BAGNASCO, Sergio

Operaio, Partigiano, catturato nel corso del rastrellamento della Benedicta e fucilato a Voltaggio.

Sergio Bagnasco (di Angelo Bagnasco e Luigina Simonassi / Serravalle Scrivia, 12 aprile 1924 / Voltaggio, 8 aprile 1944).

Sergio Bagnasco, figlio di Angelo Bagnasco, ferroviere e di Luigina Simonassi, casalinga, nacque a Serravalle Scrivia, il 12 aprile 1924. Dal 1940 al 1942 la famiglia Bagnasco si trasferì a Genova, per poi ritornare definitivamente a stabilirsi in Serravalle. Terminata la scuola, Sergio trovò lavoro come operaio. Celibe. Durante la guerra venne arruolato in servizio di leva nel mese di aprile 1943, soldato del Regio Esercito, di stanza prima in Sicilia e successivamente a Sulmona (AQ). Dopo l’Armistizio rientrò a casa. Determinato a non aderire all’esercito Repubblicano o alle milizie fasciste, maturò la scelta resistenziale. In seguito alla promulgazione, il 18 febbraio 1944, del “Bando Graziani” che prevede la pena di morte per coloro che non rispondono alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana – lo stato fantoccio nelle mani dei nazisti, sorto dalle ceneri del Regime fascista, tra le rovine di una nazione divisa ed occupata da un esercito straniero – per tutti i ragazzi delle classi 1923, 1924 e 1925 non è più possibile restare nascosti tra mura amiche, il pericolo di essere arrestati ed immediatamente fucilati è enorme, il rischio di ritorsione per i famigliari concreto. Chiede consiglio a poche persone fidate. Ne discute con gli amici, renitenti come lui: come comportarsi? Insieme decidono di non rispondere al bando e di raggiungere le bande partigiane in fase di costituzione sul vicino Appennino. Come per molti giovani nati e vissuti nel Ventennio, la scelta di aderire alla Resistenza non è frutto di una precisa coscienza politica (che per quasi tutti si forma proprio nei mesi dell’esperienza partigiana) ma piuttosto del rifiuto della guerra, mitizzata dal fascismo, di cui la realtà quotidiana aveva svelato l’orrore. I luoghi in cui la scelta resistenziale pone le proprie radici sono la famiglia e soprattutto la comunità locale.

A Serravalle una ventina di ragazzi renitenti decide di partire insieme per raggiungere le bande partigiane che andavano faticosamente organizzandosi nella zona del Monte Tobbio (nella foto in alto, tratta dal sito www.isral.it, un gruppo di partigiani di Serravalle in marcia invernale). Là, intorno ad alcuni militari saliti in montagna dopo l’8 settembre, si aggregarono due formazioni di “ribelli”, scarsamente organizzate, sommariamente addestrate, poco e male armate: la Brigata Autonoma “Alessandria”, che raccolse soprattutto giovani provenienti dal Novese, dalle valli Lemme e Scrivia; la 3° Brigata Garibaldi “Liguria”, riferimento per quelli dell’Ovadese, della valle Stura, della val d’Orba e del Genovesato. L’attività resistenziale del giovane serravallese è riconosciuta dal 1 ottobre 1943. Data di presentazione al reparto di appartenenza, 28 gennaio 1944. Sergio Bagnasco (nell’immagine in alto, tratta dall’Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia) come altri ragazzi di Serravalle venne inquadrato nella “Alessandria”.

Il passaggio dalla condizione di “renitenti” a quella di “partigiani” di questi ragazzi deve ancora compiersi quando, nei giorni della Pasqua 1944, vengono sorpresi da un massiccio rastrellamento nazifascista, che ebbe inizio nella notte fra il 5 e il 6 aprile 1944, sviluppatosi in tutta l’Italia nord occidentale e che nell’appennino ligure-alessandrino ha come obiettivo proprio la zona della Benedicta, all’epoca località del territorio del Comune di Parodi Ligure. Alcuni partigiani riescono a filtrare tra le maglie del rastrellamento ed a salvarsi la vita, altri cadono in combattimento, in centinaia vengono fatti prigionieri. Centocinquantasette sono fucilati immediatamente nei dintorni della Benedicta oppure in località limitrofe – Masone, Voltaggio, Isoverde, Passo Mezzano, Passo del Turchino – anche nei giorni successivi al rastrellamento. Altre centinaia di partigiani vengono avviati alla deportazione nei lager nazisti. Il tributo di sangue pagato dai serravallesi fu drammatico: 19 ragazzi morti, tutti tra i 19 e i 24 anni, uccisi o deceduti in campo di concentramento. Bagnasco, catturato mentre tentava di sfuggire ai nazifascisti, fu condotto a Voltaggio con altri “ribelli”. Dal 6 aprile i nazifascisti avevano occupato il piccolo paese e vi avevano posto una delle basi di operazione per i reparti impiegati nell’area della Benedicta. Diversi giovani della zona furono rastrellati, numerose cascine ed abitazioni vennero incendiate. I tedeschi si acquartierarono nel palazzo del seminario, dove venne allestito un improvvisato tribunale militare tedesco preposto a giudicare i partigiani catturati ed i renitenti alla leva.

La mattina del 7 aprile, Bagnasco ed altri 15 partigiani, tra i quali anche 3 carabinieri disertori, vennero raccolti nel cortile del sacro convitto in attesa di essere condotti a giudizio. Con loro anche un gruppo di giovani di Voltaggio, presi con le armi o consegnatisi spontaneamente. Per i partigiani fu emessa la condanna a morte. In attesa dell’esecuzione capitale i ribelli vennero reclusi nella locale caserma dei carabinieri. La mattina dell’8 aprile, Sabato Santo, il Rettore del Seminario venne incaricato di prestare i conforti religiosi ai condannati che sarebbero stati condotti, a piedi, in corteo per le vie del borgo, sino al cimitero del paese, luogo prescelto per la fucilazione. In otto vennero passati per le armi, tra loro anche Sergio Bagnasco. Agli atti dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Serravalle la fucilazione risulta avvenuta, come si precisa nell’atto di morte, alle ore 16:15. Il giorno 11 aprile toccò agli altri otto. Per gli altri giovani caduti nelle mani dei tedeschi il destino fu la deportazione nei lager nazisti di Gusen e Mauthausen (nella immagine in alto a sinistra, tratta dal sito www.pietredellamemoria.it, il Sacrario dedicato alla memoria dei Martiri di Voltaggio eretto all’interno del cimitero del paese).

La cronaca di quei tragici eventi, rivive nelle pagine del diario di Don Pietro Zuccarino, parroco di Voltaggio nell’aprile del 1944 (testo estratto da http://www.istitutoresistenza-ge.it/storia/voltaggio.html): «…8 aprile… C’è per il paese, terrificato e minacciato d’incendio e di sangue un movimento di macchine che portano Ufficiali e Autorità tedesche e italiane. Si prevede che deve succedere qualcosa di grave… Al dopo pranzo… il Rettore… improvvisamente viene chiamato dal Rev. Arciprete e dal Commissario Prefettizio che lo informano della decisione del Tribunale tedesco per la fucilazione di otto partigiani e lo pregano di andare ad assisterli in quel tremendo momento… Il Rettore… immediatamente si porta con essi in Municipio per ricevere ordini ed impetra dal Comandante la Piazza di potersi associare in quel delicato ufficio il Rev. Padre Spirituale per aver più comodità di poter esercitare meglio il suo Ministero a conforto dei giustiziandi, data la brevità del tempo loro concesso a questo scopo. A stento ottenuto questo, i due sacerdoti si avviano al Cimitero, luogo fissato per la condanna…». Prosegue la narrazione del religioso: «…Passa solenne il gruppetto, degli otto partigiani scortati dal plotone di esecuzione, dalla caserma dei carabinieri attraverso il paese. La popolazione, rinchiusa nelle case, non comprende bene, ma al passaggio dei sacerdoti intravvede che vi è qualche cosa di funereo in quel corteo ed è impietrita dal dolore. Arrivati al Cimitero l’oltrepassano di poco e si dirigono nel campo sottostante. I giustiziandi sono messi in riga, con le spalle al muro del Cimitero. Pochi passi di fronte alloro si schierano otto tedeschi armati di fucile. Più indietro assistono gli altri soldati tedeschi di scorta. Si permette ai sacerdoti di avvicinare i giovani eroi. Il Rettore addoloratissimo fa comprendere la loro tristissima sorte e chiede se desiderano il conforto della Religione. Tutti la chiedono ardentemente… Il Rettore si portò poi ai Comandante dei Plotone per implorare ancora una volta clemenza per essi, ma invano… Raccolte quindi, quali preziosi testamenti, le loro commissioni e le loro ultime parole ricevettero poi tutti insieme la benedizione. Un soldato tedesco separò sei compagni dai primi due e questi, a poca distanza, furono disposti per la fucilazione. Al segnale di fuoco caddero i primi due al grido di “morte ai tedeschi!”. Successero gli altri due che caddero con lo stesso grido. Successero gli altri, a due a due, cadendo al grido di “Viva l’Italia”! I Sacerdoti che erano di fianco a pochi passi impartirono un’ultima benedizione su quelle salme gloriose, s’inginocchiarono e pregarono…».

Sergio Bagnasco era nipote di Giuseppe Bagnasco, antifascista, attivista del Partito comunista clandestino, detenuto politico, partigiano, amico fraterno e compagno di militanza del martire antifascista serravallese Mario Roberto Berthoud. Il cugino di Sergio, Aldo Bagnasco, arruolato a forza nella Brigata Nera, catturato dai partigiani nel corso della “Battaglia di Garbagna”, fu trasferito prima a Rovegno (Ge) e poi a Cravasco (Ge), dove il 4 aprile 1945 venne fucilato per controrappresaglia.

Il 2 giugno 2007, l’Amministrazione Comunale di Serravalle Scrivia ha intitolato lo spazio pubblico che circonda la storica Villa Caffarena, sede della biblioteca civica, ai giovani serravallesi caduti nel corso del rastrellamento della Benedicta o nei campi di concentramento, denominandolo Parco “Ragazzi della Benedicta”. Ad ognuno di loro è stato dedicato, con targa per la memoria, uno degli alberi del giardino pubblico.

Fonti: Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia; Banca dati del Partigianato Ligure – Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell′Età Contemporanea “R. Ricci”; Banca dati Partigianato Piemontese Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “G. Agosti”; www.anpiserravallescrivia.it; www.benedicta.org; www.partigianiditalia.beniculturali.it.

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