Il Parco “Ragazzi della Benedicta” racconta una storia ai ragazzi di Serravalle

Pochi passi separano il Parco Pubblico, dedicato ai Martiri della Benedicta, dagli Edifici che durante l’ultima guerra furono sede delle truppe tedesche e delle S.S. a Serravalle.
Tempi lontani e terribili che non torneranno mai più soltanto se ne sapremo conservare il ricordo e sapremo mettere in pratica la lezione che da esso ricaveremo.

Non so quanti dei ragazzi e delle ragazze che passano il tempo nel parco di villa Caffarena, o che semplicemente vi transitano per raggiungere la biblioteca, sappiano il perchè su ogni grande pino vi sia inchiodata una targhetta con il nome e l’età di un giovane, il nome di una località, la Benedicta e una data: 7 aprile 1944. La data e il luogo della loro morte durante gli ultimi tempi dell’insensata seconda guerra mondiale, quando giovani com’erano, furono costretti a scegliere tra servire il fascismo e i tedeschi o la libertà e la guerra di resistenza sui monti. Scelsero tutti la libertà è pagarono per questa loro scelta immolando la loro giovane vita. Per questo i nostri padri li hanno chiamati Martiri, per questo, noi e i nostri figli, dovremo conservare di loro il ricordo tributandogli onore e pregando l’Onnipotente di riconoscerli come figli carissimi.
Sono ricordati altri tre Martiri che non morirono alla Benedicta: Mario Roberto Berthoud (con una stele all’ingresso – a lui è dedicata anche una delle vie principali del nostro paese), Angelo Daffunchio e Marco Guareschi che furono deportati e morirono a Mathausen il 12 aprile dello stesso anno degli altri.
Quelle targhe, come il Sacrario allestito in loro onore nel Vecchio Cimitero (vedi foto iniziale), sono, quindi, un prezioso frammento della memoria di un passato tristissimo che vorremmo non tornasse più.
Rispettiamole. Rispettatele.
Fermatevi a leggerle, ogni tanto. Meditate e se vi commuoverete vorrà dire che avrete capito. Se invece avrete l’ardire di cacciar fuori un pennarello e imbrattarle o per danneggiarle (come purtroppo è avvenuto su alcune targhe, (vedi foto Carretta Rinaldo e Montecucco Enrico) allora significherà che la vostra anima, specialmente al confronto con la loro, è davvero minuscola, quasi invisibile e pure un pochettino sporca.

Torna alla HOME

Benito Ciarlo

Calabrese di Montalto Uffugo (CS), dov'è nato nel 1950. Vive a Serravalle Scrivia (AL) dal 1968. Ha lavorato In Europa Metalli (ex Delta) come esperto di tutela dell'ambiente e responsabile della prevezione degli infortuni sul lavoro, svolgendo anche le mansioni di responsabile delle pubbliche relazioni. Appassionato di dialetti italiani e di Letteratura Medievale, ha svolto numerose serate di divulgazione delle opere di Dante Alighieri presso la Biblioteca Allegri. Insegna "Divina Commedia" all'Università della terza Età UNITRÈ Arquata-Grondona. Ha scritto e pubblicato Racconti e Raccolte di Poesie (in lingua e vernacolo) .