico di promuovere un Comitato per la realizzazione del Lago Borbera che, nelle intenzioni, doveva diventare il più grande d’Europa, al fido onorevole Edoardo Torre, alessandrino, già Commissario straordinario delle ferrovie (nella cui veste aveva licenziato cinquantamila ferrovieri, rei di aver manifestato il loro dissenso al regime),

L’opera, dalla triplice importanza industriale, agricola e militare, sarebbe costata circa 150 milioni di lire (corrispondenti a quasi 160 milioni di euro); sarebbero stati impiegati nei cantieri seimila operai, per la durata dei lavori stimati in cinque o sei anni. Le cementiere di Casale e le Ferriere di Novi avrebbero incrementato le proprie attività, così come gli artigiani e le fornaci. Si sarebbe trattato di un’opera colossale, che prevedeva la ricostruzione di nuove abitazioni, ove trasferire le trecento famiglie dei Comuni di Rocchetta Ligure, Cantalupo Ligure ed Albera Ligure, e delle sette frazioni limitrofe, che sarebbero state sommersi dalle acque. Nei Comuni interessati, secondo il censimento del 1931, si contavano i seguenti residenti: 1.382 a Cantalupo, 623 a Rocchetta, 1.080 ad Albera, per un totale di 3.085 persone.

Il progetto previsto era quello del 1924, a firma dell’ingegner Carlo Rivera, ex Ingegnere capo della Provincia di Alessandria. Il lago del Borbera avrebbe misurato una lunghezza di circa sei chilometri, una larghezza media di un chilometro ed una profondità di 75 metri alla diga. La capacità dell’invaso sarebbe stata di 135 milioni di metri cubi d’acqua, ed il bacino del Borbera sarebbe divenuto uno dei più importanti del mondo, primo d’Europa. Scrivevano i giornali:

“La diga dovrebbe risultare dell’altezza di 75 metri con una larghezza variabile dai 14 ai 10 metri. L ’acqua avrà due salti: uno minore, vicino a Persi, l’altro maggiore, a Monterosso, vicino a Stazzano, proprio sulla ferrovia Torino-Genova; l’acqua lasciata libera sarà raccolta a scopo irriguo”. I cronisti spiegavano che: “… l’energia prodotta annualmente era valutata in 86 milioni di chilowattora”. E ancora: “… la costruzione del grande bacino darà la possibilità di avere una fonte sicura di energia elettrica per la Torino-Genova ed anche per la Genova-Livorno, ed in avvenire per la Parma-Spezia, per la Genova-Ovada ed eventualmente per la Voghera-Piacenza e Piacenza-Parma. Inoltre, in caso di guerra, con la possibile interruzione delle centrali alpine, il lago del Borbera, con la sua ampia riserva d’acqua, potrà costituendo così un’ampia e sicura riserva in confronto di quelle aleatorie degli impianti alpini”.

I giornali sottolineavano inoltre che, in caso di guerra, l’ampio bacino

“… posto a 480 metri di quota, con fronte aperto verso il Mare Ligure, in mezzo a monti alti metri 1500, può diventare base formidabile per gli idrovolanti per la difesa di tutto l’alto Tirreno e dei porti liguri”. Sottolineavano poi che la grande produzione di energia avrebbe potuto diventare anche un ottimo affare industriale, così come migliaia e migliaia di ettari di terreno del triangolo Tortona-Alessandria-Novi avrebbero tratto dall’irrigazione delle acque del deflusso benefici immensi.

Però, ancora una volta, il progetto rimase nel cassetto.

Trascorsero altri sette anni e, verso la fine del 1938, per l’ennesima volta il progetto del Lago Borbera tornò in auge.
Il 22 ottobre 1938 veniva inaugurata ad Alessandria, nei locali dell’ex stabilimento Borsalino di corso Crimea, la II° Mostra delle attività provinciali; scriveva il giornale “Il Piccolo” che, all’attento visitatore

“appare come uno degli stalli più interessanti, per la grandiosità del problema e degli interessi che esprime ed illustra, quello che si riferisce allo sfruttamento del «Bacino idroelettrico del Borbera» allestito per cura della «Società Anonima Industrie Minerarie ed Elettriche» di Genova, che con slancio e stile perfettamente fascisti si accinge alla realizzazione del poderoso progetto”.“Il Messaggero di Novi” illustrava le caratteristiche del progetto e scriveva: “… a noi basta ricordare che esso prevede la creazione, con una diga di ritenuta in località «Pertuso» di un lago artificiale della capacità di circa 165 milioni di metri cubi di acqua, che dovrebbe azionare due grandi centrali idroelettriche, capaci di sviluppare oltre 80 milioni di Kw ora di energia, per essere poi utilizzata per la irrigazione della vasta zona «Frascheta» per una estensione di circa 25 mila ettari di terreno”. La capacità del Lago, nel frattempo, era passata da 135 milioni di metri cubi a 165 milioni.

Il Lago Borbera in una rappresentazione grafica del 1938 sul giornale “La Stampa”.

La politica dell’autarchia economica del governo Mussolini, andata affermandosi negli anni precedenti, faceva ben sperare; pertanto, come scriveva il “Messaggero di Novi”, la provincia“… fiduciosa attende che il DUCE ordini, con lungimirante provvedimento, di cui Egli solo è in grado di misurare fin d’ora la portata e la bellezza, la esecuzione sollecita delle opere per lo sfruttamento del Borbera”.

L’attesa della nuova approvazione da parte di Mussolini giunse dopo pochi mesi; scriveva ancora il “Messaggero di Novi”, il 27 maggio 1939:

“La comunicazione fatta dal Duce al Prefetto ed alle altre autorità dì Alessandria, che è stata decisa la costruzione di quella grandiosa opera idrica che è la realizzazione del lago artificiale di Pertuso, in valle Borbera, con la conseguente irrigazione della Frascheta alessandrina, ha suscitato un senso di viva soddisfazione tra le popolazioni della ubertosa vallata e della vasta pianura”.

La realizzazione dell’opera era in capo a due società genovesi: la Società Anonima Industrie Minerarie ed Elettriche (S.A.I.M.E) e la Società Anonima Irrigazione della Frascheta, presiedute dal Grand Uff. del Santo Sepolcro, marchese Giannetto De Cavi, il quale, come riferiva il giornale, aveva inoltrato fin dal mese di febbraio al competente Ministero una istanza per ottenere la concessione della derivazione delle acque interessate. Scriveva il giornale: “Il grande lago, della capacità (ridimensionata, N.d.A.) di 115 milioni di metri cubi di acqua, dovrebbe sorgere in località Pertuso, e lo sfruttamento di queste acque, mediante due salti in località Brotte e Pian della Brotte, capaci di sviluppare una produzione di energia elettrica di Kwo. 86 milioni 850 mila annui”. Tali notizie erano contenute nella “Memoria Centrali idroelettriche ed irrigazione della “Frascheta”, presentata dalla Società S.A.I.M.E., nella quale, però, il Lago era chiamato “Pertuso”.

I tre comuni sommersi e le relative frazioni sarebbero stati ricostruiti più a monte, un centinaio di metri sopra la zona; avrebbero dovuto chiamarsi: Rocchetta Nuova, Albera Nuova e Cantalupo Nuova. Il complesso delle opere necessarie prevedeva quasi quattro milioni e mezzo di giornate lavorative ed una spesa complessiva di 205 milioni di lire (euro 185.087.429). Dei 205 milioni, sessanta avrebbero dovuto essere a carico dello Stato, 30 dei proprietari della zona irrigata, la rimanente parte delle due società imprenditrici.

La diga di Pertuso nel progetto del 1938.

Nelle conclusioni, la Memoria della S.A.I.M.E, oltre alla retorica sulle grandi e lungimiranti idee del Duce, scrive: “Il Governo Nazionale, dando vita, con Legge Speciale, che preveda adeguati concorsi di natura finanziaria, a questa grandiosa opera di pace, legherebbe il suo nome ad una delle realizzazioni più poderose e geniali del nostro tempo in campo industriale e in quello agricolo…”.

La realizzazione del Lago, però, si scontrò con le idee belligeranti di Mussolini, ormai legato all’alleato germanico che, il 1° settembre 1939, aveva attaccato la Polonia; e infatti dopo nove mesi, il 10 giugno 1940, Mussolini dichiarò l’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale.

Pertanto il progetto studiato inizialmente da Virginio, con tutte le successive modifiche e implementazioni, insieme alle polemiche che lo avevano caratterizzato tornò definitivamente nel cassetto.

Fonti:

  • Virginio. “Il Lago artificiale Borbera”. Tipografia Raimondi di Novi Ligure, ottobre 1873.
  • S.A.I.M.E.Memoria Centrali idroelettriche ed irrigazione della “Frascheta”, Stabilimento Tipo-Litografico Succ. Guazzotti e C. di Giacinto Chiarvetto, 1938 (per gentile concessione di Andrea Vignoli).
  • Ivana Melloni. “Il destino chiamato Nilo”. Edizioni Joker, Novi Ligure, 2015.

Testate giornaliste consultate:

  • “Il Popolo”, giornale diocesano, Tortona.
  • “La Società”, settimanale di Novi Ligure.
  • “Messaggero di Novi”.
  • “Il Piccolo”, bisettimanale di Alessandria.
  • “La Stampa”, quotidiano di Torino.

Questo articolo, in una versione leggermente ampliata, è già comparso sulle pagine di “Novinostra-In Novitate” (2/2022)

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